jose mourinho

JOSÉ MOURINHO, “L’ALLEN-ATTORE” SPECIALISTA NELLE LIQUIDAZIONI – PIROSO AL VELENO SULLO “SPECIAL ONE”: "DAI SETTE ESONERI, HA RICAVATO UN TESORETTO DA 110 MILIONI DI EURO, FRUTTO DI TUTTI QUESTI LICENZIAMENTI. FUORI DAL CHELSEA CON 21 MILIONI LA PRIMA VOLTA NEL 2007, CON ALTRI 10 LA SECONDA. DAL REAL MADRID CON 20 MILIONI, DALLO UNITED CON 23 MILIONI, DAL TOTTENHAM CON 17, DALLA ROMA CON APPENA 3, ARGENT DE POCHE PER LUI, E 16 ADESSO, DAL FENERBAHCE. NON MALE PER UN EX CALCIATORE FALLITO..." - QUANDO UN TIFOSO DEL DEPORTIVO NEL 2011 ALL’AEROPORTO DI LA CORUNA PROVO' AD ACCOLTELLARLO...

Antonello Piroso per “la Verità”  - Estratti

jose mourinho

 

Cognome e nome: Mourinho José Mário dos Santos Félix. Per brevità chiamato Mou. Il profeta di Setúbal, Portogallo, dove è nato nel 1963. Sempre e per sempre nel cuore dei tifosi nerazzurri, quorum ego, come il condottiero del triplete, anno di grazia 2010: coppa Italia, scudetto e Champions League.

 

Andandosene la sera stessa della finale, vinta il 22 maggio contro il Bayern Monaco allo stadio Santiago Bernabeu di Madrid, dopo aver abbracciato un Marco Materazzi che non sapeva che fare davanti al pianto a dirotto del suo Mister. Che si riprese però subito, salendo nell’auto dove lo attendeva Florentino Perez, patron del Real Madrid, la sua nuova squadra.

 

Un vero allen-attore, Mou. Simula, dissimula, recita. «Un grandissimo showman. Con le sue trovate ingegnose e con quell’arroganza da divinità greca che emana, aggiunge un valore incommensurabile allo spettacolo più bello del mondo», ha scritto nel 2007 John Carlin, giornalista e scrittore autore del romanzo Ama il tuo nemico su Nelson Mandela, da cui è tratto il film di Clint Eastwood Invictus.

jose mourinho estadio do dragao ovazione tifosi porto

 

Carlin lo ha però ribattezzato «l’allenatore hooligan» quando era al Real: «Il personaggio più polemico di tutta la Spagna, credo che nessuno abbia provocato più divisione - per repulsione o fanatica adesione - dai tempi di Francisco Franco», nientemeno.

 

Sì, perché «Mou mescola due qualità poco ammirevoli in un essere umano: l’immaturità di un adolescente complicato con l’intolleranza e l’esigenza di lealtà assoluta di un dittatore militare». Rockstar dell’anno per la rivista Rolling Stone nel 2011, per «la machiavellica arte di far uscire dai gangheri chiunque».

 

jose mourinho ali koc

L’ultimo cui sono girati gli zebedei: il presidente del Fenerbahce, dopo l’eliminazione dalla Champions ad opera del Benfica, per ironia del destino la prima squadra dove Mou divenne primo allenatore (nel 2000, dopo anni passati come vice di altri). L’ha esonerato a fine agosto, e quindi bye bye Turchia.  

 

Con l’ennesima liquidazione d’oro. Perché è vero, Mou è l’unico coach ad aver vinto tutte e tre le coppe Uefa: la Champions (due volte: 2004, Porto; 2020, Inter). L’Europa League (due volte: 2003, Porto; 2017, con il Mu, il Manchester United). La Conference (2022, con la Roma: «la coppa del nonno», la declassarono subito quei marrani dei tifosi laziali). Ma detiene anche il record di esoneri: sette.

 

Lo 007 delle panchine. Da The Special One - quello speciale - a The Crying One - quello che piange. Ma ha di che consolarsi. Divorzi traumatici ma anche molto remunerativi. La Gazzetta dello Sport ha calcolato un tesoretto da 110 milioni di euro, frutto di tutti questi licenziamenti. In estrema sintesi: fuori dal Chelsea con 21 milioni la prima volta nel 2007, con altri 10 la seconda, anni dopo.

rangers fenerbahce josè mourinho

 

Dal Real Madrid con 20 milioni, dal Mu con 23 milioni, dal Tottenham con 17, dalla Roma con appena 3, argent de poche per lui, e 16 adesso. Non male per un ex calciatore fallito che nel 1996, a 33 anni, portato al Barcellona come vice in panchina dall’inglese Bobby Robson, guadagnava un’inezia. Ha ricordato Joan Gaspart, all’epoca vicepresidente del Barça: «Si sistemò gratis nella stanza di un mio hotel, l’Arenas, perché aveva appena il denaro per vivere. Lo pagavamo 10.000 pesetas al mese».

 

Per la cronaca: quella cifra corrisponde a 60 euro di oggi. Certo, va rapportata al contesto economico di 30 anni fa, ma sempre quella è. Se oggi nuota nell’oro, il merito è anche del suo procuratore, che non a caso è pure quello di Cristiano Ronaldo: Jorge Mendes. Nel 2004, quando passò dal Porto al Chelsea, gli fece ottenere il contratto più favoloso della storia, almeno all’epoca: 4, 2 milioni di euro. Al Real ne percepirà poi 13, più 5 in diritti d’immagine. Un po’ di più di quelli che gli passava Massimo Moratti. La cifra la esplicitò lui stesso. Da vero bauscia, quando sfidò un giornalista a scrivere lui la formazione ideale, e quello lo punzecchiò: «Ok, se mi dà parte dei suoi 9 milioni di ingaggio», lui lo corresse: «Non sono 9 ma 11, anzi 14 con gli sponsor».

jose mourinho

 

L’Inter fece una smentita pro forma, ma l’ingaggio base era davvero di 11 milioni. Nel vocabolario di Mou la parola umiltà non è contemplata. Anche se alla morte di Jorge Maria Bergoglio ha azzardato: «Per essere grande, innanzitutto è necessario saper essere piccolo. L’umiltà è la base della vera grandezza. La speranza è una luce nella notte. Grande papa Francesco».

 

Non male, per un tipo vagamente egoriferito, anche quando sembra faccia sfoggio di modestia. Una volta sentenziò: «Nel calcio non ci sono superuomini. Ci sono solo uomini che vincono più spesso di altri». Negando poi di averlo detto, ma alla sua maniera: «Mai pensato di essere il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia migliore di me».

 

jose mourinho

 Del resto «neanche Gesù piaceva a tutti» (e se vi pare blasfemo sappiate che il cattolico Mou gira sempre con un crocifisso in tasca). «Mio figlio suscita invidia perché ha vinto tanto, mentre in molti credevano che non ce l’avrebbe fatta». Così suo padre Felix Mourinho, ex portiere ed ex allenatore, intervistato dal quotidiano spagnolo As nel 2010. «Perché non è umile? Se avesse avuto la mia stessa umiltà lo avrebbero mangiato: nel calcio la parola umiltà non esiste». Mou ha fatto suo il motto zen: «Colpisci il cielo e ascolta il suono», che poi è quello dei nemici che si sceglie volta per volta.

 

(...) Spiegò Mou quand’era all’Inter: «Qui ci sono molte cose che mi piacciono, e una di queste è il rumore dei nemici. Mi piace averne tanti, perché anche se rende le cose più difficili, io sono molto più motivato». Tra essi, pescando random: Benitez, Johan Cruyff, Pep Guardiola, Carlo Ancelotti, e perfino Leo Messi.

JOSE' MOURINHO

 

Senza dimenticare Claudio Ranieri, «che prima delle partite fa vedere ai suoi giocatori Il Gladiatore per motivarli, se lo facessi io con i miei si metterebbero a ridere o chiamerebbero un dottore per chiedergli se sono impazzito» (ma poi gli ha poi reso onore quando, dopo aver portato in Inghilterra il Leicester a vincere il suo primo, storico campionato, Ranieri è stato esonerato: «Avrebbero dovuto intitolargli lo stadio, ma questo è il calcio»).

 

Nell’elenco non manca Antonio Conte. Cui le iene dattilografe riferirono che Mou lo definiva con eleganza un «pagliaccio a bordo campo». Conte la declassò con garbo a manifestazione di «demenza senile».

 

Mou incassò signorilmente osservando che però lui non era mai stato sospeso per calcio scommesse (e poi la Uefa fa le campagne all’insegna del Respect...). Molto più grave fu il gesto che Mou, allenatore del Real Madrid, ha compiuto nei confronti di Tito Vilanova, nel 2011 assistente di Guardiola al Barcellona. Una vera aggressione fisica. Durante il match, scoppia una rissa e Mourinho gli infila violentemente un dito nell’occhio. Non contento, in conferenza stampa lo denigra chiamandolo «Pito» («cazzettino», in spagnolo).

 

JOSE MOURINHO - FOTO LAPRESSE

Un anno dopo, gli chiederà scusa. Appena in tempo: Vilanova è poi morto a soli 45 anni. Insomma, Mou non è un uomo da mezze stagioni. Con lui, è tutto un odi et amo.

 

Gli aficionados lo definiscono un vincente di onestà brutale, capace di esternare quello che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di dire. Lo rivendica, il suo non essere un sepolcro imbiancato, ad esempio con i giornalisti: «Se volete essere ipocriti è un problema vostro, io preferisco essere un sacco della boxe colpito da tutti i codardi. Sono nato e cresciuto così. Morirò allo stesso modo. A testa alta, senza paura di dire la verità».

 

jose mourinho pizza

Chi lo detesta magari cerca di accoltellarlo come fece un tifoso del Deportivo nel 2011 all’aeroporto di La Coruña, oppure lo bolla come arrogante, presuntuoso, rissoso, sempre alla ricerca di slogan memorabili (le altre squadre con «zeru tituli», i mass media che praticano la «prostituzione intellectuale») e di un avversario con cui prendersela, anche per dare la carica a spogliatoio e tifosi.

 

Rivelandosi spesso, più che un mou-tivatore, un sobillatore. Piacione e piacente, peraltro, sia alle donne sia agli uomini. Anche se in una conferenza stampa del 2009, come mister dell’Inter, stoppò un giornalista che gli chiedeva di una possibile sostituzione con un giocatore identificato come «biondo», Mou: «Mi pare difficile», il cronista: «Perché non le piacciono i biondi?», «A me questa pare una conversazione un po’ gay».

 

«Come tifosa del Barcellona il suo ingaggio (da parte del Real Madrid) mi innervosisce, però come donna sono incantata perché è bellissimo. Mi affascina la sua aria accigliata. Possiede un lato selvaggio e borderline, bisogna ammetterlo, il signorino alza il livello, migliora l’album di foto. Mi regala brividi».

jose mourinho

 

Così, in piena tempesta ormonale, Pilar Rahola, politica e scrittrice catalana. «Dio deve pensare di me che sono una persona straordinaria se mi dà tutto quello che ho», ipse dixit. Non c’è niente da fare: il più grande pregio di José Mourinho è essere José Mourinho. Il suo più grave difetto, pure. 

jose mourinhoJOSÉ MOURINHO - FENERBAHCE jose mourinho jose mourinho presentazione di jose mourinho al fenerbahce JOSÉ MOURINHO - FENERBAHCE

 

Ultimi Dagoreport

silvio berlusconi mediaset bettino craxi televisione ceccarelli

DAGOREPORT - 1980, NON LO VIDERO PROPRIO ARRIVARE IL TELE-BERLUSCONISMO... NÉ DA DESTRA NÉ DA SINISTRA - EPPURE, GIÀ NEL 1977 L’ASSESSORE PCI ALLA CULTURA DI ROMA, RENATO NICOLINI, AVEVA AVVERTITO UN REPENTINO MUTAMENTO DELLO SPIRITO DEI TEMPO, LANCIANDO L’ESTATE ROMANA E LA ‘’CULTURA DELL’EFFIMERO’’ - ALL’AVVENTO DELLA TV COMMERCIALE, DC E PC FECERO SPALLUCCE, SPREZZANTI, DIMENTICANDO CHE LA SOCIETÀ CAMBIA NON PER RIVOLUZIONI, IDEOLOGIE, RELIGIONI, ETC.; CAMBIA OGNI VOLTA CHE I MEZZI DI COMUNICAZIONE CAMBIANO - LA NASCITA DEL BISCIONE RIDEFINÌ LE ASPETTATIVE E LE DINAMICHE DI VITA DELLA CULTURA DI MASSA DEGLI ANNI ’80: AL DIAVOLO IL CONCETTO NOVECENTESCO DI PROFONDITÀ, VIVA LA SUPERFICIE COME MASSIMO DELLA PROFONDITÀ - UN CAMBIO DI FORMAT CHE L’EX PALAZZINARO DI MILANO 2 COLSE AL VOLO, MANDANDO IN ONDA UN PALINSESTO A IDEOLOGIA ZERO CHE PREFERIVA L’IMMAGINARIO ALLA RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ - SE PCI E DC CONTINUARONO IMPERTERRITI A DEMONIZZARE IL BISCIONE, IL PSI DI BETTINO CRAXI COLSE AL VOLO L’OCCASIONE DI SMARCARSI DALLA TENAGLIA DEI “DUE CHIESE”, SUPPORTANDO SILVIONE - (UN SAGGIO DI FILIPPO CECCARELLI SU COME IL CAVALIERE CREO' IL SUO IMPERO MEDIATICO)

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO, PER GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...