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“VIA LE BANCARELLE DAVANTI AL MURALE DI KENTRIDGE” - DA BONITO OLIVA AL REGISTA DANIELE LUCCHETTI, L’APPELLO DEGLI ARTISTI PER CHIEDERE CHE IL TRATTO DEL LUNGOTEVERE DOVE SORGE IL MONUMENTALE FREGIO NON SIA OCCUPATO DAGLI STAND DELL'ESTATE ROMANA

KENTRIDGEKENTRIDGE

1. “VIA LE BANCARELLE DELL’ESTATE ROMANA DAL LUNGOTEVERE DI KENTRIDGE”

Laura Serloni per “la Repubblica - Roma”

 

Fuori dal bazar centro storico, c’è un’oasi chiamata “Piazza Tevere”. Si allunga da ponte Mazzini a Ponte Sisto, e sui muraglioni ha impressa l’opera di William Kentridge. Che ora rischia di essere sepolta dalle bancarelle che come ogni anno vengono allestite per l’Estate Romana.

ACHILLE BONITO OLIVAACHILLE BONITO OLIVA

 

Dal cuore di Trastevere, dagli artisti che vivono il rione è partito un appello via Change.org per chiedere la tutela di quel tratto di Tevere affinché diventi un angolo dedicato alla cultura e ai concerti.

 

«Dopo il clamore e i “trionfi” mediatici che ha riscosso il monumentale murale di Kentridge – spiega Andrea Fogli, docente all’Accademia di Belle Arti - ci troviamo purtroppo a rendere conto anche dei “lamenti” che non riguardano certo la sua opera, ma la noncuranza e la disattenzione per i beni comuni, accompagnata per di più dalla dissennata commercializzazione di ogni angolo della nostra città».

 

KENTRIDGE BANCARELLEKENTRIDGE BANCARELLE

Già una decina le firme illustri per chiedere che quel tratto di banchine, dell’una e dell’altra sponda del Tevere dove ora sorge quell’imponente murale, non sia occupato e offuscato dagli stand estivi. Hanno sottoscritto l’appello Achille Bonito Oliva, i registi Daniele Luchetti e Giuseppe Piccioni, Silvana Bonfili.

dvd26 daniele lucchettidvd26 daniele lucchetti

 

Marcelle Padovani, gli artisti Giosetta Fioroni e Felice Levini, le scrittrici Valeria Viganò e Sandra Petrignani, la fotografa francese Selen de Condat. «Vogliamo immaginare “Piazza Tevere” – continua Fogli - come luogo di ritrovo culturale e di svago per cittadini e turisti fuori dal caotico e rumoroso percorso delle vie del centro storico. Tra pochi giorni, come ogni anno, anche questo tratto sarà invaso da una fitta sequenza di bancarelle».

 

KENTRIDGE KENTRIDGE

L’appello va diretto alle istituzioni: al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, e ai responsabili del Comune di Roma. «Come mai – si legge nella lettera di raccolta firme - non si sono accorti in tempo di questa situazione paradossale e dopo aver celebrato trionfalmente il murale non hanno fatto qualcosa per impedire che fosse sepolto dall’Estate Romana? ».

 

Una questione che viene “girata” anche al futuro sindaco, che non si faccia del centro una ininterrotta catena di esercizi commerciali: «Si dovrebbe mettere al centro l’arte, la cultura e gli spazi verdi che sempre dicono di voler tutelare e promuovere?».

 

2. DAL LETAME NASCONO I FIORI (DI KENTRIDGE)

Luigi Mascheroni per “il Giornale”

 

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In qualche modo, almeno in apparenza, è la negazione dell' arte. E, nello stesso tempo, ne è l' essenza. Il grande murale Triumphs and Laments regalato (i costi sono stati tutti coperti da privati) alla città di Roma dal sudafricano William Kentridge in un lunghissimo tratto della riva del Tevere è infatti il contrario, il «negativo», di ciò che un' opera d' arte dovrebbe essere:

 

è realizzato per sottrazione, in negativo, perché le figure che affiorano sull' argine del fiume non sono dipinte ma sono l' ombra di ciò che rimane visibile togliendo lo sporco attorno: l' artista con un fortissimo getto di acqua e solventi ha eliminato, attorno a una serie di stencil preconfezionati, la patina di polvere, limo e inquinamento che si è accumulata nei secoli sul travertino bianco dei muraglioni.

 

E, soprattutto, l' opera per contrasto e al contrario della Città eterna è pensata per scomparire da qui a qualche anno: lo strato di sporco tornerà presto, naturalmente ed inesorabilmente, ad accumularsi sulla pietra, cancellando quello che oggi vediamo. Nulla è più effimero e necessario dell' arte.
 

KENTRIDGEKENTRIDGE

Intanto, inaugurato il 21 aprile scorso, «natale di Roma», dopo dieci anni di studio (tra bozzetti e complicazioni burocratiche) e uno di lavoro, oggi possiamo godercelo, l' imponente lavoro di Kentridge: un'opera di street art, site specific, di proporzioni gigantesche, come si addice alla grande bellezza di Roma. Passeggiare, tra l' acqua del Tevere e le pareti massicce, sotto le ottanta figure, alte tra i dieci e i tredici metri, che sfilano srotolando la storia della città, per quasi seicento metri, incorniciate tra ponte Sisto e ponte Mazzini, è meraviglioso.

 

Camminando lentamente, a faccia in su, si assiste allo scorrere di una pellicola (Kentridge, nato a Johannesburg nel 1955, è noto soprattutto per i suoi film di animazione creati da disegni a carboncino) che reinterpretano, senza cronologia né colori né vernici, la storia, il mito, il folklore, il costume, le icona di Roma... Fra, appunto, Triumphs and Laments, glorie e sconfitte.

 

william kentridge ewilliam kentridge e

C' è la Lupa capitolina che allatta due orci, c' è San Pietro crocifisso a testa in giù, c' è l' effige di Garibaldi, c' è Romolo che ammazza Remo, ci sono Marcello Mastroianni e Anita Ekberg in una vasca-fontana trainata da una biga, c' è il cadavere rannicchiato di Pier Paolo Pasolini, c' è l' estasi di santa Caterina del Bernini, c' è così mi è sembrato Giordano Bruno avvolto nel suo saio, c' è la Morte a cavallo, ci sono Ercole e Caco, c' è Aldo Moro assassinato

 

Un fregio maestoso, che dimostra come l' arte sia l' indispensabile catalizzatore del rinnovamento urbano (pensate ai murales che hanno trasformato, sempre a Roma, il quartiere di Tormarancia in un coloratissimo, e molto visitato, museo a cielo aperto) e uno sfregio raffinato all' idea (di chi crede unicamente nella commercializzazione e nella quotazione dei capolavori battuti all' asta) che l' arte contemporanea sia soltanto o business o provocazione.
Per il resto, buona passeggiata sul Lungotevere.

lo spettacolo degli artisti  (1)lo spettacolo degli artisti (1)

 

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