DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)
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Anche l’algido Friedrich Merz questa volta ha perso la pazienza. Di fronte al clamoroso caso delle chat tra gli europarlamentari del Ppe e i colleghi dell’Afd, che come ha rilevato la Dpa (l’Ansa tedesca) si mettevano d’accordo su una linea comune da tenere su alcuni provvedimenti, soprattutto in tema migranti, il cancelliere tedesco è stato costretto a tirar per le ‘recchie il collega di partito Manfred Weber.
Weber è da anni il dominus del Partito popolare europeo: bavarese, esponente del partito Csu, il “gemello” della Cdu nel più ricco lander tedesco, a Bruxelles se la comanda e si muove per spostare verso destra l’asse del potere europeo.
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Il poverino coltiva anche vendette personali: l’ha giurata a Ursula von der Leyen da quando, nel 2019, la cofana bionda gli “scippò” il ruolo di presidente della Commissione (lo spitzenkandat del partito era lui, ma poi Macron e Merkel si misero d’accordo per promuovere l’allora ministra della Difesa di Germania).
Non è una novità che Weber incarni l’ala destra del Ppe (amico personale di Antonio Tajani, è stato l’artefice dell’avvicinamento ai popolari di Giorgia Meloni, un flirt che però non è mai sbocciato nell’ingresso di Fdi tra le file del Ppe), ma questa volta ha esagerato.
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Di fronte alle notizie di stampa sull’asse con i post-nazisti di Afd, Friedrich Merz ha rampognato Weber, minacciandolo di espellerlo dal partito: “Non collaboriamo con l’estrema destra al parlamento europeo.
Condanniamo quello che sembra essere successo a livello di collaboratori: ci aspettiamo che questi contatti terminino immediatamente e che eventualmente ci siano anche conseguenze”.
Staffilata finale a Weber: “Anche il capogruppo del Ppe sa che non vogliamo questa collaborazione”. Tradotto dal tedesco: se non ti adegui, sei fuori.
Sulla stessa linea di Merz è anche Markus Soeder, presidente della Baviera che scalpita per emergere a livello nazionale e dal 2019 leader dell’Unione cristiano sociale (la Csu federata con la Cdu).
Soeder ha definito la notizia della possibile alleanza con Afd “preoccupante”, pur sottolineando che una chat non è una “prova di collaborazione”.
Soeder non ha mai gradito (eufemismo) il dominio di Weber nel partito e in Europa, e si oppone a ogni tipo di apertura al partito post-nazista di Alternative fur Deutschland, che rosicchia consensi anche nel suo Land.
Manfred Weber, per ora, abbozza e si tiene l’imbarazzo di chi un mese fa diceva: “Non c’è alcuna possibilità di collaborazione tra la Cdu/Csu e Afd.
E ora, pur negando l’asse con i neonazi (“Non influenza né le maggioranze, né i contenuti”), di fatto lavora per rompere un cordone sanitario che è ancora un tabù in Germania, paese dove la memoria è una cosa seria, a differenza dell’Italia…
CHAT AFD-CDU, WEBER AL CENTRO DELLO SCANDALO. L’IRA DI MERZ
Estratto da “la Deutsche Vita”, la newsletter di Lisa Di Giuseppe per “Domani”
Bentornati a un nuovo numero della Deutsche vita. La geopolitica non ci lascia pace: proviamo a fare il punto sulla linea del cancelliere Merz, ma approfondiamo anche i guai che la Cdu sta attraversando al parlamento europeo, dove alcuni suoi europarlamentari hanno ritenuto fosse il caso di collaborare con colleghi di AfD. […]
[…] Nelle ultime ore, l’Europa ha detto il suo primo vero “No” a Donald Trump, negandogli l’aiuto che ha chiesto per proteggere le navi che devono attraversare lo stretto di Hormuz.
Uno dei protagonisti di questo fronte – per una volta unito – è il cancelliere tedesco: la ragione della posizione decisa che Berlino ha assunto nei confronti di Trump dipende innanzitutto dalla scelta del presidente americano di allentare l’embargo sul petrolio russo, un’inversione a U che arriva mentre la Germania si è assunta il carico principale della spesa per il sostegno dell’Ucraina.
Berlino aveva già chiarito per bocca del ministro della Difesa che non avrebbe partecipato al conflitto nello stretto: la nuova richiesta di Trump è stata letta da Boris Pistorius (ma non soltanto da lui) come ulteriore provocazione. «Cosa si aspetta che facciano lì una manciata di fregate europee che non riesce a portare a casa la potente marina americana?»
Ci sarebbe poi anche un tema di mandato che al governo (che per altro non è stato coinvolto da Washington e Tel Aviv nel lancio dell’attacco all’Iran), semplicemente, manca.
FRIEDRICH MERZ DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
La guerra, ha aggiunto Merz, non è mai stata della Nato, elemento che ha fatto presente anche al segretario Mark Rutte: resta poi il dubbio su quali siano strategia e obiettivi di Stati Uniti e Israele in medio oriente.
Il cancelliere ha chiesto conto sia a Trump quando l’ha visitato alla Casa Bianca a inizio mese, sia nell’ultima riunione del G7. Entrambe le volte è rimasto senza risposta.
[…] Come abbiamo imparato negli ultimi mesi, a un impegno fuori dal comune di Merz sul piano internazionale non corrisponde sempre un pari sforzo sul piano interno.
Quantomeno, così la vede il suo partito, che spesse volte non segue in maniera proprio pedissequa le sue indicazioni.
germania manifestazioni contro afd 5
Ultima dimostrazione, il caso delle chat scoperte da Dpa (l’Ansa tedesca) in cui europarlamentari del Ppe si mettevano d’accordo con colleghi di AfD su questioni riguardanti le politiche migratorie.
Alla faccia del muro tagliafuoco che il cancelliere evoca a ogni piè sospinto. Le manovre comuni sarebbero state concordate in conversazioni online e alcuni incontri di persona.
Il capogruppo del Ppe in un primo momento ha detto di non esserne stato informato ma, dopo un rifiuto di commentare da parte di Manfred Weber, le critiche oltre che da sinistra sono iniziate ad arrivare anche da dentro la Union.
Per primi si sono fatti avanti Jens Spahn, capogruppo al Bundestag, e il leader della bavarese Csu Markus Söder, pur sottolineando che una chat non è una «prova di collaborazione», ma definendo la notizia «preoccupante».
Alla fine ha preso posizione anche il cancelliere, che ha chiesto a Weber di rendere conto personalmente della vicenda: «Non collaboriamo con l’estrema destra al parlamento europeo.
Condanniamo quello che sembra essere successo a livello di collaboratori: ci aspettiamo che questi contatti terminino immediatamente e che eventualmente ci siano anche conseguenze». E poi, il messaggio diretto per Weber: «Anche il capogruppo del Ppe sa che non vogliamo questa collaborazione».
MANFRED WEBER CON ANTONIO TAJANI AL CIRCOLO DEGLI ESTERI
All’orizzonte c’è però il prossimo appuntamento elettorale che non fa dormire sonni tranquilli a Merz: domenica si vota in Renania Palatinato.
La Cdu è primo partito nei sondaggi al 28 per cento, mentre al 26 segue la Spd. Terza forza, come già in Baden-Württemberg due settimane fa, AfD, che anche in questo caso si ferma intorno al 20 per cento.
Ennesimo Land dell’ovest in cui si registrano grosse migrazioni di voti in direzione estrema destra, ennesimo campanello d’allarme per il cancelliere. […]
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FRIEDRICH MERZ DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA
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TIFOSI DEL BORUSSIA DORTMUND CONTRO L'AFD
germania manifestazioni contro afd 4
BJORN HOECKE
ADESIVO DELL'AFD: 'NEL CALCIO NERO-GIALLO – LA DOMENICA BLU'
URSULA VON DER LEYEN MANFRED WEBER
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