DAL GRANDE CALCIO AL GRAND HOTEL – VI RICORDATE DI ALBERTO FONTANA, EX PORTIERE CHE, TRA LE ALTRE, HA GIOCATO PER PALERMO, NAPOLI E INTER? DOPO IL RITIRO DAL CALCIO, NEL 2009, HA INIZIATO A LAVORARE NEGLI ALBERGHI DI FAMIGLIA: “MIA SORELLA HA UN HOTEL E ANCHE MIA MOGLIE NE HA UNO A CESENA. MI OCCUPO UN PO’ DELLA PARTE BUROCRATICA E AMMINISTRATIVA. PER FARE CALCIO DAVVERO DEVI STARE IN GIRO, DEVI ACCETTARE CERTI RITMI E CERTE DINAMICHE. IO INVECE..."
Estratto dell’articolo di Salvatore Riggio per www.corriere.it
Alberto Fontana ha collezionato 240 presenze in A vestendo, nella massima serie, le maglie di Cesena, Bari, Atalanta, Napoli, Inter, Chievo e Palermo.
L’ex portiere ha dato l’addio al calcio nel 2009 a 41 anni e oggi all’età di 59 anni vive lontano dal mondo del pallone: «Sono tornato a vivere in Romagna, a casa mia. Io sono di Cervia e, dopo tanti anni in giro per l’Italia, sentivo il bisogno di tornare nel mio ambiente. Mia sorella ha un hotel, mia moglie ha un hotel a Cesena e io mi occupo un po’ della parte burocratica e amministrativa – le sue parole nell’intervista rilasciata a Fanpage.it –.
Il calcio continuo a guardarlo, ogni tanto qualcuno mi chiama per chiedermi un’opinione. Tuttavia, non vivo più quel mondo quotidianamente. Per fare calcio davvero devi stare in giro, devi accettare certi ritmi e certe dinamiche. Io invece, dopo aver smesso abbastanza tardi, avevo voglia di tornare nel mio mondo, vicino alla famiglia e ai miei luoghi. E poi io sono nato al mare: il mare ha un richiamo particolare. Quando cresci così, con quell’orizzonte davanti tutti i giorni, ti resta dentro per sempre».
[…] «All’epoca c’erano ancora le lire e il primo precontratto era una cifra piccola, però per me aveva un valore enorme. Credo fosse sulle 800 mila lire – ha continuato Fontana –. Più che altro ricordo la soddisfazione di non pesare più troppo sui miei. I miei avevano costruito tutto lavorando sedici ore al giorno e facendo debiti. Era una famiglia giovane, piena di sacrifici ma anche molto sorridente. Quando arrivarono i primi soldi ebbi la sensazione di poter finalmente dare una mano, anche piccola. E quella sensazione lì non la dimentichi più». […]
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