dark souls redemption

DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - SE VI MANCANO L’EPICA ERMETICA, L’OSCURITÀ E L’ORRORE NEBBIOSO DELLA TRILOGIA DI VIDEOGIOCHI DI “DARK SOULS”, È USCITO UN MANGA CHE ILLUSTRA NUOVE STORIE IN QUEL MONDO CIMITERIALE COSÌ SOLENNE E DEPRAVATO DALLA CATASTROFE. PUBBLICATO DA J-POP, “DARK SOULS REDEMPTION” RESTITUISCE LA VISIONARIA E SFIORITA GRANDEZZA DELLA TRILOGIA DI FROM SOFTWARE...

Federico Ercole per Dagospia

dark souls redemption 1

 

È stata e continua ad essere una pratica molto diffusa tra gli analisti del videogioco, un’aspirazione talvolta “scientifica”, altre estrosa ma spesso non necessaria, quella di rivelare tramite una ricerca che ha comunque il pregio di essere quasi sempre rigorosa, un racconto e una mitologia coerente dietro le nebbie insidiose dell’ermetismo attraverso il quale si esprimono i videogiochi di From Software, soprattutto i Dark Souls.

 

Ma la qualità enigmatica e oscura delle narrazioni espresse dalla trilogia di queste “anime fosche” attraverso i loro panorami, le descrizioni degli oggetti, le rare parole degli strani e folli personaggi che si incontrano, sono elemento fondamentale della poetica di Hidetaka Miyazaki e compagnia; così la luce o un tentativo di spiegazione rischiano di dissipare, in un artificiale chiarore, la loro lirica incoerenza, la matta e nera arte.

 

Dark Souls, Bloodborne o Elden Ring sono esperienze che esaltano tramite la confusione, racconti interattivi di spazi e tempi scivolati nella follia, dove persino l’incoerenza funge da catalizzatrice di una lirica disperata e di un’epica allucinata. La luce nuoce alla tenebra laddove persino la storia del mondo è alterata, contorta nella negazione, adornata dall’oscurità dell’inesplicabile.

 

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Così ero scettico prima di cominciare a leggere i primi due volumi del manga pubblicato da J-Pop e intitolato Dark Souls Redemption, malgrado il fascino delle sue mostruose copertine,  temendo che la sua sceneggiatura e il suo intreccio risultassero l’ennesimo tentativo di disciplinare la cupa stranezza, l’incomunicabile, di quelle opere alle quali si ispira. Sembra che oggi tutto debba essere didascalico, rivelato e universale, negando così l’interpretazione soggettiva, il simbolo e soprattutto l’enigma, l’incommensurabile.

 

Ma ciò non accade in questi due primi volumi, che mantengono invece l’anima oscura dei videogiochi, la visionaria e sfiorita grandezza che segue una catastrofe.

 

REDENZIONE (DALLA MALEDIZIONE DEL DIDASCALICO)

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Disegnato dall’artista autodidatta Shonen e scritto da Julien Blonde, già autore del notevole adattamento di una saga complessa come quella di Elric di Melniboné di Michael Moorcock, Dark Souls Redemption comincia e prosegue tetro e misterioso, in un mondo cimiteriale e vuoto di vite che non siano spettrali e rare nella desolazione dell’abbandono.

 

La protagonista, una donna che non ricorda nemmeno il suo nome, torna in vita in una tomba, come chi gioca si risveglia ignaro e debole nel videogioco. Ci sono parole qui, ma strane, mai troppe, così da non seppellire l’immagine, da non occultare la qualità di un disegno che esprime i panorami defunti e la solennità rotta di quelli dei videogiochi e si connette alla loro estetica con naturalezza, rivelando l’amore di Shonen per questi.

 

Mentre una confraternita di cavalieri di cenere si muove per attuare una arcana vendetta, la donna immemore combatte un orripilante Golem gigantesco composto dalle ossa che giacciono in un’immensa necropoli. La salverà un guerriero dagli occhi bendati, che sembra conoscerla.

 

DARK SOULS REDEMPTION

Comincia così il viaggio e la fuga dei due, accompagnati inoltre da uno strano cane magro. Un viaggio che è anche di anamnesi, ma che resta intimistico, fantasmatico, senza la volontà di inutili virtuosismi esplicativi in un contesto narrativo diffuso, la cosiddetta “lore”, almeno in questi due primi volumi, perché il mondo permane come defunto e inesplicabile scenario, il palcoscenico rovinato di una messa in scena surreale. Non mancano segmenti emozionanti, ma comunque stralunati e per fortuna non c’è commedia, il tentativo di una ironia, distensive e comiche parentesi. In Dark Souls non si deve ridere mai.

 

L’ARTE DEL MOSTRUOSO

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Ci sono già mostri dal fascino terribile adeguato alla fonte di ispirazione, oltre al già citato Golem di teschi e ossame. Ad esempio il drago abominevole e senza nessuna grazia, Ar’vrark il divoratore. Negli schizzi preparatori dell’opera che concludono i due volumi si intravedono insetti e altri abomini che rimandano con arte alla qualità quasi oscena del bestiario dei videogiochi.

 

“Miyazakiane” risultano anche le architetture, l’esterno e l’interno di edifici titanici e caduti in città un tempo grandiose e ormai abbandonate allo sfacelo. È ancora presto per intuire la deriva di Dark Souls Redemption, che tra l’altro include una sorta di tragedia familiare che appare quasi ellenica nella sua qualità, i due nuovi volumi usciranno durante la primavera del prossimo anno.

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Tuttavia, malgrado solo raramente vi abbia percepito quella solitudine sconsolata e straniante che coglie chi gioca (offline), perché qui si sta formando una bizzarra compagnia, questo manga riflette Dark Souls e le sue tenebre, i devastanti e disumani, quindi incomunicabili, misteri di un’apocalisse che si prolunga in un micidiale, nebbioso crepuscolo.

 

 

 

 

 

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