1. VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE ROMANA ALLA RICERCA DELL’AMERICA DE’ NOANTRI 2. TEMPIO DI ADRIANO, QUATTRO PIDDINI SVENUTI PER INTOSSICAZIONE DI PAPATINE MCDONALD. QUATTRO ANNI FA ERA STATO UN HAPPENING IN GRANDE STILE VELTRONAL, CON SFILATA DEI CAPOCCIONI, D’ALEMA COMPRESO. OGGI NON C’È NEMMENO BERSANI, L’EX SEGRE-DARIO FRANCESCHINI ARRIVA PER ULTIMO E SE NE VA DOPO LA PRIMA PROIEZIONE 3. PER ENTRARE NEL CLIMA DELL’ELECTION NIGHT, BISOGNA RAGGIUNGERE LA FESTA A TESTACCIO TARGATA DEMOCRATS ABROAD, L’ASSOCIAZIONE CHE RAGGRUPPA GLI AMERICANI CHE VIVONO IN ITALIA. FIUMI DI BIRRA, UN TRIPUDIO DI BANDIERE, PALLONCINI E SPILLETTE, OCCHI PUNTATI SULLA CNN E URLA DI GIUBILO OGNI VOLTA CHE UNO STATO DIVENTA BLU

 

Video-cafonal di Veronica del Soldà
Foto di Luciano Di Bacco per Dagospia
Francesco Persili per Dagospia

«Obama è in vantaggio in Ohio, Florida e Virginia». Quando, intorno alla mezzanotte, il responsabile esteri del Pd, Lapo Pistelli, si dice ottimista dopo gli exit poll che arrivano via sms dal quartier generale dei democratici americani, non c'è già quasi più nessuno al Tempio di Adriano, il posto in cui gli obamiani de' noantri, hanno deciso di seguire l'Election Night.

Ma come, la festa, appena cominciata, è già finita? Quattro anni fa era stato un happening in grande stile veltronico-obamiano, con tanto di sfilata dei maggiorenti del Pd, D'Alema compreso. Oggi non c'è nemmeno il segretario Bersani, l'ex segreDario Franceschini arriva per ultimo e se ne va dopo la prima proiezione.

«L'hanno portati per far colore, solo che fanno casino...», la notte più lunga dei democratici era iniziata con l'ironia di Mario Adinolfi su un gruppo di studenti universitari americani colpevole di parlare con un tono di voce che nemmeno Bill Clinton negli ultimi comizi per Obama. Federica Mogherini indossa la stessa maglietta di quattro anni fa, quella con la faccia di Obama tempestata di brillantini, il senatore dalla doppia cittadinanza, Ignazio Marino parla di riforma sanitaria, Paola Concia esalta la battaglia di civiltà obamiana sui diritti civili.

All'insegna del GObama, go, anche Marianna Madia che arriva ad augurarsi un altro quadriennio alla Casa Bianca per l'ex senatore dell'Illinois perché anche «l'Europa ha bisogno di una nuova presidenza Obama». Se glielo chiede l'Europa, allora, non si può tirare indietro.

Segue con trepidazione l'alternarsi di sondaggi, proiezioni, improbabili collegamenti con inviati dall'altra parte dell'oceano anche Max Paiella, che dopo l'imitazione - ormai di prammatica - di Alemanno, scodella le novità Vendola in versione poeta, e un principio di Diego Della Valle. Dal rock presidenziale di Springsteen si passa al dialogo semiserio su come si possa spendere il messaggio di una canzone a fini politici.

Ad esempio? «Uomini soli», per raccontare la crisi della politica italiana, ride Paiella. E, invece, la colonna sonora ideale del Pd, oggi, quale sarebbe? «Si può dare di più». Senza essere eroi, già. Da Morandi-Tozzi-Ruggeri ad un altro trio, Bersani-Renzi-Vendola: chi voterà alle primarie? «Non ho ancora deciso...e, comunque, ci sono anche Puppato e Tabacci». Paiella non si sbilancia, lo fa solo per azzardare che «il nostro Springsteen è Ligabue» (e se pensi al meglio deve ancora venire di Obama, qualche ragione la si può, al limite, anche trovare).

Anche Mario Adinolfi si muove tra l'american dream e l'italian way of life, tra la comunicazione della speranza della politica obamiana e il «macroscopico errore» dell'Udc sul premio di coalizione per chi supera il 42, 5 per cento. È la strada maestra per il Monti bis? «Adesso il Pd deve riscoprire la vocazione maggioritaria e puntare a governare il Paese con le proprie forze. Ci sono le condizioni per farlo. La destra è diventata pulviscolare e gli italiani vogliono novità. Altrimenti voteranno Grillo».

La speranza di Adinolfi è affidata a Renzi, il rammarico è per quelle primarie «che non sono sufficientemente aperte». Il sindaco di Firenze ha detto che si sarebbe fidato di Bersani. Ha fatto male? «Fidarsi è stato un errore». Ma se vince, sosterrà Bersani? «Certo, non scappo. È D'Alema che sta nei partiti solo se vince. Spero che la vittoria di Renzi e di una generazione forte e fresca possa convincere persino D'Alema che fare eventualmente un'altra esperienza di frazionismo a sinistra, sarebbe una follia».

Si aspettano notizie dall'Ohio, si parla di tute blu e del salvataggio del settore dell'auto. Ma i democratici italiani anti Marchionne evitano di ricordare gli spot dell'ad della Fiat arruolato da Obama. Certo, da qui l'America è lontana, anche se il folk-singer impegnato soffia nell'armonica Blowin' in the wind e lo scrittore incazzato prima del suo reading ha un impeto situazionista: «Non ci si capisce niente, questo posto ha una acustica di merda». Evviva.

Per entrare nel clima dell'Election Night, bisogna attraversare la città e raggiungere la festa a Testaccio targata Democrats Abroad, l'associazione del Democratic Party che raggruppa i cittadini americani democratici che vivono in Italia. Fiumi di birra, un tripudio di bandiere, palloncini e spillette, occhi puntati sulla Cnn e urla di giubilo ogni volta che uno Stato diventa blu.

Seduti al tavolo, fra slogan-manifesto («Honor the past, support the future) artisti e cantanti jazz, c'è anche Luigina Di Liegro, ex assessore regionale, che si sofferma sulla grande mobilitazione pro-Obama, sottolinea l'unità del Democratic Party «che riesce ad accogliere e pacificare al suo interno anime diverse» e poi confessa di tifare per la vittoria di Bersani chè« l'Italia ha bisogno di una persona con esperienza».

Alle primarie italiane, che non hanno le stesse regole, né il sigillo istituzionale di quelle americane, dice di guardare con attenzione, fin dai tempi di Veltroni, anche l'ex presidente Democrats Abroad Italy, Anthony Sistilli. Racconta la sua scelta di tornare in America perché ha una figlia piccola «e anche in tempo di crisi gli Stati Uniti offrono maggiori opportunità rispetto all'Italia», un Paese «con un'economia ferma e l'ufficio di complicazione degli affari semplici» perennemente aperto. Vede qualche novità all'orizzonte?

«Mi piace Renzi, ha un approccio nuovo e un modo di rapportarsi con i cittadini che funziona». Differenze con le primarie americane? «Da voi le questioni politiche vengono spesso trasformate in fatti personali. Bisogna avere la pelle più dura, in Italia siete troppo permalosi». La lunga notte di attesa si colora di ottimismo con il passare delle ore: «Sono convinto che Obama ce la farà. E nei prossimi quattro anni riuscirà a completare importanti riforme come quella sulla sanità». Il meglio, insomma, deve ancora venire. O è già arrivato?

 

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