IL CALCIO ITALIANO RISCHIA DI DOVER RIPARTIRE DA ZERO, UN’ALTRA VOLTA: L'ELEZIONE DI GIOVANNINO MALAGO' RISCHIA DI ESSERE ANNULLATA - IL PROCURATORE GENERALE DELLO SPORT, UGO TAUCER, RESPINGE LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DA PARTE DELLA FIGC: PER ESSERE ELETTO PRESIDENTE DELLA FEDERCALCIO, MALAGÒ DOVEVA ESSERE TESSERATO AL MOMENTO DELLA CANDIDATURA - E MALAGÒ NON LO ERA: GIOCA REGOLARMENTE A CALCETTO AL SUO CIRCOLO ANIENE, CHE PERÒ È AFFILIATO AD ALTRE FEDERAZIONI (COME NUOTO, CANOTTAGGIO E VELA) MA NON ALLA FIGC - LA TELENOVELA PALLONARA ERA STATO INNESCATA DAL RICORSO DELL’EX CALCIATORE E AVVOCATO RENATO MIELE, CHE AVEVA PROVATO A CANDIDARSI ED ERA STATO ESCLUSO - ORA LA PALLA PASSA ALLA GIUNTA DEL CONI, CHE DOVRA' ESPRIMERSI IL 15 SETTEMBRE, CON GRAN FINALE DI RICORSI AL TAR E AL CONSIGLIO DI STATO...
Lorenzo Vendemiale per Il FattoQuotidiano.it
Il procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, ha respinto la richiesta di archiviazione da parte della Figc sul mancato tesseramento di Giovanni Malagò: per essere eletto presidente della FederCalcio doveva prima esserne iscritto. Adesso il n.1 (ancora per quanto?) del pallone rischia davvero.
È già arrivata la decisione della Procura generale sulla telenovela Malagò: è clamorosa e rischia di terremotare un’altra volta il calcio italiano. Da metà luglio sulle pagine del Fatto Quotidiano raccontiamo il vizio di forma che ha accompagnato l’elezione di Malagò in Figc, e adesso potrebbe addirittura annullarla.
La questione è emersa dal ricorso presentato in campagna elettorale dall’avvocato ed ex calciatore della Lazio, Renato Miele, che aveva provato a candidarsi senza il sostegno delle componenti ed era stato escluso.
GIOVANNI MALAGO' LUCIANO BUONFIGLIO
L’azione in sé fin qui è stata bocciata dai tribunali, però tra i vari elementi portati all’attenzione dei giudici ce n’era uno potenzialmente dirompente: appunto il mancato tesseramento di Malagò per la Figc al momento del deposito della candidatura.
Si tratta di un requisito fondamentale secondo le norme. L’art. 29 dello statuto Figc spiega che “possono essere eletti o nominati alle cariche previste dal presente Statuto e dalle norme da questo richiamate, se in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura”.
claudio ranieri, roberto mancini e giovanni malago' foto lapresse
Gli stessi principi informatori del Coni, a monte, indicano che è “sufficiente la vigenza di un tesseramento valido” al momento dell’assemblea. E Malagò non lo era: gioca regolarmente a calcetto al suo Circolo Aniene, che però è affiliato ad altre Federazioni (come nuoto, canottaggio e vela) ma non alla Figc.
Così lo scorso 15 luglio, dopo i primi articoli del Fatto e l’udienza al Collegio di garanzia del ricorso di Miele, il procuratore generale dello Sport Ugo Taucer (già consulente del sottosegretario Mantovano a Palazzo Chigi) ha costretto la procura della Figc ad aprire un fascicolo.
In tutto questo tempo, la FederCalcio (i cui uffici avevano ritenuto “candidabile” Malagò) ha sempre provato a sostenere una tesi francamente poco sostenibile: cioè che se sei tesserato, devi essere in regola con il tesseramento ai fini dell’elezioni, ma che il tesseramento non è di per sé un requisito obbligatorio.
Lo stesso ragionamento capzioso che il procuratore Chinè ha articolato nelle quasi 40 pagine inviate al Coni a chiusura dell’indagine, con la richiesta di archiviazione, pur certificando per la prima volta il mancato tesseramento.
E che ora viene stroncato dalla Procura generale: “Dall’esame delle norme – scrive Taucer – parrebbe emergere una rappresentazione normativa differente da quella prospettata da questa Procura, poiché non ci si può riferire all’essere in regola del tesseramento senza essere prima tesserati”.
Di fatto, significa confermare che l’elezione di Malagò è stata caratterizzata da un vizio sì formale, ma irreparabile.
Taucer ha invitato la Procura federale a sottoporre la questione agli organi federali, affinche adottino delle linee “condivise con il Coni, che con l’occasione verrà comunque informato da questo ufficio”. Per il futuro, dunque, verrà stabilita una regola chiara, non più fraintendibile (semmai lo fosse stata).
Ora, però, bisogna decidere il destino di Malagò. Come detto, Taucer ha rimesso la palla al Coni del presidente Luciano Buonfiglio: potrebbe essere all’ordine del giorno già della prossima giunta (al momento in calendario per martedì 15), dove per ironia della sorte siede proprio Malagò in qualità di membro Cio.
A rigor di legge, per il n.1 del pallone dovrebbe scattare la decadenza immediata dalla carica, con annullamento di tutti gli atti. Un terremoto simile non potrebbe che finire in tribunale, con immediati ricorsi al Collegio di Garanzia e poi anche al Tar e al Consiglio di Stato. Col calcio italiano che rischia di dover ripartire da zero, un’altra volta.





