LO SCANDALO? DIPENDE DALLA SQUADRA - LOCATELLI E ALTRI CALCIATORI JUVENTINI VANNO SOTTO LA CURVA, CHE IMPONE LE SUE REGOLE, MA STAVOLTA NESSUNO DICE NIENTE SUL "RICATTO" DEI TIFOSI, SULLA "TRATTATIVA CALCIO-ULTRAS", SUL CAMPIONATO “PRESO IN OSTAGGIO” DAL TIFO. DOV’ERA LA STAMPA CHE SI INDIGNO’ NEL MAGGIO 2014 PER GENNY ‘A CAROGNA? - “IL NAPOLISTA”: “LA VERITÀ È CHE IL CALCIO ITALIANO È UN TEATRINO MANIPOLATO MEDIATICAMENTE, DOVE LO SCANDALO È UN VESTITO CHE SI INDOSSA SOLO SU MISURA, A SECONDA DELLA LATITUDINE O DEL COLORE DELLA MAGLIA” – PS: DOPO GLI SCONTRI DI IERI, ANCHE IL DERBY DI TORINO NON SI DOVREBBE PIU’ DISPUTARE DI SERA COME ACCADE DA ANNI PER QUELLO DI ROMA PER PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO OPPURE C’E’ UN ECCEZIONALISMO SABAUDO? - VIDEO
Il calcio ha questa strana abitudine di scambiare la memoria per un orpello, qualcosa da archiviare in soffitta quando la polvere dà fastidio agli occhi. Si gioca, si corre, si urla, e nel frattempo il passato diventa una carta carbone che si è sbiadita sotto il sole di troppi lunedì. Ricordate Roma? Maggio 2014. Quella finale di Coppa Italia che non voleva cominciare, sospesa tra il sangue versato da Ciro Esposito e il silenzio di un Olimpico che sembrava una zona di guerra.
E poi, quell’immagine. Marek Hamsik, il capitano del Napoli, costretto a salire sotto la curva per una trattativa che non era di sua competenza, sotto lo sguardo di Genny ‘a Carogna. Fu un diluvio, un’apocalisse mediatica. Si gridò al ricatto, alla sudditanza, alla fine dello Stato di diritto dentro uno stadio. Fu un processo pubblico che partiva dai salotti buoni e arrivava fino all’ultima emittente ai confini con le Alpi.
Ieri, invece, il silenzio. O meglio, la minimizzazione. Locatelli sotto la curva bianconera, un confronto serrato, gesti che non lasciavano spazio a dubbi: il capitano in ostaggio, o forse, ancora peggio, in ascolto. Ma c’è di più. Ieri non è stato solo il singolo giocatore a finire nel tritacarne; è stata l’intera Serie A a finire sotto scacco.
Una curva che tiene in ostaggio il campionato, bloccando migliaia di tifosi e costringendo a ritardi inaccettabili in un momento cruciale, con la Champions in ballo e le partite che avrebbero dovuto iniziare in contemporanea. Dov’era la stampa indignata? Dove sono finiti i titoloni sul “calcio in mano agli ultrà”? È bastato liquidare tutto con la solita formula del “fallimento sportivo”, la Juventus che non va in Champions come se fosse una questione puramente tecnica. Ma non è così.
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La verità è che il calcio italiano è un teatrino manipolato mediaticamente, dove lo scandalo è un vestito che si indossa solo su misura, a seconda della latitudine o del colore della maglia. Questa disparità di trattamento è la cifra di un sistema che ha smarrito la bussola. Quando abituiamo il pubblico e le istituzioni a considerare “normale” che una curva detti i tempi del calcio nazionale, stiamo istituzionalizzando l’anomalia. E le conseguenze, piaccia o meno, arrivano sul campo. Non siamo andati ai Mondiali per caso: non ci siamo arrivati perché abbiamo smesso di essere un movimento credibile, preferendo la convenienza della narrazione alla durezza della realtà.
Il punto non è se Locatelli sia o meno un ostaggio. Il punto è la misura. Se il calcio vuole essere credibile, non può usare il metro dell’indignazione a corrente alternata.
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