ULIVIERI, TORNA A DORMIRE – LA GERONTOCRAZIA DEL NOSTRO CALCIO E’ BEN RAPPRESENTATA DALL’85ENNE RENZO ULIVIERI, PRESIDENTE DEGLI ALLENATORI E “ZAR” DI COVERCIANO, CHE INVECE DI FARSI DA PARTE E’ ANCORA LI’ A BRIGARE E A DIFENDERE RENDITE DI POSIZIONE – “RIPARTIRE DAL PIANO BAGGIO PER RIFONDARE IL CALCIO ITALIANO? NON SO SE ROBERTO NE ABBIA VOGLIA” – ZAZZARONI: “COME PRESIDENTE FIGC CHI SE NON MALAGO’? IL PIÙ COMPETENTE IN ASSOLUTO, MA ANCHE IL MENO SPENDIBILE È ANDREA AGNELLI. ANCHE UN BINAGHI NON MI DISPIACEREBBE: CONOSCENDOLO, SO CHE DA NUMERO UNO DELLA FIGC PARTIREBBE SPIANANDO 'JURASSIC PARK' COVERCIANO"
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport
Chi ha detto che in Italia mancano i fantasisti? Ma se siamo pieni di gente dotata di eccezionale inventiva. Il guaio è che la esprime soltanto fuori dal campo: sui social, in tv e su qualche giornale un tempo prestigioso.
Ancor prima di salutare Gravina e i suoi derivati - noi italiani siamo degli inguaribili tagliatori di teste -, era partita la gara per piazzare un nome, possibilmente un amico, un parente o un benefattore, alla presidenza della Federcalcio.
E allora Giovanni Malagò, il più presentabile e preparato nonostante qualcuno del Governo gli abbia già ricordato lo scandalo Micciché (classico caso di Abodi shaming), e poi Giancarlo Abete, Matteo Marani (povero Mat, tirato per la giacchetta), un altro Matteo, Renzi (...), e Paolo Maldini, Alessandro Del Piero, Roberto Baggio, il cui programma di 900 pagine è stato più volte evocato senza che nessuno l'abbia mai letto (solo Vittorio Petrone e Adriano Bacconi lo possono recitare a memoria), l'incolpevole Alberto Zangrillo (è girata anche questa ed era il 2 aprile, non il primo).
Per non parlare poi dei candidati alla panchina dove però la fantasia ha lasciato il passo ai sogni e alle illusioni, trascurando naturalmente l'aspetto economico (il et viene pagato con soldi pubblici): Allegri, Conte, Mourinho, Mancini, Guardiola (alé) e perché non Ancelotti che dopo il Mondiale potrebbe lasciare il Brasile o essere lasciato, a seconda del risultato finale?
Meglio che mi soffermi su Malagò che lo sport, la politica e i rapporti non solo istituzionali li maneggia con grande disinvoltura. Dicono che qualcuno della destra non lo ami e che potrebbe contrastarne l'elezione.
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Mi sta bene tutto: ma se non lui, chi? È vero che da anni non esprimiamo un campione come si deve nel calcio, lo è altrettanto che fuori dal campo siamo messi addirittura peggio: non abbiamo manager di livello. Non a caso uno come Marotta, il più esperto, se li mangia tutti a colazione.
Se mi fosse chiesto di indicare un nome, farei quello di chi considero il più competente in assoluto, ma anche il meno spendibile. Posso permettermelo perché non sono juventino: Andrea Agnelli. Si, proprio quello che ha da poco patteggiato per evitare che un processo durasse all'infinito.
PS. Anche un Binaghi non mi dispiacerebbe: se lo trovate nel calcio fatemi un fischio. Conoscendolo, so che da numero uno della Figc partirebbe spianando Jurassic Park, che è dalle parti di Campo Marte.
RENZO ULIVIERI
Dimitri Canello per https://corrieredelveneto.corriere.it/
Si scontrarono, ruppero, poi ricucirono. Fra Renzo Ulivieri e Roberto Baggio non furono tutte le rose e fuori, ma fu proprio l'ex tecnico, fra le altre, di Bologna, Vicenza e Padova, e attuale presidente dell'Assoallenatori, a scegliere Roberto Baggio dopo la clamorosa eliminazione al primo turno dell'Italia come presidente del Settore Tecnico della Figc. Quel dossier che Baggio presentò nel 2011 ora torna a far discutere.
Renzo Ulivieri, che ne pensa della possibilità di riesumare il piano Baggio del 2011 per rilanciare il calcio italiano?
«Sinceramente non saprei cosa rispondere. So che era stato fatto un lavoro enorme da Roberto, da altre persone e dal suo procuratore. Peraltro Baggio lo avevamo proposto noi allenatori al settore tecnico di Coverciano come figura di raccordo e d'impatto per il calcio italiano».
Ebbe mai modo di visionare quel documento di 900 pagine?
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«Sinceramente no. Me ne parlarono, appresi di alcune parti, ma non toccava a me decidere. So che fu un lavoro immane, 900 pagine sono tantissime e penso solo a quanto impegno deve aver richiesto quel dossier. Puntava sui giovani e sulla loro crescita, fra le varie cose, concetti condivisibili, ma nel dettaglio non mi sento di entrare per i motivi che ho spiegato».
Secondo lei potrebbe essere riproposto quel piano?
«È un momento molto delicato dopo l'eliminazione dell'Italia. In questo momento preferisco non entrare in questo argomento, bisognerebbe capire poi se Roberto abbia eventualmente voglia di essere coinvolto. E ripeto, questo non spetta a me deciderlo».
Baggio potrebbe essere il nome da cui ripartire per il futuro?
«Se lo dice a me ho detto quello che penso. Ora sono passati tanti anni, non so cosa ne pensa lui e cosa ne penserà chi guiderà la Figc nei prossimi anni. Bisogna aspettare».
I vostri rapporti come sono?
«Se fui io a proporlo assieme agli allenatori significa che tanto brutti non potevano essere. Anzi, da parte mia nessun problema con Baggio».
(…)
Se dovesse elencare il motivo principale dell'ennesima disfatta dell'Italia e del calcio italiano, su cosa punterebbe il dito?
«Legga le formazioni delle venti squadre di Serie A, conti da quanti italiani sono composti. Poi prenda le formazioni delle migliori Primavera, faccia un sunto e capirà dove sta il problema principale del nostro calcio».
renzo ulivieri baggio
malago
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renzo ulivieri



