“NEL VIDEO DEL NUOVO BRANO, HO MESSO IN LUCE UNA PARTE PIÙ FEMMINILE: MIO MARITO S'È ANCHE INGELOSITO” – NOEMI PARLA DEL SINGOLO “TU COSA FAI QUESTA SERA” IN USCITA IL 29 MAGGIO, ISPIRATO A RAFFAELLA CARRÀ - IL CAMBIAMENTO SUL CORPO (“È STATO DOLOROSO, HO VISSUTO DUE ANNI DI BUIO E HO MESSO ORDINE NELLA MIA TESTA”), LA PUBBLICITA’ DEI PANNOLINI (“A UN ANNO E MEZZO MOSTRAI IL SEDERE A TUTTA L'ITALIA”) LE TRASMISSIONI FATTE NEI BAGNI DEL CINEMA ADRIANO A ROMA (“ERA UN FORMAT CHE AVEVA CREATO UNA MIA COMPAGNA DI UNIVERSITÀ, SI CHIAMAVA NESSUNO TV, MA LE INTERVISTE LE FACEVAMO ALL'ESTERNO”)
Andrea Silenzi per “la Repubblica” - Estratti
«È un sogno meraviglioso, andiamo in Champions da terzi classificati. E spero che ci sia uno spin off per El Shaarawy, un prolungamento di contratto dell'ultim'ora».
Noemi, ovvero Veronica Scopelliti, è ancora in trance per la qualificazione della Roma in Champions League. Nonostante i tanti progetti in cantiere, il calcio è ai primi posti delle sue priorità. Il 29 maggio esce il nuovo singolo Tu cosa fai questa sera, scritto da lei e da Vito Salamanca che sembra possedere tutte le caratteristiche per diventare una hit estiva. Il 30 partirà da Potenza in tour, fino all'8 settembre in giro in tutta Italia, la chiusura con due speciali a Milano e Roma a dicembre.
Ha detto di aver pensato spesso a Raffaella Carrà mentre scriveva la canzone. Cosa vorrebbe prendere da lei?
«Il grande calore, la sua accoglienza, l'abbraccio, quel suo riuscire a raccontare cose importanti con leggerezza. Nel corso della sua carriera ha proposto brani che affrontavano tematiche all'epoca molto coraggiose, mai con toni pesanti. Anche grazie a questo nel videoclip ho messo in luce una parte più femminile: mio marito s'è anche ingelosito (ride, ndr). Ho scoperto un colore nuovo che è comunque mio».
Ha attraversato un periodo difficile. Il cambiamento sul corpo è stato doloroso? Come si affronta?
«È stato doloroso essere in una fase in cui non ti senti rappresentata dal tuo stesso corpo. È stato impegnativo, il corpo è lo specchio dei cambiamenti del pensiero, delle abitudini, di come affrontare le cose: ho messo ordine nella mia testa. Quando non ci guardiamo più dentro, quando non cambiamo per non deludere gli altri, perdiamo occasioni.
Ho capito che non bisogna aver paura degli altri e men che meno di noi stessi. Alcuni colleghi più giovani mi hanno chiamata per chiedermi consigli: ho detto loro di imparare ad ascoltarsi, di non aver paura di mettere i piedi nel vuoto e di distruggere quello che si è fatto, se non è venuto come volevano. La vita è troppo breve».
C'è stato anche il problema della derealizzazione: il mondo esterno le appariva irreale, distante. Come ne è uscita?
«È un argomento poco conosciuto, non pensavo che fosse possibile un distacco dalla realtà, non immaginavo che il cervello potesse piegare così tanto il corpo. Questa esperienza mi ha aiutato ad affrontare i problemi, il conto va pagato.
Sono stata obbligata a guardarmi dentro, a vedere cose che non volevo cambiare per non alterare certe situazioni. Ancora oggi siamo impauriti dalla figura dello psichiatra, temiamo di essere matti, ma dopo venti giorni la sensazione si è attenuata, la mia vita è migliorata, ho recuperato l'ordine nella mia testa. I due anni vissuti in quello stato non li recupererò più, ma dico a tutti: bisogna andare dai medici».
In "Se t'innamori muori" ha toccato anche il tema del diventare genitori.
«Come donna e moglie mi rendo conto che nel nostro Paese essere mamma e lavorare è quasi impossibile. Spero di poter vivere in una realtà in cui non sia necessario scegliere. Per il resto, sono ancora in ballo, chi vivrà vedrà».
Ha debuttato nel mondo dello spettacolo giovanissima, mostrando il sedere a tutta l'Italia.
«La pubblicità dei pannolini! Avevo un anno e mezzo, ero in spiaggia con i miei genitori: si avvicinò un signore e disse che sarei stata perfetta per quello spot. Mio padre non voleva, mia madre era curiosa. Girammo a Saxa Rubra, quasi una premonizione».
E le trasmissioni fatte nei bagni del cinema Adriano a Roma?
«Era un format che aveva creato una mia compagna di università, si chiamava Nessuno tv. Facevamo collegamenti dai bagni dell'Adriano, ero l'operatrice. Abbiamo intervistato personaggi come Pieraccioni ad Alessandro Gassmann, ma le interviste le facevamo all'esterno».
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