DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - SE VI MANCANO LE IMPRESE DI CONAN IL BARBARO, GIOCATE “BEHOLGAR II”. UN GIOCO D’AZIONE IN DUE DIMENSIONI PROGRAMMATO E SCRITTO DA UNA SOLA PERSONA: MALGRADO SIA DAVVERO ROZZO E GREZZO, NON ESCLUDE UNA SUA UNICA E BARBARICA GRANDEZZA, UNA POESIA SANGUINARIA CHE RIMANDA ALLE AVVENTURE DELL’INCOMPARABILE EROE CIMMERO INVENTATO DA ROBERT ERWIN HOWARD… - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
Nostalgia barbarica. È impossibile non pensare o ricordare Conan giocando a Beholgar 2 -non il ragazzo del futuro, stupendo e marittimo di Hayao Miyazaki- ma proprio quello altrettanto magnifico inventato da Robert Erwin Howard, lo scrittore texano morto suicida nel 1936 a soli trent’anni.
Si chiama proprio Beholgar il protagonista, già in un videogioco omonimo del ‘22, ma è evidente l’ispirazione iconografica al cimmero di Howard, raccontato poi durante i decenni seguiti alla scomparsa tragica del suo inventore da romanzi e racconti epigoni, fumetti e cinema, sebbene sia solo uno il grande film di Conan, quello eccezionale di John Milius.
Beholgar ha lunghi capelli corvini e muscoli potenti, è armato di spade e altre armi bianche; si muove ramingo per terre esotiche e meravigliose quanto pericolose. È proprio Conan sebbene non sia Conan, in una maniera purissima che non è solo estetica.
Quindi se amate questo barbaro sanguinario dall’etica alta e nobile, che mai ucciderebbe donne o bambini ma massacra solo i cattivi e qualche mostro lovecraftiano, e siccome i videogiochi a lui dedicati finora non sono certo un granché, si può affermare che Beholgar e il suo recente seguito sono i migliori giochi esistenti dedicati a Conan anche se non si chiamano così e il protagonista è un altro.
Neanche i giochi di Beholgar sono capolavori, sia chiaro. Ma sono sviluppati entrambi da una sola persona, ovvero Serkan Bakar, e mantengono così una gloriosa aura di indipendenza e carisma d’autore, un’arte che va oltre il bello e il brutto, ma è comunque arte, imperfetta e talvolta persino scadente ma oltremodo affascinante.
Quindi insisto, anche perché sono rarissimi i critici che hanno preso in considerazione Beholgar II: se vi piacciono le avventure d’azione in 2D vecchio stile e soprattutto state languendo per nuove imprese del barbaro per eccellenza che non siano tiepido pattume, allora Beholgar 2 (ma recuperate anche il primo) è davvero un ottimo surrogato.
HEROIC FANTASY
“Il Dungeon del Marciume incombente all’orizzonte, si ergeva come un’ombra minacciosa; una fossa infernale puzzolente di ruggine, pattugliata da guardie morte. Beholgar giurò di sfondare le mura per trovare il leggendario Fabbro. La sua lama era assetata di sangue. Quel luogo sarebbe stata la sua tomba o gli avrebbe concesso il potere che cercava. La fortezza oscura sarebbe diventata il suo terreno di caccia”.
Ecco è tutto qui il contesto narrativo di Beholgar II, conciso ed esemplare. Tutto il resto è gioco, un giocare che consiste nell’ esplorare i numerosi e non troppo contorti livelli di un “metroidvania light” correndo, saltando, schivando, morendo parecchie volte e trovando armi sempre più potenti e potenziabili.
La qualità artistica dei panorami bidimensionali non è sempre eccelsa ma ci sono spazi affascinanti, come una selva battuta da una fitta pioggia. Assai vari, sebbene classici di un fantasy ispirato anche alle creature in stop-motion di Ray Harryhausen, sono i mostri: dagli scheletri animati a lucertole antropomorfe, dai ratti giganti all’abominio ultraterreno.
Adeguata, talvolta suggestiva e altre solo manieristica, è la colonna sonora di Pau Damia Riera. Fa il suo barbarico lavoro, contrappuntando suoni metallici, demoniaci e di distruzione.
UN GIOCO DEL PASSATO
Ci sono innumerevoli videogiochi che si rifanno all’antichità del videogioco, quasi sempre tuttavia in una maniera illusoria, perché sotto una vecchia superficie c’è in realtà qualcosa di nuovo o avveniristico. Altri invece sono “old style” ma in modo solo artificioso.
Beholgar II è invece “vecchio” in una maniera genuina, risultando appassionante malgrado i suoi bug: mi è capitato spesso giocandolo su Switch 2 di rimanere incastrato nella statua che funge da salvataggio e per il teletrasporto; l’unico modo per togliermi da lì era fare una capriola! Ma si tratta di difetti che non penalizzano l’esperienza, restituendo oltre all’idea di un’originale vecchiezza anche una qualità di rozzezza, una poesia grezza.
Si possono trascorrere una quindicina di ore con Beholgar II, di gioco assoluto, perché la sua difficoltà non è mai eccessiva e ci sono molti e ravvicinati punti di salvataggio così che l’esperienza trascorre potente ed esaltante senza frustrare chi gioca, con la forza ruvida e metallica di una canzone dei Manowar.
Ci sono tanti giochi belli, anche qui al crepuscolo dei videogiochi; piccolissime, medie e grandi produzioni che siano. Beholgar II può essere invece considerato un gioco mediocre, ma dal fascino barbarico che lo eleva dal suo stato di modestia, sublimandolo in un improbabile ma innegabile stato di grandezza.










