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GO GOGGIA GO! "SARO’ SEMPRE UN PO’ SBAGLIATA. SE HO VOGLIA DI SPUTARE IN PARTENZA, LO FACCIO” – LA FILO-SOFIA D’ORO DELLA "BEFANONA": LE OPERAZIONI AL GINOCCHIO, MOZART, LA MEDITAZIONE, L’OSPITATA DA FIORELLO, LE "GOGGIATE": "SOTTO IL PODIO DAVO LE SPALLE AI FOTOGRAFI, AVRANNO IMMORTALATO UN IPPOPOTAMO DI SCHIENA" - IL FIDANZATO? L’HO LICENZIATO DOPO UNO STAGE DI DUE MESI. PREFERIREI METTERMI CON UN…" - VIDEO- L'OMAGGIO DI FIORELLO

 

 

 

Simone Battaggia per la Gazzetta dello Sport

 

Dall' Abetone a Foppolo, dalla Scandinavia all' Estremo Oriente. C' è un filo d' oro lunghissimo che lega i luoghi e i campioni dello sci azzurro, che cuce le epoche e che si riannoda dopo 66 anni di attesa.

 

In alto i cuori, signori e signore: nella discesa olimpica di PyeongChang Sofia Goggia si ricopre d' oro, come era riuscito a fare soltanto Zeno Colò nel 1952 a Oslo. Da allora sono trascorse tre generazioni, gli sci di legno sono stati appesi alle travi delle baite alpine, la Coppa del Mondo ha avuto il tempo di nascere e di celebrare il cinquantenario, gli spalatori sono stati sostituiti dai gatti delle nevi, le cineprese hanno lasciato il posto alle slow motion. Sono nati e invecchiati atleti promettenti, campioni sfortunati e brocchi ambiziosi.

 

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Ma bisognava aspettare una bergamasca di città, una ragazza che nella vita potrebbe fare mille cose, tanto vivaci sono la sua intelligenza e la sua curiosità. Occorreva attendere 66 anni perché quel filo partito dal campione toscano trovasse finalmente qualcuno in grado di ricucirlo.

 

 Forse c' era bisogno di un «cavallo pazzo», come nell' ambiente definiscono Sofia Goggia, o di un «samurai», come lei stessa si è descritta ieri subito dopo aver avuto la certezza di aver vinto. Serviva quella bambina che a 6 anni sognava di diventare campionessa olimpica mentre tirava le prime curve a Foppolo, quel talento che sembrava sempre sul punto di esplodere ma tra un infortunio e l' altro rimandava sempre, quella donna che nel giro di due anni è passata da zero a venti podi in Coppa del Mondo, ha iniziato a vincere e a dialogare con Lindsey Vonn, sfidandola, stuzzicandola e infine anche battendola.

 

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Sofia Goggia è la campionessa che si fa fatica a inquadrare, a descrivere, perché è semplicemente debordante in tutte le sue manifestazioni, nel suo modo di vivere il mondo. Ama la letteratura, la natura, la filosofia. Si diletta nella scrittura, cita i classici sul parterre di Courchevel. E scia come una matta, prendendosi dei rischi come nessuno. Le sue ginocchia sono già state accarezzate per quattro volte dai chirurghi: doppio crociato e menisco da una parte, crociato e menisco dall' altra. Ha 25 anni ma nel corpo porta le cicatrici della veterana.

 

Serviva una così, una di quelle che fino a poco tempo fa durante le discese obbligava i tecnici a girarsi dall' altra parte, perché è sempre alla ricerca della velocità, anche a costo di non essere stabile sugli sci e di rischiare la pelle. «Non sarò mai la sciatrice con la gran classe - racconta -, quella che ha un tocco sulla neve che non la senti nemmeno. Quando passo io sembra che ci sia una strimpellata di chitarra elettrica. La realtà però è che ci metto grinta, cuore. Mi vado a prendere le cose lottando, forse è questo che piace. Poi certo, con questa esposizione mediatica un po' personaggio lo sono diventata, ma io sono sempre me stessa, non sono mai stata costruita. Se ho voglia di sputare in partenza, lo faccio».

 

GOGGIA

 Ambiziosa e coraggiosa. Ma anche lucida, analitica, totalmente presente a se stessa. Il capolavoro di Sofia Goggia a PyeongChang è iniziato sabato, nel giorno del suo 11° posto in superG. Una sconfitta a tutti gli effetti, una medaglia buttata per un errore nella parte centrale, quando era nettamente la più veloce. Invece di recriminare, di struggersi per l' occasione perduta, Sofia ha avuto la forza mentale di trovare il lato positivo.

 

«Ho sbagliato, ma le sensazioni che ho provato valgono di più, non mi sono mai sentita così sulla neve» ha detto a se stessa e ha dichiarato alla stampa, come se fosse una litania. Aveva ragione lei. Il feeling con quella neve aggressiva - così diversa rispetto a quella che aveva trovato l' anno scorso sulla stessa pista nelle due vittorie centrate in superG e discesa - è stato la base su cui Sofia ha costruito il suo studio, la sua analisi delle curve e dei salti, il suo piano per sfruttare ogni centimetro di una pista con poca pendenza, per andare più forte delle altre. «È stata la discesa della maturità. C' erano punti in cui bisognava stare attenti e punti in cui serviva un' interpretazione diversa. Io cerco di usare le pendenze a mio favore. Dopo il salto in cui poi è uscita Nadia (Fanchini, ndr ) ho attaccato le tre curve successive e così ho accumulato la velocità. È stata la "Goggiata" migliore di sempre. Così cambiamo accezione al termine».

GOGGIA PODIO

 

 Giunta al traguardo, il primo pensiero di Sofia è stato «Ok, ho fatto quello che dovevo fare, sono passata dove volevo». Nella parte alta era stata forse poco determinata, aveva affrontato un paio di curve senza spingere, ma nella parte centrale e finale, tra paraboliche e salti, aveva firmato il proprio capolavoro, tracciando linee pazzesche e accumulando quella velocità che poi si sarebbe portata fino alla fine. Avendo scelto il pettorale 5, in quel momento non poteva sapere se qualcuna le sarebbe passata davanti, ma sentiva di aver fatto il suo. Il mezzo sorriso di soddisfazione sfoggiato quando aveva ancora gli sci ai piedi si sarebbe via via allargato.

 

Prima accorgendosi che Lindsey Vonn - amica e rivale all' ultima discesa olimpica - le era rimasta dietro di 47 centesimi. Poi constatando che le avversarie più temibili - Michelle Gisin, Viktoria Rebensburg, Nicole Schmidhofer - non erano riuscite a passare dove era passata lei. Ci sarebbero stati un paio di momenti di apprensione dopo le cadute di Federica Brignone e di Nadia Fanchini, e uno di preoccupazione durante la discesa di Ragnhild Mowinckel, già d' argento in gigante, che sfornava intermedi così vicini ai suoi. All' arrivo però, la norvegese sarebbe rimasta nove centesimi dietro. Il sorriso, di Sofia, a quel punto, si è disteso. Non c' erano altre Ester Ledecka nella lista di partenza.

 

 E poi, dopo aver visto anche la bosniaca Elvedina Muzaferija tagliare il traguardo, per Sofia Goggia è arrivato il momento di festeggiare davvero. A questo no, non si era preparata. Ha abbracciato Lindsey Vonn, i tecnici, lo skiman Federico Brunelli. Si è chinata a terra, ha giunto le mani davanti al viso: forse preghiera, forse meditazione, un tentativo di lasciare fuori per un attimo «la Goggia» e di mettersi in contatto con la Sofia di oggi e magari anche con quella di ieri, di Foppolo. Poi si è inchinata davanti a tutta la squadra («Ho baciato la pista, ma non mi ero accorta che le telecamere erano dietro di me, sicché non si è visto il bacio ma solo un ippopotamino da dietro»), infine si è presentata davanti ai giornalisti.

GOGGIA PODIO 1

 

Sicura del suo inglese, padrona della scena, è apparsa quasi inconsapevole di quello che aveva appena fatto. «Non mi sono ancora resa conto di essere campionessa olimpica. Mi avete visto più euforica per un terzo posto in Coppa del Mondo, lo so. Il fatto è che ero così concentrata sulle mie cose che ho sparato in alto il livello di attenzione e ora serve un po' di tempo perché scenda. Sapevo che giù ci sarebbero state le medaglie, ma al traguardo bisogna arrivarci e per me non è scontato. Pressione? Zero. E sapete perché? Perché anche se non avessi preso una medaglia sarei sempre rimasta io. Le persone che mi amano sarebbero restate con me. Pensare a questo mi ha dato sicurezza.

 

Quella bambina che a 6 anni andava a sciare a Foppolo e sognava di vincere l' Olimpiade alla fine ha vinto, ma se non ce l' avesse fatta non sarebbe cambiato niente. Ora però mi sento come un vulcano che sta per esplodere». Esploderà, Sofia. Dopo la gioia più grande ha deciso di rinunciare alla combinata. Ma il filo d' oro è stato riannodato, Zeno Colò non è più solo. Aspettavamo questo momento da 66 anni.

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2. FIDANZATO E VITA PRIVATA

Da www..donnaglamour.it

 

Per quanto riguarda la vita privata di Sofia Goggia e del fidanzato non si hanno molte notizie. La giovane sciatrice, infatti, è molto riservata e non è solita parlare delle sue relazioni sentimentali. In un’intervista per Il Corriere dello Sport ha dichiarato scherzando:

 

Ho ‘licenziato’ un fidanzato dopo uno stage di due mesi. Ora preferisco concentrarmi sullo sci ma se dovesse arrivare qualcuno di interessante non me lo lascerei scappare! Preferirei fosse un atleta, ma non sciatore“.

 

 

3. I SEGRETI DI SOFIA

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Estratto dell’articolo di Alessandra Retico per la Repubblica

 

25 anni vissuti pericolosamente, quattro operazioni alle ginocchia ( «sono ripartita sempre dalla brace » ), i Giochi di Vancouver dal divano di casa e quelli di Sochi pure a rimestare tra le sue cose: i libri, Mozart, Fedez, la filosofia, le reflex costose, i fidanzati noiosi, le amiche coi tacchi alti, troppo alti per lei maschiaccia, focosa, disordinata, fuori posto: « Anche dopo la premiazione: mi sono inginocchiata sotto il podio, non mi ero accorta che davo le spalle ai fotografi, avranno immortalato un ippopotamo di schiena » .

Avranno visto l' imprendibile bambina con l' erre moscia che adesso piange e « che a sei anni sulle nevi di Foppolo sognava, un giorno, di vincere le Olimpiadi ».

 

(…)Un anno fa a PyeongChang Sofia vinse le sue prime due gare in coppa del mondo dopo una stagione favolosa, sconfiggendo l' americana per pochi centesimi. Iniziò The Duel, gli indici puntati l' una contro l' altra a dire "ancora tu", l' americana lo ha fatto anche ieri al traguardo quando alla sua ultima Olimpiade a 33 anni ha visto l' amica davanti e lei infine di bronzo. Le due si abbracciano, Lindsey piange. «Sofi è stata più brava di me. Oggi era irraggiungibile ». Ci ha provato a farlo la norvegese Ragnhild Mowinckel, 25 anni, poi d' argento a 0"09 intrufolandosi tra le due.

 

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Sofi: « Ma la Vonn mi ha detto: non ti preoccupare, it' s over». È fatta: con un paio di sci da uomo di 3 centimetri più lunghi ( « Sono di Peter Fill » ), un tappo portafortuna nello zaino, papà Ezio ingegnere e pittore alla tv « col batticuore a vedere mia figlia scendere a 120 all' ora » accanto a mamma Giuliana ex insegnante di lettere, un gioco "alla befanona" nato il 6 gennaio dopo il ritorno sul podio in gigante, Michela Moioli l' amica e compagna di allenamenti col bilanciere regalato dal n° 1 del Coni Malagò («non ho mai fatto doni simili a una donna » ) col suo oro nello snowboardcross a guardare a Bergamo la sua Sofia che non fa goggiate, ma la discesa perfetta: « Sono rimasta concentrata sulle cose essenziali. Che io arrivi al traguardo non è mai scontato. Questa è una medaglia della maturità. Anche se non cambia niente, sarò sempre la Sofia un po' sbagliata. Ma chi mi ama mi amerà…

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