ATTENTI A QUEI DUE! L’ULTIMA PORCATA DI INFANTINO E TRUMP: IL LECCHINO IN CHIEF DEL PRESIDENTE USA STA VENDENDO QUOTE DEI MONDIALI A INVESTITORI PRIVATI: COINVOLTO JOSHUA KUSHNER, IL FRATELLO DI JARED, GENERO DI “THE DONALD” - LA UEFA VA ALL'ATTACCO: “L’ANIMA E LA GOVERNANCE DEL CALCIO NON SONO BENI DA COMMERCIARE”. LA MOSSA VA LETTA NELLA “GUERRA” TRA INFANTINO E CEFERIN PER DOMINARE GLI INTERESSI COMMERCIALI DEL CALCIO MONDIALE. INTERVIENE ANCHE IL NUOVO PRIMO MINISTRO BRITANNICO BURNHAM: “IL CALCIO NON APPARTIENE AGLI INVESTITORI” - PER IL "TIMES", INFANTINO È “MOSSO DA UNA SETE DI POTERE E DENARO. UN SUO EX COLLABORATORE HA AFFERMATO CHE INFANTINO “SI CONSIDERA ORMAI UNO DEGLI OLIGARCHI”
Lo scoop, anticipato dal Financial Times confermato nei dettagli dal Times e ripreso da tutta la stampa internazionale, è che in estrema sintesi Gianni Infantino sta vendendo quote dei Mondiali a investitori privati. Il piano – spiega il Times – porterebbe alla creazione di una società che controllerebbe le principali competizioni calcistiche maschili e femminili della Fifa, la Coppa del Mondo e la Coppa del Mondo per club.
GIANNI INFANTINO - DONALD TRUMP - FINALE MONDIALI 2026
Le fonti dei giornali dicono anche “figure vicine all’amministrazione di Donald Trump sono state consultate in merito al piano”. La Fifa ha confermato al Times che la Thrive Capital di Joshua Kushner dovrebbe guidare il gruppo di investitori e che JP Morgan sarà il consulente finanziario della Fifa per il progetto.
Ora, per contestualizzare meglio, il New York Times spiega che Kushner è il fratello del più famoso Jared, marito di Ivanka Trump, la figlia del presidente degli Stati Uniti: è stato il referente chiave alla Casa Bianca per la candidatura ai Mondiali di quest’anno, e il suo ruolo è stato cruciale per l’assegnazione della finale al MetLife Stadium in New Jersey.
Ha le mani pienamente in pasta nello sport, sta cercando di portare, insieme all’ex Ceo della Disney Bob Iger, una franchigia Nba a Las Vegas. È il fondatore di Thrive Capital, una società di venture capital inizialmente finanziata dal cofondatore di PayPal Peter Thiel. È, insomma, il fratello meno appariscente ma più affarista dei due.
Tornando all’operazione: la Fifa ha annunciato che la nuova società responsabile della “gestione operativa dei tornei” si chiamerà FIFA Forward Enterprise (FFE). Avrebbe un valore iniziale di circa 20 miliardi di dollari. Visto che la notizia cominciava a girare già da alcuni giorni nelle redazioni, la Fifa è stata costretta a diffondere in fretta un comunicato stampa in cui conferma l’intenzione di vendere fino al 21% di FFE a investitori privati, con l’obiettivo di ricavare 4,2 miliardi di dollari da destinare immediatamente alle federazioni affiliate nell’ambito di un nuovo programma di finanziamento denominato FIFA Fast-Forward Programme (FFFP).
Il Times ricorda tra le altre cose che “la FIFA è un’organizzazione senza scopo di lucro, di fatto di proprietà delle 211 federazioni che ne fanno parte. In quanto associazione di federazioni, gode di esenzione fiscale in Svizzera, dove ha sede”.
Secondo figure vicine all’amministrazione Trump, Infantino diventerebbe il “commissario” di questa nuova società una volta scaduto il suo ultimo mandato da Presidente Fifa (visto che sarà rieletto con un plebiscito fino al 2031). Con uno stipendio in linea con il Commissario della NFL Roger Goodell, intorno ai 64 milioni di dollari all’anno: dieci volte quello che guadagna ora tra stipendio e bonus. Secondo il Times alcuni accordi non vincolanti che definiscono i termini dell’affare sono già stati firmati.
Non è la prima volta che Infantino cerca di coinvolgere investitori privatie alleati politici nella Fifa. Nel 2018, un accordo da 25 miliardi di dollari con la banca giapponese SoftBank, sostenuto dal fondo sovrano dell’Arabia Saudita, per una nuova Coppa del Mondo per club e una Nations League globale non riuscì a ottenere il supporto necessario. Anche in quel caso Infantino puntava alla presidenza dell’organizzazione che sarebbe stata creata per amministrare l’accordo.
INFANTINO TRUMP JOSHUA KUSHNER
La guerra commerciale tra Fifa e Uefa
Per contestualizzare ancora meglio: è una mossa che va letta nella “guerra” tra Fifa e Uefa per dominare gli interessi commerciali del calcio mondiale. E infatti la lettura dell’affare sui giornali inglesi (il calcio inglese è il core business della Uefa) è molto più affilata e critica di quella americana. È intervenuto, a caldo, anche il nuovo primo ministro britannico Burnham: “Vorrei essere molto diretto – ha scritto su X – Il calcio non appartiene agli investitori.
Appartiene alle persone che riempiono gli spalti e che stanno a bordo campo settimana dopo settimana, con la pioggia o con il sole. La Coppa del Mondo non è un prodotto. È la più grande competizione sportiva al mondo e non è mai stata di proprietà di nessuno. Potete mascherare l’accordo come volete. Una volta che ne avete venduto una parte, avete venduto tutto. Il calcio appartiene ai tifosi. È sempre stato così e sempre lo sarà”
Panico in Gran Bretagna, negli Usa no
I giornali inglesi danno spazio a vari commenti, il titolo che li riassume tutti è che “il piano è una potenziale bomba nucleare”. E’ la linea Uefa, che ha rilasciato un comunicato: “Questo oltrepassa un limite che le istituzioni che governano il calcio non dovrebbero mai oltrepassare. L’anima e la governance del calcio non sono beni da commerciare”.
Il deputato statunitense Democratico Jamie Raskin, che ha richiesto la comparizione di Infantino davanti alla Commissione Giustizia della Camera per spiegare legami tra la Fifa e l’amministrazione Trump, ha dichiarato: “I tifosi di calcio erano già stati esclusi dai Mondiali a causa dei prezzi esorbitanti imposti dalla FIFA per corruzione: ulteriore corruzione oligarchica non fa altro che infangare ulteriormente l’immagine del calcio più bello del mondo”.
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Per il Times – nella sua analisi – Infantino è “mosso da una sete di potere e denaro. Un suo ex collaboratore ha affermato che Infantino “si considera ormai uno degli oligarchi”. Il risvolto dell’operazione, secondo gli esperti sentiti dal Times, è che la Fifa “si troverebbe ad affrontare conflitti di interesse con gli investitori privati che esercitano pressioni per ottenere maggiori opportunità di guadagno”. Niente di inedito, insomma.






