sanremo giampaolo rossi stefano de martino gianmarco mazzi

CON STEFANO DE MARTINO SARA’ UN SANREMO ELETTORALE – DIETRO LA NOMINA DELL’EX BALLERINO, STIMATO DA FRATELLI D’ITALIA E SPINTO DAL SOTTOSEGRETARIO MAZZI (FARA' IL DIRETTORE ARTISTICO OMBRA?), L’INTENZIONE DI TRASFORMARE IL FESTIVAL, PRIMA DEL VOTO DELLA PRIMAVERA 2027, IN UNA KERMESSE SOVRANISTA ALL’ INSEGNA DEL NAZIONALPOPOLARE - PORTARE UN PO' DI BRIO DOPO UN SANREMO LETARGICO NON DOVREBBE ESSERE DIFFICILE EPPURE DE MARTINO, SENZA ESPERIENZA DI PRIMA SERATA E PRIVO DI CULTURA MUSICALE, RISCHIA DI ESSERE TRITATO DAL CARROZZONE DEL FESTIVAL...

 

Lisa Di Giuseppe per “Domani” - Estratti

 

stefano de martino

Giampaolo Rossi è alla ricerca del lato pop del sovranismo. Archiviata l’ultima edizione di transizione affidata al “conduttore tecnico” Carlo Conti ha già capito dove trovarlo: ovviamente a Sanremo. 

 

Gli ingredienti per rendere quello del 2027 il primo Sanremo elettorale della storia ci sono tutti: oltre alla filiera nera che ormai ha preso le redini della Rai e del festival (con l’eccezione di Claudio Fasulo, vicedirettore del prime time e vero uomo macchina dell’azienda), Rossi potrà contare l’anno prossimo su un conduttore amato a sinistra e a destra, ma per l’appunto soprattutto a destra. 

gianmarco mazzi

 

Il passaggio di consegne di un Conti che sembrava non vedere l’ora di chiudere il suo ultimo festival per tornare a Firenze il prima possibile è avvenuto in eurovisione durante la finale del festival proprio per porre fine alle voci incontrollate che da settimane circondano la successione di Conti e liberare il campo dalle polemiche sulla scelta dell’erede puntando su un passaggio del testimone più teatrale possibile. 

 

È stata la mano di Mazzi? 

Eppure, Rossi non riuscirà a liberarsi facilmente delle «polemiche morbose» che ha sobriamente attribuito a chi aveva visto nell’endorsement del sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi - che per altro potrebbe guadagnarsi un ruolo da direttore artistico ombra - a De Martino un atteggiamento inopportuno. 

 

Il prossimo festival si preannuncia infatti carico di aspettative per il nuovo giovane direttore artistico ma la prossimità del voto renderà l’attenzione sulle potenziali polemiche politiche altissima. L’azienda cercherà di offrire a De Martino tutto l’aiuto necessario per portare a casa il festival nel migliore dei modi e offrire una bella prova del servizio pubblico. 

stefano de martino carlo conti

 

Se le elezioni dovessero tenersi infatti in primavera, come sembra ormai probabile, il festival offrirebbe il viatico perfetto alla destra per proporre la propria visione per l’Italia dei prossimi anni, avvolto nel fascino poco discreto del carrozzone sanremese. E così finalmente la Rai tornerebbe a essere per palazzo Chigi più ricchezza che fastidio. Per ottenere una riuscita ottima, bisognerà però evitare gli errori grossolani di cui la Rai si è resa protagonista negli ultimi tempi, ma in azienda c’è fiducia nella possibilità che Sanremo 2027 possa essere l’occasione del riscatto anche per la tv pubblica.  

 

Ma i meloniani che provano a conquistare la chimera dell’egemonia culturale hanno imparato che conviene aspirare alla consacrazione nazionalpopolare più che alla conferma della nicchia di riferimento: insomma, più Schettini e meno Pucci, anche a costo di lasciar prendere polvere a Evola e Nietzsche. Alle figure di riferimento d’area si sono così aggiunti negli anni volti più popolari, con un passaggio obbligato alle feste di Atreju: «La strategia non è dissimile da quella che usava il Pci per selezionare gli ospiti delle feste dell’unità: si trattava di essere popolari, non di avere la certezza che Raoul Casadei votasse a sinistra» suggeriscono da dentro l’azienda. A Sanremo poi si chiude il cerchio: sulla riviera approdano a febbraio coloro che a dicembre erano ospiti all’ombra di Castel Sant’Angelo. Tutto torna. 

stefano de martino carlo conti

 

Nuovo cantore 

Nella speranza che il nuovo conduttore partenopeo possa portare un po’ di quel brio che quest’anno è mancato. De Martino intanto ha già instaurato un asse con il nuovo vincitore, peraltro conterraneo: proprio quel Sal Da Vinci che in conferenza stampa ha rivendicato il suo percorso da underdog e ha scelto di dedicare la sua vittoria a un altro concorrente napoletano che qualche anno fa aveva visto la sua vittoria «incompleta», Geolier. 

 

GIANMARCO MAZZI

Nel suo racconto la vittoria a Sanremo diventa rivendicazione di chi ottiene finalmente quel che le circostanze per tanto tempo gli hanno negato, «la gente come me» dice il cantante napoletano. Un po’ la parabola che si racconta la destra italiana da quando ha conquistato il potere, prima fra tutti Giorgia Meloni, che ha fatto suo il ruolo dell’underdog. Come se non bastasse, il pezzo vincitore per altro parla di un amore solido e duraturo e tira pure in ballo Dio: si parla di matrimonio, e due elementi su tre del motto nero “Dio, patria, famiglia” sembrano coperti. 

 

Che poi Da Vinci spieghi che quella sul suo presunto voto contrario al referendum sulla separazione delle carriere sia una fake news sembra un’ulteriore combinazione felice per il centrodestra, mentre secondo e terzo posto - Sayf e Levante - appaiono quasi lo specchio delle divisioni del campo largo tra sinistra e riformisti. 

stefano de martino

 

Prendere possesso 

Resta il fatto che Sanremo sia diventata più che mai vetrina del potere, e la nuova destra inizia a sentircisi a proprio agio: sono rivelatrici le inquadrature in platea, dove siede il solito Mazzi. O ancora, quella che ha mostrato Tommaso Cerno, direttore del Giornale apprezzato e coccolato dalla Rai meloniana con un ruolo in Domenica in e con una striscia quotidiana che andrà in onda prima del Tg2 delle 13 nonostante la strenua opposizione dei giornalisti della testata.    

 

Rivelatrice è anche la scelta dell’ad, in genere schivo con i cronisti, di parlare ai giornalisti per mettere il cappello su un’edizione che non è stata all’altezza della precedente né per musica, né per ascolti, né per spettacolo. I numeri restano però buoni, come la comunicazione della Rai non ha mancato di ripetere ogni giorno, contribuendo a sedare le polemiche sopravvissute all’azione normalizzante di Conti. 

 (…)

carlo conti e stefano de martino

 

Unica incognita, gli appetiti degli alleati, che con la nuova stagione riprendono forza di fronte a conduzioni da spartire e poltrone da occupare. Ad alimentare l’incertezza c’è sempre l’incognita del possibile addio di Chiocci in direzione comunicazione di palazzo Chigi, o un rientro in azienda in caso di rielezione del Cda dopo l’approvazione della riforma della governance. Uno scenario che apre anche ad altre rivoluzioni, per esempio in casa degli alleati di FdI. 

 

Già, la riforma: sulla carta è prevista in aula già la prossima settimana, ma il progetto sembra ancora in alto mare. L’attesa è per la mossa delle elezioni, rimaste per il momento fuori dal dibattito: eppure, se andasse in porto quel che prevede il testo base in discussione, la legge sarebbe l’ultimo tassello per cementare l’egemonia nazionalpopolare che i meloniani si stanno conquistando. 

 

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