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MANCAVANO SOLO NANI E BALLERINE. AH NO, C’ERANO PURE QUELLI – ALL’ARENA DI VERONA LA CERIMONIA DI CHIUSURA DELLE OLIMPIADI È UN CONCENTRATO DI TUTTI I LUOGHI COMUNI DEL MADE IN ITALY: CI SONO LE DAME E I CICISBEI, MADAME BUTTERFLY IN TAFFETÀ, CARABINIERI COL PENNACCHIO, FONTANE DI LUCI E LAMPADARI DANZANTI, CANDELABRI ROTANTI, STATUE DORATE E MORI VENEZIANI. E POI ROBERTO BOLLE E ACHILLE LAURO, GABRY PONTE E UN’AIDA RIVESTITA CON LE COPERTE D’ALLUMINIO CHE SI USANO IN MARE PER SOCCORRERE I MIGRANTI – NON CI SONO TRUMP E VANCE, MA A BRUCIARE È L’ASSENZA DEI FRANCESI: NON SI È PRESENTATO MACRON, MA NEMMENO IL PREMIER LECORNU A RACCOGLIERE IL TESTIMONE DELLE PROSSIME OLIMPIADI... VIDEO

 

Estratto di Francesco Battistini per il "Corriere della Sera"

 

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Dame e cicisbei, madame Butterfly in taffetà e carabinieri col pennacchio, fontane di luce e lampadari danzanti, cavalieri in polpe e candelabri rotanti, statue dorate e mori veneziani.

 

Un Rigoletto che accoglie nell’Arena i gladiatori olimpici, mischiati tutt’insieme con le bandiere a far da sipario e una Caselli d’annata a cantare che i risultati sono là, 224 gare, e ormai nessuno li può giudicar.

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Niente fischi a Israele — non c’è Trump e neppure J.D. Vance e insomma stavolta non c’è gusto —, niente applausi supplementari per l’Ucraina, niente fuochi d’artificio per non spaventare i cani delle case vicine (sono o non sono i Giochi dell’ecosostenibile?).

 

Le Faces of Italy scorrono in proiezione, il delicato Mameli va come un pensiero sull’ali delle luci dorate e la tromba di Paolo Fresu, le voci del Coro ci risarciscono almeno un po’ del playback della Pausini a San Siro.

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[...] è finita anche questa XXV Olimpiade invernale e va bene l’altare della lirica, ok l’omaggio all’opera, ci mancherebbe proprio qui, ma siamo la Repubblica fondata su Sanremo e nel belcanto internazionalpopolare e allora giù con le maledette primavere, i cieli sempre più blu, i ricchi e poveri.

 

 Le han dato per una sera un altro nome, Verona Olympic Arena, e lei s’è adeguata ai tempi: non era mai successo che un patrimonio dell’umanità accettasse il matrimonio con l’umanità sportiva.

 

[...] Non è il supershow milanese di Balich, ma è pur sempre una grande bellezza in movimento — anzi, «Beauty in Action» — che saluta un’edizione da ricordo. «Emozioni indimenticabili», dice Giorgia Meloni in tribuna: «Un orgoglio che accompagnerà l’Italia ancora a lungo». 

 

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Non stupisce il forfait di Trump, che si fa bastare la maramaldesca cartolina per la vittoria dell’hockey, l’aquila americana che affoga nel ghiaccio l’oca canadese. [...] brucia soltanto l’assenza d’Emmanuel Macron o almeno del suo premier Lecornu: entra nell’Arena una meravigliosa ampolla di fuoco e soffiata nel vetro di Murano, ma i francesi la raccolgono — loro che ospiteranno i prossimi Giochi — solo con la mano infreddolita della ministra dello Sport.

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Qualche capo di Stato (l’ungherese Sulyok), zero premier stranieri, e allora stiamo fra noi: il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, il vicepremier Matteo Salvini, il ministro Abodi, i governatori di Lombardia e Veneto, Attilio Fontana e Alberto Stefani, il sindaco milanese Beppe Sala, il venetissimo Luca Zaia...

 

Ovviamente, c’è pure la presidente del Cio, Kirsty Coventry, dal 6 marzo alle prese con la grana dei paralimpici russi: «Avete inventato un nuovo modello di Giochi — dice agl’italiani —, dovete esserne orgogliosi». 

 

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[...] Luciano Buonfiglio, presidente del Coni: «Un’Olimpiade da 30 e lode, dove 30 sono le medaglie e la lode è perché è funzionato tutto».  [...]

 

«Quando le cose van bene — commenta Giovanni Malagò —, tutto passa in secondo piano» e comunque «me-ra-vi-glio-so!». Non è filato tutto liscissimo — per dire: le medaglie che si rompevano, le mascotte Milo&Tina che non si trovavano, un flebile spirito olimpico nelle strade di Milano o di Bormio —, ma spesso ci s’è andati vicino e non è questo il momento di fare le pulci.

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È sera di festa e dunque tutti a ballare con Gabry Ponte e i Major Lazer, i telefonini come le candeline estive della lirica, suona «Blue Da Ba Dee» mentre si forma un enorme 26 umano. Gli abbracci commossi degli atleti, l’emozione più calda.

 

Alto e basso, vecchi e giovani, spunta un volontario 90enne che era già volontario ai Giochi di Cortina 1956 e si rivede Sara Simeoni, veronese fidelis, mentre si salta fra le murature a sacco e in video o in presenza s’alternano ludi e gladiatori, giostre e cantanti: Achille Lauro, che è veronese solo di nascita, con lo chef Oldani e l’immancabile Deborah Compagnoni. 

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Si risvegliano nel freddo a 8 gradi i grandi nomi e i benedetti numi dell’Arena, sia pure rivisitati: un’Aida rivestita con le coperte d’alluminio che s’usano in mare per soccorrere i migranti, un Barbiere di Siviglia che si porta con tolle riciclate, un’altra Butterfly in paracadute dismesso, un altro Rigoletto in jeans e zip. 

 

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Arriva infine la superstar, Roberto Bolle, bellezza in movimento sul mondo di Jimmy Fontana che non si ferma mai un momento, e ce ne accorgiamo. Lui volteggia e sullo schermo l’acqua ghiacciata delle Alpi cade giù giù fino ai mari. Nessun dorma, nella notte di Verona. Si spegne il braciere e lo diceva anche il Macbeth venetizzato di Meneghello, quando tutto finiva: alè, smorzàrse candele, candeléte smorzàrse.

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