CI VEDIAMO DOPING! – ARRIVÒ SECONDO ALLA 100 CHILOMETRI DEL PASSATORE MA IL PRIMO ERA DOPATO: IL TRIBUNALE HA DATO RAGIONE A MASSIMO GIACOPUZZI PER LA ULTRA-MARATONA DEL 2024, RICONOSCENDOGLI IL “DANNO ESISTENZIALE” (E UN RISARCIMENTO DI QUATTROMILA EURO) - IL FULCRO DELLA SENTENZA NON È L'IMPORTO: È IL RICONOSCIMENTO DEL DANNO PER NON AVER VISSUTO SUL MOMENTO LA VITTORIA CON LE INTERVISTE, GLI APPLAUSI NEGLI ULTIMI CHILOMETRI, IL PODIO...
(ANSA) - Il Tribunale di Ravenna ha riconosciuto il "danno esistenziale" — non solo il danno di immagine — a un atleta che si è visto sottrarre la gioia della vittoria dal doping di un avversario. Lo ha stabilito - così riporta l'edizione ravennate de 'il Resto del Carlino' - il giudice Gianluca Mulà della sezione civile del Tribunale romagnolo, con un risarcimento di 4.000 euro più spese legali a favore dell'ultramaratoneta veronese Massimo Giacopuzzi.
PODIO MARATONA DEL PASSATORE 2024
Secondo quanto riportato dal quotidiano locale, Giacopuzzi aveva tagliato secondo il traguardo della Cento Chilometri del Passatore 2024 — la celebra gara che vede gli atleti correre da Firenze a Faenza — ed era stato dichiarato vincitore molti mesi dopo, a seguito della squalifica per doping del primo classificato, che ha già patteggiato una pena di quattro anni. Il fulcro della sentenza non è l'importo: è il riconoscimento del danno per non aver vissuto sul momento la vittoria — le interviste, gli applausi negli ultimi chilometri, il podio in piazza del Popolo.
A portare il caso in tribunale è stato Paolo La Placa, avvocato cassazionista di Bassano del Grappa, nel Vicentino, che con la vicenda aveva anche un legame diretto: nella stessa edizione era in gara anche lui, 18/o assoluto in 8 ore e 10', vincitore nella categoria Over50. "Ho scelto Faenza per la causa e, di conseguenza, il Tribunale di Ravenna - spiega il legale al giornale - perché qui si respira la Cento Chilometri, ben si sa a cosa ci si riferisce: l'altra possibilità era il foro del convenuto, ovvero Perugia, ma non sarebbe stata la stessa cosa, perché a Ravenna si vive tutto molto da vicino.
È stata sicuramente una dura battaglia in tribunale, anche a suon di esposti all'ordine, ma alla fine il giudice ha emesso una sentenza che pur non accogliendo appieno le nostre richieste, ovvero 50.000 euro, è stata fatta davvero in punta di diritto e ben difficilmente sarà messa in discussione in un eventuale appello", conclude l'avvocato.
