BAYERN STAI IN GUARDIOLA: E SE PEP DOVESSE ROMPERE IL GIOCATTOLINO PERFETTO MESSO SU DA HEYNCKES?

Marco Ansaldo per "La Stampa"

Se è vero che al peggio non c'è mai fine, dov'è si colloca la fine del meglio? Dalla notte di Wembley se lo chiedono i tifosi del Bayern e quanti vedono nei nuovi campioni d'Europa il modello che si sostituisce allo stile del Barcellona.

Il Bayern è diventata la squadra più forte con Heynckes ma ora passerà nelle mani di Pep Guardiola che non è un allenatore qualunque. Anzi dai tempi di Rinus Michels con l'Ajax nessuno ha dato al calcio un'impronta personale come ha fatto lui con il Barça dal 2008.

Ci si chiede se il matrimonio tra Guardiola e il Bayern sarà una somma di eccellenze oppure se le idee del tecnico risulteranno inapplicabili in una squadra che ha una identità diversa, precisa e vincente e magari non è troppo convinta che sia giusto cambiarla.

In parole povere: il Bayern sarà più o meno forte di quello che ha dominato la stagione tra la Bundesliga, l'Europa League e, probabilmente, la Coppa di Germania che i bavaresi contenderanno allo Stoccarda la prossima settimana? «Le buone idee non si cambiano e Pep ne ha di ottime però noi lavoriamo sugli uomini e dobbiamo adattarci a loro», sostiene Alex Ferguson, fresco delle dimissioni dal Manchester United. «Negli anni ho dovuto modificare anch'io qualcosa guardando a chi avevo in squadra. E poi, nel calcio non c'è niente di immutabile».

Ma le previsioni di sir Alex zoppicano davanti a una considerazione: Guardiola poteva sistemarsi in qualunque grande club e avere carta bianca per proseguire sulla stessa traccia del Barcellona.

L'opinione più diffusa è che se ha scelto il Bayern è perchè gli hanno offerto la garanzia di lavorare come gli piace e più che lui dovrà cambiare la squadra. «Prenderlo è stata una scelta giusta sebbene Heynckes abbia fatto un lavoro straordinario - dice Franz Beckenbauer -. Se Guardiola manterrà lo stile che aveva in Spagna avrà successo anche da noi: non è facile fare di più e dovrà sopportare il paragone con la squadra di quest'anno però tutto si può migliorare e gli chiediamo che dia al Bayern un gioco più fluido».

La fluidità come l'elemento di rottura rispetto a Heynckes. Dunque a Monaco si aspettano davvero una replica del Barcellona, magari con più potenza. Ma ci sono gli uomini giusti? Prima di prendersi l'anno sabbatico, il tecnico catalano confidava che nel Barça aveva quattro fuoriclasse: Piquè, Xavi, Iniesta e naturalmente Messi. Gli altri erano ottimi giocatori che inseriti in quel contesto si esaltavano, mentre da altre parti sarebbero sembrati più normali.

Nel Bayern quanti possono interpretare quello stile? «Sono tutti formidabili nel confronto uno contro uno, hanno una bella potenza ma questo non significa che siano adatti al tique taca» osserva Antonio Conte, che considera il Bayern attuale «una squadra completa». Il portiere Neuer, i due terzini (Lahm e Alaba), Schweinsteiger più che Martinez come regista davanti alla difesa sullo stile di Bousquets, e Ribery.

Il parco dei Peppanti appare ridottissimo. Dunque c'è molto da cambiare ed è il paradosso dei campioni d'Europa. Tutti d'accordo: il Bayern deve sostituire i difensori centrali, troppo modesti e incapaci di giocare la palla. Ma si aspetta la ristrutturazione anche nei reparti migliori. Nessuna delle punte attuali ha le caratteristiche che Guardiola cerca in una punta. L'epoca di Mandzukic potrebbe dunque essere finita con il gol di Wembley e non significa che cominci quella di Gomez e Pizarro. Come si ammassano le nubi sul futuro di Robben e Muller, due protagonisti assoluti a Wembley. «Muller è pura intelligenza, sceglie sempre la soluzione giusta - dice Aldo Serena - ma non è tecnicamente perfetto come il gioco di Guardiola richiede a chi ha quel ruolo».

E Robben è uomo da spazi aperti e corridoi in cui fiondarsi, non da scambi lenti e ripetitivi. Rischia di giocare poco. Insomma la sfida del nuovo Bayern è affascinante ma oscura come succede a chi lascia la via vecchia (e trionfale) per cercarne una nuova.

 

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