pier paolo mariani

“A 80 ANNI OPERO E BALLO IL TANGO. MEGLIO RESTARE ATTIVI, IN PENSIONE SI MUORE” – IL "MESSI DEGLI ORTOPEDICI", PIER PAOLO MARIANI, RACCONTA DI AVER OPERATO 1000 CALCIATORI AL GINOCCHIO: “MA IO NON HO MAI FATTO UN GIORNO DI ATTIVITÀ SPORTIVA NELLA VITA” – “TOTTI AVEVA PAURA DEGLI AGHI E DELLA SALA OPERATORIA, DOPO L’INFORTUNIO DEL FEBBRAIO 2006, AVEVA RINUNCIATO AI MONDIALI. POI VENNE A TROVARLO IL CT MARCELLO LIPPI CHE GLI PROMISE: 'TI ASPETTO AD OGNI COSTO'. E A QUEL PUNTO FRANCESCO RITROVÒ LA SPERANZA. SI ALLENÒ ANCHE OTTO, DIECI ORE AL GIORNO” - "PER BERLUSCONI RIENTRAI DALLE FERIE E MI PRESI CURA ANCHE DEL PRIMO MINISTRO FRANCESE FILLON CHE SI INFORTUNÒ A CAPRI CON IL MOTORINO - TRA I PAZIENTI ANCHE DEGLI 007 E LINO BANFI CHE HA SCRITTO UN’ODE AL “KING OF GINOCCHIO”: "MA IO NON SONO MICA PADRE PIO..."

 

Giovanna Cavalli per il Corriere della Sera - Estratti

pier paolo mariani 45

 

Quanto dura un’operazione al ginocchio? 

«Dai 5 minuti a un’ora e mezza. Un paziente di recente si è stupito: “Ma come, è già finito?”. Ho risposto: “Io però per quei pochi minuti ho studiato 50 anni”».

 

Pier Paolo Mariani, professore di Ortopedia e traumatologia, con più o meno 20 mila interventi in carriera, luminare della chirurgia artroscopica mini-invasiva, è considerato il re della rotula e dintorni, specialista in menischi, crociati e legamenti, santo protettore di tantissimi calciatori che, negli anni, ha rimesso in piedi come nuovi. 

Totti, Nesta, Insigne, Aldair, Perin, Florenzi, Vucinic, Montella, Quagliarella, Tommasi, Amauri, a marzo anche Paulo Dybala. Personaggi dello spettacolo. Ma non solo loro. 

 

Il primo quando è stato? 

«Nel 1969, un’artroscopia diagnostica. Ero stato allievo del professor Perugia. Un giorno lessi un articolo, andai a Stoccolma e imparai la tecnica, che da noi era sconosciuta. 

pier paolo mariani totti

Il primo menisco di calciatore che operai invece fu nel 1971: Scaratti della Roma». 

 

(...)

Ha operato oltre 1.200 atleti, di cui circa 1.000 calciatori. 

«Io che non ho mai fatto un giorno di attività sportiva nella vita, il mio grande rincrescimento. Sono cresciuto a Sant’Alessandro, periferia romana, non c’erano mezzi per venire in città e nemmeno tanti ragazzini della mia età». 

 

Instancabile. 

«Calcoli almeno 600 interventi all’anno moltiplicati per 30. Tuttora ne eseguo tra gli 8 e i 10 alla settimana, su due giorni». 

 

Quanto tempo passa in sala operatoria ogni volta? 

«Dalle 8 alle 10 ore». 

 

Non si stanca? 

«No. Sono in forma. Prendo lezioni di tango. Quando la testa funziona, l’organismo è a posto. Ho buoni geni. Mio padre era professore di Chimica, morì a 94 anni andando in biblioteca. Lasciare? E perché? Amo il mio lavoro. Meglio restare attivi, in pensione si muore, di colpo arrivano tutti gli acciacchi, le malattie». 

pier paolo mariani kolosinac

 

Come reagiscono i calciatori all’infortunio? 

«Dipende. C’è chi si deprime, chi è pessimista, chi ha paura, chi è determinato a guarire in fretta e la prima cosa che mi domanda, appena steso sul lettino, è: “Quando riprendo a giocare?”». 

 

(...)

 

Oltre che il chirurgo, dovrà fare anche lo psicologo. 

«Bisogna saper toccare le corde giuste. D’accordo incoraggiare l’atleta, però si deve raccontare la verità. Non dire: “Sicuramente andrà tutto bene”, perché si creano aspettative irrealistiche. Non prometto cielo e terra. Spiego che può anche succedere che non giocherà più». 

 

Viene chiamato nei momenti più impensati. 

«Anche a Natale e Ferragosto. Però se sono fuori chiedo di aspettare qualche giorno, le ferie cerco di farmele». 

 

Una volta che rientrò d’urgenza. 

«Per visitare Silvio Berlusconi. Ero al lago di Trevignano, tornai a Roma per un consulto sul ginocchio. Sempre d’estate venni richiamato dalle vacanze per prendermi cura del primo ministro francese Fillon che si infortunò a Capri con il motorino. Atterrò nel parco della clinica con l’elicottero».

 

perin villa stuart

Il professore sorride, mentre accende la pipa. Ne fa collezione, ne avrà minimo 150.

«Io, Bearzot e Pertini avevamo lo stesso fornitore». 

 

Ha mai messo le mani su Maradona? 

«Lui no, sul figlio Diego jr sì. Giocava a calcio a 5». 

Francesco Totti. 

«L’ho operato due volte. Alla caviglia e al crociato». 

 

Lei è romanista. Era agitato all’idea di avere sotto i ferri il Capitano? 

«Durante l’intervento non ci si preoccupa di nulla. Prima e dopo, un po’ di emozione c’era». 

E lui? 

«Aveva paura della siringa. E della sala operatoria. Lo tranquillizzò il suo preparatore Vito Scala». 

 

Dopo l’infortunio del febbraio 2006, Totti ci credeva di potere andare ai Mondiali? 

«No, dentro di sé ci aveva rinunciato. “Professò, senti, meglio che non mi illudo”. Non si era mai fatto male, nemmeno uno strappetto. Poi venne a trovarlo il ct Marcello Lippi che gli promise: “Ti aspetto ad ogni costo”. E a quel punto Francesco ritrovò la speranza. 

Si allenò anche otto, dieci ore al giorno, non so quanti gradoni ha fatto». 

 

E la sua prognosi qual era? 

«Lo rassicurai: “Giocherai”.E glielo dimostrai calendario alla mano, con i conti della serva». 

 

dybala pier paolo mariani

E infatti non solo ha giocato ma è diventato campione del mondo con l’Italia. 

«Lo guardavo correre in campo le prime partite e stavo in ansia. Poi mi sono rilassato. 

Quando hanno vinto sono stato contento per lui, non per me, io non avevo fatto nulla di particolare».

 

Mica vero. Nella sala della medicheria di Villa Stuart, tra vignette, dediche e messaggi dei suoi pazienti, celebri e no, c’è anche la lettera di Fiorella Totti:

«Grazie dal profondo del cuore, il cuore di una mamma immensamente grata per aver potuto vedere il proprio figlio felice per essere diventato, contro ogni previsione, campione del mondo». 

 

Su un mobile sta un vassoietto d’argento con la scritta «Grazie», la data 9/7/2006 e la firma: Francesco. Più una riproduzione della coppa. Al secondo intervento, quello al crociato? 

«Era più tranquillo. Ci davamo sempre del tu. Lo rimproveravo con affetto: “Hai rotto con questa lagna, sei il solito piagnone”». 

 

Qui dentro sembra un santuario con ex voto e i rosari. 

«Non esageriamo, non sono mica Padre Pio. I calciatori mi regalano le magliette autografate. Totti però è stato l’unico che, finché ha giocato, ogni anno mi ha fatto auguri e regalo di Natale. Riccardo Rossi si è sfilato la camicia che portava: “Di magliette ne ha già tante”. Ivano Baldanzeddu dell’Entella si è tatuato la mia pipa e le mie iniziali sul ginocchio». 

 

Doni in natura? 

pier paolo mariani 46

«Prosciutti, olio, vino, un paziente mi manda il pesce fresco da Nettuno: “Le porto il fosforo, professore”. Ma a me basta una stretta di mano, che c’è di più bello?». 

 

Ha curato anche Valentina Vezzali. 

«Ottima paziente. Recuperò e fece i Mondiali di scherma». 

Lorenzo Insigne. 

«Dopo quattro mesi è tornato in campo». 

Fabrizio Miccoli era scenografico. 

«Veniva a fare riabilitazione con la Bentley appena comprata. Beige con i sedili rossi. 

Non gli piaceva il colore della tappezzeria e la cambiò». 

 

Lino Banfi le ha scritto un’ode al King of ginocchio:

pier paolo mariani 55

«Sono contento che mi opera Mariani perché lui è un prof che sa dove mettere le mani, nell’ambiente medico si dice che ha i controchezzi, e la sua équipe, medici, infermieri: bravi raghezzi!». 

«Simpaticissimo Lino. Pure con Edoardo Vianello siamo amici, andiamo fuori a cena». 

 

Vedo lì una lettera di ringraziamento di un agente dei Nocs. 

«Però come si è fatto male mica me lo ha detto. Ho curato anche degli 007. Che erano dei servizi lo scoprivo dopo, uno mi ha regalato il fermacarte con il loro logo». 

 

E i politici? 

«Alcuni sono persone eccezionali, altri meno. Ma per me tutti i pazienti sono uguali». 

pier paolo mariani

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