SVILUPPO DI LEGNO - SIAM TIPINI FINI: STORIE DI CACCIA E PESCA DEL MIRACOLATO STEFANO GAGGIOLI, MOBILIERE ROMANO NEL CUORE DI GIANFRANCO, NOVELLO PRESIDENTE DI SVILUPPO ITALIA.

Da La Repubblica - Si è completato l´iter per la nomina di Stefano Gaggioli alla presidenza di Sviluppo Italia. Ieri il Consiglio d´amministrazione «ha accertato - secondo quanto riferito in una nota - la sussistenza dei requisiti di onorabilità e professionalità del presidente Stefano Gaggioli». In un primo tempo a parere del cda, invece, mancavano i requisiti necessari.

QUANDO UNO DI AN CON LA PISTOLA INCONTRA UNO DI AN CON IL FUCILE, QUELLO DI AN CON LA PISTOLA È UN UOMO (POLITICAMENTE) MORTO
Da Il Foglio


Uomo di fede quanto di Fini, di radica come di schioppo, dopo un'intera vita passata a mirare - e con fierezza a vantarsene - al colombaccio e all'alzavola, Stefano Gaggioli ha messo nel mirino Sviluppo Italia. A dirla esatta, è Fini che vorrebbe a tutti i costi il rag. Gaggioli, stimatissimo mobiliere con capannoni nella periferia romana, alla presidenza della holding pubblica guidata da Massimo Caputi, tra il generale stupore (e risentite opposizioni) del suo stesso partito.

Dentro An ne parlano a mezza bocca, mentre l'altra mezza fa una smorfia di dissenso. "La grande fortuna di Giaggioli - raccontano a denti stretti - è di essere amico di Fini". Finiano della cerchia stretta, insomma, che ogni corrente di via della Scrofa prescinde, la stessa dalla quale sono usciti fuori come deputati, alle ultime elezioni, Andrea Ronchi, già direttore editoriale di Teleregione, e Giulio La Starza, imprenditore frusinate del settore aereo.

Pure Gaggioli è stato parlamentare, tra il '94 e il '96, quindi assessore tanto alla caccia quanto alla pesca come all'agricoltura della Provincia di Roma. Ma nonostante alcune pregevoli iniziative prese nell'ambito dell'oneroso incarico istituzionale (si rammenta l'impegnativo volume dato alle stampe nel 2000: "Dove porto l'animale nell'anno giubilare?"), la forza di Gaggioli è sempre stata l'amicizia con Gianfranco. Che se lo porta dietro, raccontano i gelosi di An, anche in alcuni viaggi all'estero.

Se dentro al partito pochi approvano il progetto di Fini, la candidatura ha pure suscitato generale meraviglia. "'Ndo lo mettono, Gaggioli? Me cojoni!", si fa scappare un esponente storico di An nella capitale, che lo conosce da anni. Perché poi, se pochi capiscono cosa mai potrà fare a Sviluppo Italia, tutti sono concordi nel raccontare il candidato finiano come "un simpaticone, uno che in una sera ti racconta cinquanta barzellette di fila, un irrefrenabile che se comincia non si ferma più".



A parte qualche velato e ingeneroso sospetto sulla consistenza dell'ammirevole tonalità di nero dei baffi e dei capelli - tali faccende para-tricologiche, prodianamente parlando, sono sempre di difficile decifrazione - il (forse) futuro direttore generale di Sviluppo Italia si presenta massiccio alla vista, con forte risata all'udito, preceduto dall'odore della pipa o del sigaro all'olfatto. Tra le pochissime sue immagini reperibili su Internet, in una appare con cappellino alla tirolese e giacca abbinata, così che simpaticamente ricorda il mitico maresciallo della Finanza Aldo Fabrizi nel film "I tartassati", quando si ritrova a caccia in compagnia (poco gradita) di Totò caparbio evasore fiscale.

A scorno dei tanti che dentro il partito lo invidiano per quel suo antico rapporto con Fini nonostante la scarsa visibilità esterna - comunque a riprova che quando uno di An con la pistola incontra uno di An con il fucile, quello di An con la pistola è un uomo (politicamente) morto - Gaggioli poco se ne cura e poco, bisogna riconoscerlo, pubblicamente se ne vanta.

Ghiandaia, merlo, cornacchia
Da parlamentare, tra i suoi argomenti di conversazione preferiti, oltre che l'inevitabile radioso futuro della moderna destra di governo, c'erano gli intarsi di radica che impreziosivano non poco i manufatti della "Gaggioli Mobili", e le battute di caccia. In una nuvola di fumo del toscano, con il panciotto arricchito dalla catena dell'orologio da taschino, sapientemente disquisiva della ghiandaia e del merlo, della gazza e della cornacchia grigia. Gli occhi si illuminavano, ai presenti già pareva di intravedere lo schioppo dalle parti della buvette.

Ma il meglio di sè l'ha poi dato da assessore alla caccia ecc. ecc. della provincia romana. In un tripudio di lepri e fagiani, senza dimenticare i pescatori con il relativo acquisto di uova di coregone per l'auspicato ripopolamento ittico, ha vissuto una stagione di gloria: manifestazioni per rilanciare la caccia con l'arco, rassegne dove erano "in mostra fagiani, starne, cavalli, asini, pecore e capre e anche il furetto e il coniglio selvatico", Salone Ittico, "Natale del cacciatore", "Festa del grano" col gioco della pignatta, il tiro della fune e la gara del cocomero, dibattiti sul tema: "Le cacce tradizionali. Quella delle palombe: un patrimonio culturale dell'Italia centrale".

Come componente del coordinamento caccia della Cdl, ha elaborato una proposta di legge quadro, ovviamente "fortemente europeista" e va da sé "regionalista". Esortava in un discorso: "In bocca al lupo!" - ma la bestia, saggiamente, si era già data. Ben armato (pure di pazienza) Gaggioli avanza, ché intanto Fini spinge. Perciò, o gli danno 'sto Sviluppo Italia o qui un altro innocente fagiano rischia le penne.


Dagospia 06 Maggio 2004