abete marani malago maldini

L’ETERNO RITORNO DELL’ETERNO RIPOSO! CHI DOPO GRAVINA, AL SUO SECONDO FLOP MONDIALE CONSECUTIVO? IN CASO DI NUOVE ELEZIONI IN FIGC, SI PARLA DEL 75ENNE GIANCARLO ABETE, ATTUALE NUMERO 1 DELLA LEGA DILETTANTI, E QUELLA DEL GIORNALISTA MATTEO MARANI, PRESIDENTE DELLA LEGA SERIE C-LEGA PRO - DE LAURENTIIS LIQUIDA GRAVINA (“HANNO MESSO A PAZZIELL IN MMAN E CRIATUR”) E INVOCA MALAGO’ (MA POI CHIEDE RIMBORSI E ASSICURAZIONI PER MANDARE I CALCIATORI IN NAZIONALE DIMOSTRANDO CHE LA LEGA SERIE A E' IL PRINCIPALE NEMICO DELLA NAZIONALE) – PER UN RESET DELLA FEDERAZIONE PERCHE’ NON PUNTARE SU PAOLO MALDINI CHE HA DIMOSTRATO AL MILAN DI ESSERE UN DIRIGENTE CON I FIOCCHI?

 

Daniele Dallera per corriere.it

 

gabriele gravina giancarlo abete

Negli studi romani che contano si sono svolte riunioni e vissuti incontri che vogliono avere un peso, almeno nelle intenzioni. Per non parlare delle tante telefonate che hanno cercato di costruire alleanze, anche perché è da queste aggregazioni che nascono i voti e le future presidenze federali.

 

Considerato lo sfacelo provocato dall’ennesimo fallimento mondiale, un fatto è certo: Gabriele Gravina dovrà rassegnare le dimissioni. Non è il maggiore colpevole, sicuramente è tra i dirigenti più preparati, ma è naturale che debba trarre le dovute conseguenze. Una volta passi, la prima, quella con Mancini c.t., si è superata guardando avanti e progettando un futuro tra alti e bassi.

 

Ma davanti alla sua seconda mancata qualificazione iridata, sotto la sua presidenza, non si può far finta di niente. Con due harakiri c’è un solo passo da fare, quello indietro (o di lato, cambia poco).

MATTEO MARANI

 

Gravina a parole sta cercando di fare resistenza, anche con qualche ragionevolezza, ma non ci si può dimenticare che Carlo Tavecchio, suo predecessore, altro dirigente capace, non di parlare, la dialettica non era il suo forte, ma di agire sicuramente, conosceva il calcio e gli uomini e aveva una base elettorale fortissima: nonostante questo fu indotto a lasciare la guida federale al primo testacoda mondiale: e con lui il capace c.t. Ventura.

 

Mentre Gattuso preparava (evidentemente non nel migliore dei modi) i playoff che ci hanno condannato, c’era chi, soprattutto la politica, orchestrava un piano alternativo a quello di Gravina.

 

La Federcalcio e il calcio fanno gola alla politica, specialista nell’occupare spazi, quindi poltrone. Il primo a capirlo ovviamente è stato proprio Gravina, ma certo la sconfitta con la Bosnia non lo aiuta, non gli dà forza, lo indebolisce, lo manda in tribuna, seppur d’onore.

 

giancarlo abete (2)

Ma attenzione la politica può proporre nomi, che naturalmente girano, ma poi per arrivare al soglio federale ci vogliono i voti. E per la presidenza federale ci vuole il 50 per cento più 1 del sostegno di sei componenti: Lega serie A, Lega serie B, Lega serie C, Lega Dilettanti, Sindacato calciatori e Associazione allenatori. Da qui bisogna passare.

 

È vero c’è l’ipotesi commissario, in passato è successo, ma adesso non tira questa aria. Il Coni e il suo presidente, Luciano Buonfiglio, dirigente abile, esperto e navigato, non vanno in questa direzione. E qualora nascesse questa situazione di emergenza, la politica verrebbe scavalcata e messa a tacere con le sue smanie dallo sport, quindi dal Coni, con una nomina autorevole: Carlo Mornati, l’attuale segretario del Coni.

 

Si preferisce con questo maledetto risultato un percorso facilmente tracciabile, quello delle elezioni. Potrebbero nascere due candidature forti sul piano dei voti e del sostegno.

 

Quella di Giancarlo Abete, attuale numero 1 della Lega Dilettanti, una lunga carriera alle spalle, e quella di Matteo Marani, presidente della Lega serie C-Lega Pro, una fine ed elegante carriera giornalistica e un futuro dirigenziale con basi e fondamenta già solide. Il vecchio e il nuovo.

 

Per un calcio che ha bisogno di una svolta, di idee e programmi innovativi la scelta non dovrebbe essere difficile, oppure si potrebbe cercare una mediazione, una forma di consenso e un’armonia tra le due esperienze, quella di Abete e di Marani.

aurelio de laurentiis

 

DE LAURENTIIS

Da ilnapolista.it

“Fatemi capire, qual è il vostro sentimento? Il mio è chiaro da dieci anni, mi viene solo da sorridere perché a Napoli abbiamo una bellissima espressione: a pazziell mman e criatur“. Così Aurelio De Laurentiis, intervenuto sulla radio partner della Ssc Napoli Radio CRC, commenta il fallimento della nazionale italiana:

 

“«l mio sentimento è chiaro da dieci anni. A me viene solo da sorridere, noi a Napoli abbiamo una bellissima espressione che usava sempre mio padre “A pazziella mmano ‘e criature”.

 

malago

Abbiamo sempre detto che si gioca troppo e tutto questo distrugge i nostri calciatori. Oggi si continua a voler essere 20 squadre, ma se tornassimo a 16 squadre, se abolissimo le Supercoppe da giocare in Arabia Saudita, risparmieremo i nostri giocatori – che sono un patrimonio da noi pagato – e avremmo il tempo per poter far allenare la Nazionale.

 

Bisognerebbe cominciare a riflettere: il tatticismo di cui si bea il gioco italiano è propedeutico ad avere poi successo contro le altre Nazioni? Sono anni che accuso che nel calcio italiano tutto è dormiente e che nulla si sposta, perché non spostando nulla, tutti vivacchiano: io non sono uno a cui piace vivacchiare.

 

Il mondo dello sport, dove c’è di mezzo anche lo Stato, è stato foriero di grandi successi: ne abbiamo avuto riscontro alle Olimpiadi invernali e alle scorse Olimpiadi. Malagò è stato uno che ha lavorato molto bene, ineccepibile dal punto di vista professionale.

 

aurelio de laurentiis

Nel calcio bisogna resettare e non avere paura e vergogna di ripartire da zero. Io mi sono stancato di dover mettere a disposizione i miei giocatori: i miei giocatori sono a disposizione se mi rimborsi una parte consistente di quello che investiamo e se mi fai un’assicurazione totale del suo valore in caso di infortunio per il periodo X in cui non può giocare. Questo deve essere chiarissimo: non possiamo sempre giocare con i soldi degli altri.

 

Adesso bisogna mettere i punti sulle i, perché il momento non è tragico, a condizione che tutti ne prendano coscienza e si riparta da zero. 16 squadre, meno partite, più tempo per allenare la Nazionale, pagare i giocatori che vanno in Nazionale ai club che li prestano, assicurazioni totali in caso di infortunio: questa secondo me è la ripartenza dovuta.

 

paolo maldini

A volte la politica dimentica che ci sono 28 milioni di tifosi, che sono anche elettori: il calcio è uno sport collettivo che muove tanti interessi ed anche anime. Uno come Malagò, abituato a fare sempre il meglio perché è un grande professionista e lo ha sempre dimostrato, è uno che può dare piuttosto che prendere, essendo anche dotato di una certa umiltà.

 

Purtroppo nel mondo che ci circonda molti vogliono essere lì per prendere, senza capire che per ricevere bisogna dare. Non c’è dubbio alcuno che se Malagò prendesse in mano il calcio italiano, quest’ultimo risalirebbe prestissimo la china. Se da domani mattina si ripartisse con lui, secondo me nel giro di un biennio saremmo forti nuovamente.

giovanni malago foto mezzelani gmt 31niccolo martinenghi e giovanni malago foto mezzelani gmt 58paolo maldinigiancarlo abete foto mezzelani gmt082matteo marani

 

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