conte in mutande

CON-TE VINCERO’! - L’INVENZIONE DI ASAMOAH, IL FATTORE VIDAL, LA SORPRESA POGBA: OK, MA LA JUVE NON HA AVUTO AVVERSARI

Mario Sconcerti per il "Corriere della Sera"

LE MOSSE VINCENTI:

1 - UNO SCHEMA INEDITO CON ASAMOAH SULLA FASCIA
La Juve che ha giocato la prima partita a fine agosto col Parma era molto diversa rispetto alla prima Juve di Conte. Quella giocò con un 4-4-2 con Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, De Ceglie; Pepe, Pirlo, Marchisio, Giaccherini; Del Piero, Matri. Entrarono poi Vidal per Del Piero dopo più di un'ora di gioco, Krasic per Pepe e Vucinic per Matri. Finì 4-1 per la Juve con reti di Lichtsteiner, Pepe, Vidal, Marchisio. Quest'anno la Juve ha cominciato con il 3-5-2 con Storari in porta (Buffon era k.o.); Barzagli, Bonucci, Marrone per l'infortunio di Chiellini; Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Marchisio, Asamoah; Giovinco, Vucinic. Togliendo le presenze occasionali di Storari e Marrone, la squadra aveva quattro differenze profonde: Vidal, Giovinco, Vucinic titolare, e Asamoah.

Una squadra ricostruita per metà, un grosso impegno di mercato che è stato in parte sottovalutato. Tatticamente la prima vera mossa importante di Conte è stata l'invenzione di Asamoah sulla fascia sinistra fin dal primo giorno, ruolo che nell'Udinese non aveva mai coperto. Si è perso fra gennaio e febbraio per le otto assenze accumulate a causa della Coppa d'Africa. Ma è stata e rimane l'invenzione più preziosa della stagione. Per almeno le prime dieci partite del campionato, Lichtsteiner e Asamoah hanno giocato spesso oltre i loro centrocampisti dando allo schema della Juventus la forma di un 3-3-4, inedito per l'Italia.

2 - L'INSERIMENTO E LA CRESCITA DELL'INDISPENSABILE POGBA
L a seconda mossa tattica fondamentale è stato il graduale inserimento di Pogba. Per tutto il girone di andata l'utilizzo di Pogba è stato al risparmio. Sei sole partite dall'inizio, due volte appena non sostituito, undici presenze in tutto su 19. Nel girone di ritorno invece Pogba è diventato un titolare a tempo pieno scendendo sempre in campo, 12 volte su 16 dal primo minuto. Pogba è entrato definitivamente in squadra prendendo il posto delle punte, prima Matri, poi Vucinic, poi Quagliarella.

Fino alla parte finale della stagione in cui Conte ha ammesso di cominciare la formazione della Juve proprio dal suo inserimento. Per ottenerlo ha tolto una punta, lasciato solo Vucinic come riferimento alto, e mettendo Marchisio a fare il trequartista o l'uomo aggiunto al centrocampo a seconda delle esigenze di risultato.

Era la formazione che avrebbe voluto far giocare anche in Champions contro il Bayern, poi è andata come è andata. Pogba ha ricambiato crescendo tatticamente, dimenticando di portare troppo a lungo il pallone, limitando i dribbling e facendo pesare la propria potenza atletica. Ha finito per diventare il giocatore più sorprendente del suo reparto e ha aiutato moltissimo la squadra.

3 - UNA SQUADRA CHE CORRE PIÙ DEI SUOI AVVERSARI
Il problema di fondo della Juve di un anno fa non è stato risolto nemmeno con gli acquisti di Giovinco, Bendtner e Anelka. I gol degli attaccanti sono rimasti pochi. Nessuno in doppia cifra, almeno fino al momento della festa. È diminuita la fiducia in Matri, punta classica. Non ha accettato bene il ruolo saltuario Quagliarella, che pure ha segnato abbastanza anche in Champions. Forse più di tutti ha deluso Giovinco arrivato dai molti gol del Parma. È stato l'attaccante che ha giocato di più, ma la trasformazione di Vucinic in secondo attaccante, se non proprio in uomo assist, ha finito per spingerlo spesso da solo al centro dell'attacco.

Giovinco resta utile, ma continua a rappresentare uno schema estemporaneo, appare un po' intimidito e un po' infastidito dalle discussioni che crea. Llorente porterà forza fisica, ma la Juve ha bisogno di fantasisti universali accanto a Vucinic che sappiano anche reggere l'urto con la forza che porta la Champions.

È questo il vero compito che resta a Conte. Due tra Matri, Quagliarella e Giovinco dovranno partire. Io terrei Matri come riserva di Llorente. Ma serve un fuoriclasse del tipo Jovetic. E un altro come Ibrahimovic. La mossa finale di Conte è stato però riuscire a far correre la Juve sempre più degli avversari. La differenza è in questa specie di costanza che in Italia abbiamo perduto. E di cui Conte è diventato il nuovo maestro.

I PASSAGGI CHIAVE:

1 - LO JUVENTUS STADIUM SIMBOLO DI RICOSTRUZIONE
È il secondo scudetto in due anni da quando la Juve gioca nel nuovo stadio. In queste due stagioni, la Juve ha fatto a Torino 97 punti su 111 disponibili. In tutto ha perso 2 partite e pareggiate 8. In due anni ha fatto in casa 16 punti più del Milan, 18 più del Napoli, 32 più dell'Inter, 27 più della Roma. È chiaro che il nuovo stadio ha avuto grande importanza. Perché? La diversità di avere uno stadio di proprietà, a prima vista sembra soltanto economica, sul piano tecnico non dovrebbe fare differenze, anche le altre giocano nei «loro» stadi.

La differenza dello Stadium non è che rappresenta la casa della Juve, ma che è diventato subito il simbolo della rifondazione della società dopo Calciopoli. Con lo stadio è cominciata l'effettiva, tangibile, ricostruzione della squadra e della società. Ed è cominciata da una diversità, essere i primi in Italia ad averlo.

Lo Stadium non è un campo di calcio, è il simbolo di una nuova vita. Questo la sua gente lo avverte in modo netto, fino a farlo sentire ai giocatori sul campo, compresi gli avversari. C'è infine un dato molto pratico che sta diventando fondamentale. Lo stadio della Juve non è immenso, questo lo aiuta a essere sempre pieno. Uno stadio pieno è uno spettacolo riuscito ancora prima di giocare. Milan, Inter, Roma, Lazio, giocano in uno stadio mezzo vuoto. È come se mezzo stadio avesse voltato le spalle alla squadra. Questo finisce per allontanare i giocatori.

2 - UN PRESIDENTE CHE LAVORA A TEMPO PIENO PER IL CLUB
Portando Andrea il nome degli Agnelli si è spesso portati a credere che niente sia cambiato nella nuova Juve. Dall'Avvocato, a Umberto, a suo figlio Andrea: una tranquilla fedeltà di famiglia, un'eterna continuazione. Non è così. Andrea Agnelli svolge un ruolo che nessun altro Agnelli ha mai svolto nella Juve. Non fa il presidente di lusso, quello che si vede in tribuna d'onore e ogni tanto va nel ritiro della squadra a portare la sua benedizione.

Andrea Agnelli è il Boniperti della situazione, il Giraudo di generazioni più vicine. O, se preferite, fa il Galliani della situazione. Lavora alla Juve ogni giorno, è il suo vero direttore generale più che il suo presidente. Il calcio non è il suo hobby, è la sua professione. Il fatto che abbia un angolo di proprietà della Fiat significa che il lavoro di oggi non sarà probabilmente quello che farà per sempre.

E che forse c'è meno resistenza quando la casa madre deve ogni anno ricapitalizzare la società. Ma per adesso Andrea gestisce la Juve con gli stessi doveri e tempi che comporta la gestione di una grande azienda. E magari anche qualche rischio. Berlusconi non gestisce il Milan, Moratti guida l'Inter dall'alto, Pallotta sta addirittura in America. La Fiorentina è ripartita quando Andrea Della Valle è tornato a Firenze. Il calcio è sempre stato il frutto dell'intuito dei grandi imprenditori. La Juve stessa è nata così per la differenza di Edoardo, il nonno di Andrea. Adesso la differenza è Andrea.

3 - L'ADDIO DI DEL PIERO INIZIO DI UNA NUOVA STRADA
Alla Juve quest'anno è mancato un grande attaccante, ma forse è mancato di più il grande attaccante che c'era. È incredibile la voglia di Del Piero che c'è ancora nel popolo juventino. L'intransigenza con cui viene ricordato. C'è qualcosa di mistico nel valore di questo vecchio ragazzo di calcio, che non lo rende mai davvero assente. Oggi sarà festeggiato come fosse nel gruppo, avrebbe sempre il diritto di salire sul pullman dei vincitori nel giro del trionfo in città. Poteva davvero esserci ancora Del Piero?

È una domanda quasi stonata oggi, ma resta una delle domande di oggi. La mia risposta è che forse è stata proprio l'assenza di Del Piero a finire di costruire la nuova Juve. La scelta netta fatta nell'autunno di due anni fa con le dichiarazioni di Andrea Agnelli, ha segnato l'inizio di una nuova strada, ha fatto capire alla squadra che c'era una dirigenza diversa ma in grado di prendere subito decisioni forti.

Sono le cose impopolari che spesso compattano un gruppo, perché lo rendono improvvisamente consapevole della fragilità individuale. L'addio di Del Piero ha fatto capire che la squadra tornava a essere un'emanazione della società, non viceversa. Quindi si muovesse. Non deve essere stato gradevole per Del Piero, ma l'ha reso ancora una volta fondamentale per la Juve.

 

 

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