“E’ TORNATO IL BADOGLIANO MANCINI” – A FRANCESCO MERLO SCAPPA LA PENNA SUL RITORNO DEL MANCIO IN AZZURRO: “DOPO WEMBLEY, È STATO IL GENERALE IN FUGA DELL'ITALIA BATTUTA. ORA NON POTRÀ PERMETTERSI DI PERDERE NEPPURE UN'AMICHEVOLE, SENZA DEFINITIVAMENTE PERDERSI, TRASCINANDO CON SÉ MALAGÒ, IL CIRCOLO ANIENE, I LABRADOR E IL GENERONE ROMANO. NON DICO CHE RIMPIANGEREMMO LA RUSSIA DEL BISCAZZIERE PIRLO, MA..” - PAOLO CONDÒ SUL “CORRIERE DELLA SERA” PERDE IL SUO TONO CARDINALIZIO E AFFONDA IL COLPO: “CON MANCINI MALAGÒ HA SPOSTATO IN AVANTI IL LIMITE DELLA DECENZA. DA OGGI PUOI ABBANDONARE L’ITALIA 27 GIORNI PRIMA DI GARE CHE CONTANO PER ANDARE A PRENDERE UN INGAGGIO FIABESCO IN ARABIA SAUDITA E TORNARE A COVERCIANO COME SE NULLA FOSSE” – I CLUB DI SERIE A, CAPEGGIATI DA MAROTTA (E PRO CONTE), NON CONSULTATI PREVENTIVAMENTE DA MALAGO’, CONTESTANO “IL METODO” DELLA SCELTA. E QUALCUNO MINACCIA LA SFIDUCIA NEI CONFRONTI DI GIOVANNINO...
MANCINI, IL RITORNO DEL BADOGLIANO
Dalla rubrica delle lettere di “Repubblica” - Estratti
Caro Merlo, alla fine della Russiacomics Malagò ha scelto Mancini. Come lei ha scritto: è il rieccolo. Susanna Grevi
Risposta di Francesco Merlo
Il perdente Mancini, scappato per danaro in Arabia Saudita, ritorna a testa bassa, malconcio e azzoppato perché, dopo Wembley, è stato il generale in fuga dell'Italia battuta. «Badogliano» direbbe il fascistone Vannacci. E dunque ora, purtroppo per noi, non potrà permettersi di perdere neppure un'amichevole, senza definitivamente perdersi, trascinando con sé Malagò, il Circolo Aniene, i labrador e il generone romano. Non dico che rimpiangeremmo la Russia del biscazziere Pirlo, ma…
ESCLUSI DALLA SCELTA I CLUB VOLEVANO CONTE RIMANE L’AMAREZZA
Alessandra Gozzini per “la Gazzetta dello Sport” - Estratto
giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt084
Era il 13 aprile, giorno che segnava l’avvio del sodalizio tra la Lega di Serie A e il candidato (poi presidente) alla prima poltrona federale, Giovanni Malagò. L’appoggio dei club della massima serie fu chiaramente decisivo per l’incoronazione a vertice della Figc.
Una fiducia reciproca che, da ieri, le società sentono minata. La nomina di Mancini, una delle scelte più rilevanti nel percorso di risalita del calcio italiano, è stata di fatto assunta dal nuovo presidente senza una reale condivisione con i club. Prima ancora che sul curriculum del nuovo ct (la luce azzurra dell’Europeo 2021 ma anche il buio pesto della fuga araba) la Serie A discute sul metodo: la decisione non arriva alla fine di un percorso comune.
Di fatto i club hanno trovato Mancini già al traguardo azzurro, senza però alcuna consultazione preventiva.
È il principio che ha infastidito la Lega, espresso in Consiglio federale dal presidente Ezio Simonelli. Un intervento da remoto arrivato comunque forte e chiaro nella sede Figc: un’espressione di disappunto netta, che riguarda in primo luogo la gestione della nomina di Mancini. Vero che la scelta del commissario tecnico della Nazionale è diritto del presidente, che però ha tra i suoi doveri quello di ascoltare le componenti, Serie A su tutte.
ezio simonelli foto mezzelani gmt 142
Questa la sintesi del pensiero di Simonelli e dei club. La replica di Malagò: presidente e società avevano ragionato insieme su Pirlo, il rapido dietrofront su Mancini è stato dettato dagli eventi degli ultimi giorni. All’intervento di Simonelli sono seguiti quelli degli altri consiglieri federali per conto della Lega, Marotta, numero uno dell’Inter, il dirigente Juve Chiellini e il vice presidente dell’Udinese Campoccia. Un malumore condiviso anche da altre componenti, come Lega Pro e Dilettanti. Quella che oggi è un’amarezza diffusa può trasformarsi in un dissenso esplicito? No, per ora.
La nota ufficiale Adesso è il momento di mostrarsi uniti, altra prerogativa della Serie A. (...)
Da qui la nota ufficiale di Simonelli: «A nome della Lega Calcio Serie A e mio personale rivolgo a Roberto Mancini e Claudio Ranieri i migliori auguri di buon lavoro per i nuovi prestigiosi incarichi in FIGC. Dopo ore intense e certamente non semplici, non possiamo che appoggiare la bontà della scelta effettuata dal Presidente Malagò. È importante adesso guardare avanti con senso di responsabilità, unità e spirito di collaborazione. Sono certo che entrambi sapranno mettere le proprie competenze al servizio del calcio italiano, lavorando insieme a tutte le componenti per favorirne la ripartenza e riportarlo ai livelli che la sua storia e la sua tradizione meritano».
giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt078
Un percorso di risalita che la Serie A vedeva adatto alle capacità di Antonio Conte, tecnico vincente e trascinatore. Favore dei club che però non è stato ascoltato dai vertici federali. Una condizione che amareggia la Serie A, che fornisce alla Nazionale un’ampia parte del gruppo azzurro.
Come ai club non è piaciuta la prudenza iniziale di Malagò: «Il nuovo ct avrà due soli allenamenti prima della Nations League e non mi risulta siano stati passaportati Lamine, Mbappé e Kane, quindi dobbiamo fare il meglio con quello che abbiamo. C’è un campo che va arato».
Al contrario, serve fare in fretta.
(..)
La Serie A, con l’aggiunta di altri consiglieri federali, può avere i numeri per votare una sfiducia al presidente: evento che potrebbe nel caso verificarsi solo dopo un passaggio in assemblea e con una mozione votata dalla maggioranza delle società. Oggi non c’è alcuna intenzione di procedere e neppure un appuntamento fissato in Lega prima del prossimo settembre. La delusione però resta.
giovanni malago e roberto mancini foto mezzelani gmt079
CONDO’
Alla fine del lunghissimo e tortuoso che ha condotto la Nazionale alla casella del via c’era ad aspettarci Giovanni Malagò, “che sapeva dal primo giorno dove voleva arrivare, e alla fine ci è arrivato piantando la bandierina di Mancini c.t”.
Lo scrive Paolo Condò sul Corriere della Sera in un’analisi molto critica della scelta del Presidente della Figc. Condò, pur essendo legato come molti altri da un’amicizia di lunga data con Mancini (lo scrive il Corsera stesso, nella sua newsletter del mattino), giudica la scelta di Mancini problematica. Condò scrive che così Malagò “ha spostato in avanti il limite della decenza: da oggi puoi abbandonare l’Italia 27 giorni prima di gare che contano per andare a prendere un ingaggio fiabesco in Arabia Saudita — 50 milioni il totale fra compenso e buonuscita — e tornare a Coverciano come se nulla fosse”.
“Intendiamoci – continua Condò – non facciamo i moralisti con i soldi degli altri, l’offerta saudita era oggettivamente enorme, non critichiamo Mancini per averla accettata. Quello che ci resta inconcepibile è come si possa pretendere di tornare sulla panchina tradita una volta che la vita di Riad ti è venuta a noia, perché già al momento di sostituire Spalletti, poco più di un anno fa, Mancini si era riproposto in tutti i modi a Gravina, venendone stoppato anche per l’intervento di Buffon, identico in questo a Maldini, e non è certo casuale il comune sentire di due monumenti della storia azzurra”
MAROTTA
Da https://www.tuttomercatoweb.com
Uno di quelli che ha preso la parola, rivela La Repubblica, è Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, che ha fatto da portavoce delle altre squadre: "Non discutiamo Mancini, ma discutiamo il metodo".
paolo condo copia
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