tether nicolas maduro donald trump

TETHER, LA PIÙ AMATA DAI DITTATORI – LA PIATTAFORMA DI CRIPTOVALUTE DEGLI ITALIANI GIANCARLO DEVASINI E PAOLO ARDOINO, CHE “BATTE” LA STABLECOIN USDT, È UNA MANNA PER GLI AUTOCRATI: LA USAVA MADURO PER LE TRANSAZIONI DI GREGGIO (E I VENEZUELANI TRAVOLTI DAL CROLLO DEL BOLIVAR), LA USA PUTIN PER AGGIRARE LE SANZIONI – SE TRUMP VOLESSE DARE UNA BELLA BOTTA A “MAD VLAD” E A KHAMENEI (ANCHE IN IRAN VIENE UTILIZZATA COME MONETA PER FORAGGIARE TERRORISTI E AFFARI LOSCHI DEL REGIME) POTREBBE INTERVENIRE REGOLAMENTANDO LE CRIPTO. MA NON PUÒ: È IN PALESE CONFLITTO DI INTERESSI, AVENDO INVESTITO SVARIATI MILIARDI SUL SETTORE TRAMITE I FIGLI, FACENDO AFFARI ENORMI…

Estratto da “Utopie e distopie”, la newsletter di Luca Ciarrocca

 

giancarlo devasini Tether

Nicolás Maduro è stato uno dei maggiori artefici del primato globale di Tether. […]

 

Tether si è imposta come lo strumento vitale per PDVSA (Petróleos de Venezuela, S.A.), la compagnia petrolifera statale, permettendole di aggirare le sanzioni dell’Occidente e diventando la valuta di riferimento per regolare le transazioni di greggio.

 

Allo stesso tempo, ha rappresentato un’ancora di salvezza per i venezuelani comuni, travolti dal crollo verticale del bolívar, che negli ultimi 10 anni ha perso il 99,8% del suo valore contro il dollaro (il peso argentino è crollato del 94,5%, la lira turca dell’80%).

 

MADURO PUTIN

Come le più diffuse stablecoin, Tether mantiene un rapporto di parità di 1 a 1 con il dollaro statunitense, offrendo quel rifugio dal rischio che alcune monete nazionali non sono più in grado di garantire.

 

Anche Vladimir Putin […] negli ultimi mesi […] ha cercato un corridoio alternativo per evitare che l’economia russa resti senza ossigeno, costruendo una rete finanziaria invisibile che scorre attraverso i mercati digitali. Al centro di questa rete, sia in Venezuela che in Russia, c’è un italiano: Giancarlo Devasini.

 

paolo ardoino

[…] Ex chirurgo plastico, di Torino, terzo uomo più ricco d’Italia proprio grazie alla sua Tether, Devasini non solo vuole comprare la Juventus (ed è per questo che i tifosi di calcio lo conoscono) ma di fatto offre alla Russia un’infrastruttura finanziaria utile a sviare le sanzioni imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina, ripristinando i canali di scambio commerciale con i principali partner, Cina e India.

 

Pilastro di questa strategia è il “Regime Legale Sperimentale”, una normativa firmata da Putin e diventata pienamente operativa l’anno scorso. La legge ha rimosso il divieto storico sull’uso degli asset digitali, ma con una distinzione.

 

tether 4

Mentre l’utilizzo di criptovalute resta vietato per i cittadini russi nelle transazioni quotidiane, è diventato il metodo di pagamento ufficiale per le grandi compagnie statali di import-export.

 

È stata la realpolitik di Elvira Nabiullina a guidare questa svolta. La rigorosa governatrice della Banca Centrale di Mosca, nota per la sua avversione verso le monete virtuali, ha capito che con il rublo diventato “tossico” […] l’unica porta rimasta aperta è quella delle stablecoin.

 

DOLLARO E CRIPTOVALUTE

[…] Il cuore di questa beffa tecnologica risiede nel fatto che la Russia, per eludere il blocco dell’Occidente, si è affidata a un gettone digitale che replica esattamente il valore del dollaro, la moneta del nemico.

 

Tether (ticker USDT) […] permette a Mosca di muovere miliardi in pochi secondi fuori dai canali tradizionali e bypassando il circuito SWIFT: sono come messaggi su WhatsApp, invisibili ai radar del Dipartimento del Tesoro americano e impossibili da bloccare anche per le banche europee.

 

MEME SULL ARRESTO DI NICOLAS MADURO

I fondi vengono inviati alle controparti asiatiche da due nuovi exchange (a Mosca e San Pietroburgo) dedicati al commercio internazionale e convertiti all’istante in yuan o rupie. Questo meccanismo permette al Cremlino di aggirare le sanzioni e di importare microchip e componenti a uso duale, inclusi materiali cruciali per l’apparato militare necessari a sostenere la guerra in Ucraina.

 

[…] Devasini è una figura anomala: enorme capacità di influenza, visibilità limitata. Controlla il 47% di Tether, gigante finanziario con una capitalizzazione di 186 miliardi di dollari.

 

criptovalute - truffe e crimini

Forbes stima il patrimonio personale di Devasini in 22,4 miliardi di dollari, alle spalle di Giovanni Ferrero e Andrea Pignataro. La sua notorietà è aumentata quando ha sfidato John Elkann con un’offerta da 1,1 miliardi per acquistare la Juventus, respinta perché ritenuta insufficiente.

 

Al suo fianco, alla guida di questa sorta di “banca centrale ombra”, c’è il CEO Paolo Ardoino, il cui pacchetto del 20% in Tether gli ha permesso di accumulare 9,5 miliardi (quinto tra i grandi ricchi italiani).

 

[…] Con basi operative tra Hong Kong, Londra e la Svizzera, il quartier generale a El Salvador, Tether opera al di fuori dei confini normativi tradizionali.

criptovalute e crediti fiscali

 

[…] La Procura federale di Manhattan e il Dipartimento di Giustizia USA monitorano da tempo ogni movimento della società. Le indagini, inizialmente concentrate su sospette frodi bancarie, si sono allargate fino a coprire il ruolo di Tether nel facilitare il riciclaggio di denaro e l’evasione delle sanzioni Usa-Ue.

 

Sebbene Devasini e Ardoino non siano stati raggiunti da provvedimenti personali, un duro report dell’ONU ha descritto la loro stablecoin come lo strumento principale per attività criminali e di riciclaggio nel Sud-est asiatico. Secondo le stime dell’economista Asdrúbal Oliveros, quasi l’80% dei proventi petroliferi del Venezuela viene incassato attraverso token come Tether, Circle Internet Group e Paxos.

 

Già nel 2021 l’azienda aveva patteggiato 18,5 milioni di dollari con la Procura di New York guidata da Letitia James, la stessa giudice che ha messo sotto accusa Donald Trump per frode civile.

 

Donald Trump Jr - Eric Trump - Zach Witkoff - lancio della societa di criptomonete World Liberty Financial

Quell’inchiesta aveva svelato come, per lunghi periodi, Tether non avesse riserve sufficienti a coprire i token emessi, avendo prestato centinaia di milioni alla società “gemella” Bitfinex per ripianare perdite occulte. Da allora, Tether ha collaborato con le autorità americane per bloccare decine di portafogli digitali, tra cui alcuni legati al commercio di greggio venezuelano.

 

Una portavoce della società ha confermato che l’azienda rispetta le leggi, operando a stretto contatto con l’OFAC (Office of Foreign Assets Control) «e supporta costantemente le forze dell’ordine congelando gli indirizzi riconducibili ad attività illecite o violazioni delle sanzioni, agendo prontamente in risposta a ogni richiesta legittima».

 

WLFI - WORLD LIBERTY FINANCIAL - LA CRIPTOVALUTA DELLA FAMIGLIA TRUMP

[…] Il punto chiave di questa vicenda è l’ambiguità dell’amministrazione Trump.  […] Trump […]. Al fine di distruggere il canale alternativo […], dovrebbe dichiarare guerra al mondo delle criptovalute, soffocandone la liquidità e quanto di innovativo c’è nel settore, ormai alternativo alle monete “fiat” emesse dai governi.

 

La verità è che con la sua stessa famiglia coinvolta a man bassa nei guadagni miliardari in criptovalute - in plateale spregio al conflitto di interessi - un’azione di forza americana contro le monete digitali appare improbabile. I figli Donald Jr., Eric e Barron Trump promuovono World Liberty Financial, la famiglia ha diritto al 75% dei ricavi netti su un business valutato 1,5 miliardi di dollari.

 

john elkann rifiuta l offerta di tether per la juventus 1

Mentre la “Dottrina Donroe” di Trump riesce a espellere fisicamente gli avversari dalle Americhe e a consolidare il controllo attuale, e forse futuro, su scenari chiave come Venezuela e Groenlandia, il limite di questa prova di forza risiede nella paralisi decisionale di Washington sul fronte cripto, che si traduce in una tolleranza obbligata verso quel “dark web” valutario dove i byte di Devasini garantiscono a Caracas e a Mosca ossigeno finanziario e casse piene, nonostante la propaganda occidentale.

 

La partita decisiva non si gioca più solo nei porti caraibici o tra i ghiacci dell’Artico. Finché i token di Tether, agganciati al dollaro, passeranno di mano invisibili, l’obiettivo di Putin resterà a portata di mano: resistere, evadere e sopravvivere.

tether 1criptovalute e crediti fiscalitether 2

Ultimi Dagoreport

john elkann theodore kyriakou repubblica

DAGOREPORT - COME MAI LA TRATTATIVA TRA JOHN ELKANN E IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI, SI È ARENATA? IL MOTIVO DELL’IMPASSE, CHE HA SPINTO I GIORNALISTI DI “REPUBBLICA” A DUE GIORNI DI SCIOPERO, GIRA PROSAICAMENTE INTORNO AL VALORE DELL'OPERAZIONE, STIMATA INTORNO A 140 MILIONI DI EURO - DOPO OLTRE 6 MESI IN CUI UN PLOTONE DI AVVOCATI E CONTABILI HA ROVESCIATO COME UN CALZINO CONTI, CONTRATTI E PENDENZE LEGALI DEL GRUPPO, IL GRECO ANTENNATO AVREBBE FATTO UN'OFFERTA DI 90 MILIONI - UNA “MISERIA” CHE SAREBBE STATA RIFIUTATA DA ELKANN CHE HA AVREBBE STIMATO SOLO IL POLO RADIOFONICO TRA GLI 86 E I 100 MILIONI, CON RADIO DEEJAY DA SOLA VALUTATA OLTRE I 40 MILIONI - RIUSCIRANNO ELKANN E KYRIAKOU A NEGOZIARE UN ACCORDO? AH, SAPERLO…

binaghi mezzaroma giampaolo rossi pier silvio berlusconi meloni alcaraz tennis sinner

DAGOREPORT - RAI ALLA DERIVA! DOPO L'OLIMPICA PATACCA-PETRECCA, ARRIVA UN’ALTRA MAZZATA PER TELE-MELONI: GIAMPAOLO ROSSI E CAMERATI RIESCONO NELL’IMPRESA DI PERDERE LE FUTURE PALLETTATE TRA SINNER E ALCARAZ: I DIRITTI IN CHIARO PER LE ATP FINALS DAL 2026, INFATTI, LI HA ACQUISTATI MEDIASET - DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO? L'ESECUTIVO AVEVA POSTO AL PRESIDENTE DELLA FITP COME CONDIZIONE PER OTTENERE I 100 MILIONI DI CONTRIBUTI PUBBLICI DI CONDIVIDERE CON “SPORT E SALUTE” LA GESTIONE DELLE ATP FINALS - LA SEDE DI TORINO CONFERMATA SOLO FINO AL 2026. POI... - VIDEO

giorgia meloni monica maggioni giampaolo rossi sigfrido ranucci bruno vespa report

DAGOREPORT - PER LEVARSELO DAI PIEDI QUEL ROMPICOJONI DI SIGFRIDO RANUCCI, L’ARMATA BRANCA-MELONI DEVE PORTARE UN PO’ DI PAZIENZA - E’ VERO CHE PORTANDO SUL GROPPONE 64 PRIMAVERE, IL CONDUTTORE DI “REPORT” PER RAGGIUNGERE L'ETÀ PENSIONABILE, FISSATA A 67 ANNI E 1 MESE PER I DIPENDENTI RAI, HA ANCORA DAVANTI TRE ANNI DI "REPORT" PER SCODELLARE INCHIESTE INVESTIGATIVE SULLE MAGAGNE INFINITE DEL POTERE, DA UNA PARTE - DALL’ALTRA, RANUCCI HA ACCUMULATO UNA TALE QUANTITÀ DI GIORNI DI FERIE NON GODUTE CHE TELE-MELONI NON PERDERÀ LA GOLOSA OCCASIONE DI INVITARLO AL PENSIONAMENTO NELLA PRIMAVERA DEL 2027, PROPRIO ALLA VIGILIA DELL’ELEZIONI POLITICHE – DI SICURO, TELE-MELONI NON OFFRIRA' UN PROVVIDENZIALE CONTRATTO DI COLLABORAZIONE ESTERNA CHE TRASFORMA IL GIORNALISTA MAGICAMENTE IN UN “ARTISTA”, COM'È SUCCESSO ALL’81ENNE BRUNO VESPA E A MONICA MAGGIONI...

aska simionato

FLASH! - SCONTRI PER ASKATASUNA: QUANDO MELONI S’INDIGNA CONTRO I MAGISTRATI CHE NON HANNO ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO IL 22ENNE INCENSURATO GROSSETANO FRANCESCO SIMIONATO, FA SOLO BIECA PROPAGANDA ELETTORALE PER IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA – È BEN VISIBILE DALL’ESAME DELLE FOTO CHE NON È LUI IL CRIMINALE CHE HA PRESO A MARTELLATE IL POLIZIOTTO – UNA VOLTA IDENTIFICATO, GRAZIE AL FATTO CHE ERA L’UNICO A VOLTO SCOPERTO NEL GRUPPO CHE HA AGGREDITO IL POLIZIOTTO, I MAGISTRATI NON POTEVANO FARE ALTRO CHE ACCUSARLO PER CONCORSO IN LESIONI A PUBBLICO UFFICIALE…

ecce homo di antonello da messina

DAGOREPORT - IN ATTESA DEL PONTE DI MESSINA (O, FORSE, CONFONDENDOSI) LO STATO SI SAREBBE ASSICURATO UN ASSAI BRUTTINO ANTONELLO DA MESSINA, GRANDE POCO PIÙ UN FRANCOBOLLO, MA VALUTATO TRA 10 E 15 MILIONI DI DOLLARI - PER UN MINISTERO CHE NON HA I SOLDI PER METTERE LA BENZINA NELLE AUTO DEI FUNZIONARI C’È DA AUGURARSI CHE IL QUADRO POSSA ESSERE UN MUNIFICO REGALO DI UN IMPRENDITORE IN CERCA DI AGEVOLAZIONI – QUESTO PICCOLO ANTONELLO NON ERA NECESSARIO PER LE PATRIE COLLEZIONI: DI QUADRI NE ABBIAMO MA NON ABBIAMO I SOLDI NEMMENO PER SPOLVERARE LE CORNICI. E SPERIAMO CHE SIA ANTONELLO, PERCHÉ…

giorgia meloni polizia agenti

DAGOREPORT – IL NUOVO STROMBAZZATO DECRETO SICUREZZA È SOLO FUMO NEGLI OCCHI DEGLI ALLOCCHI: SE IL GOVERNO MELONI AVESSE DAVVERO A CUORE IL TEMA, INVECE DI FANTOMATICI “FERMI PREVENTIVI” E “SCUDI PENALI”, SI OCCUPEREBBE DI ASSUNZIONI E STIPENDI DELLA POLIZIA – A DISPETTO DEGLI ANNUNCI, INFATTI, LE FORZE DELL’ORDINE DA ANNI SONO SOTTO ORGANICO, E GLI AUMENTI DI SALARIO PREVISTI DAL CONTRATTO NAZIONALE TRA 2022 E 2024 (+5,67) SONO STATI ANNULLATI DALL’INFLAZIONE, CHE CUMULATA HA RAGGIUNTO QUASI IL 15%...