PILERI, LA MOSSA DI TRONCHETTI (SCAVALCATI DI FATTO RUGGIERO E DE BENEDETTI)
TROILI, LA MOSSA DI AL SAWIRIS - PROFUMO DI INCOGNITE - ASSALTO A FINMECCANICA
RICUCCI SMACKDOWN! - MARCHETTI-BAZOLI, BLINDATURA ALLA FACCIA DEL MERCATO
TROILI, LA MOSSA DI AL SAWIRIS - PROFUMO DI INCOGNITE - ASSALTO A FINMECCANICA
RICUCCI SMACKDOWN! - MARCHETTI-BAZOLI, BLINDATURA ALLA FACCIA DEL MERCATO
1 - ASSALTO A FINMECCANICA
Mancano quaranta giorni all'Assemblea di Finmeccanica che nominerà per tre anni il nuovo Consiglio di Amministrazione. La decisione di Siniscalco di "ripartire da capo" azzerando l'intero Consiglio, ha riaperto la corsa alle poltrone. Ci sono 11 posti da assegnare che fanno gola ai partiti. Si agita Massimo Pini che vorrebbe la riconferma da AN, si agita Mauro Miccio che chiede un atto riparatore dopo l'estromissione da ENEL, e si agita Lorenzo Cesa, l'uomo di Follini che ha già perso la battaglia per la RAI. L'unico che se la gode è il comandante supremo Guarguaglini che nel triangolo Berlusconi-Gianni Letta-Giuliano Amato ripone tutta la sua fiducia per la riconferma.
Con malizia è stata messa in giro l'ipotesi di uno sdoppiamento del suo incarico (presidente e amministratore delegato) e qualcuno ha fatto notare che a dicembre compirà 69 anni, l'età di Vittorio Mincato. Il manager di piazza Monte Grappa se la ride, prepara le valigie per il Salone Aeronautico che si apre domenica a Parigi, e respinge l'idea che a mettere in giro certe voci sia il suo nemico storico Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri e amico di De Michelis.
2 - PILERI, LA MOSSA DI TRONCHETTI (SCAVALCATI DI FATTO RUGGIERO E DE BENEDETTI)
Nella testa brizzolata di Tronchetti Provera ci sono le barche, Afef, l'Inter, le sorti di RCS, un pizzico di Confindustria, e soprattutto molta TelecomItalia. La sfida dei competitors è sempre più aggressiva, i numeri di Vodafone fanno pensare e la tecnologia corre più veloce del mercato. Per questi motivi Tronchetti ha deciso in queste ore di affidare a un solo uomo la responsabilità delle reti di Telecom (domestic wireline) e di Tim (mobile). Si chiama Stefano Pileri e aveva già la carica di Responsabile Rete della telefonia fissa. D'ora in avanti il giovane manager risponderà direttamente a Tronchetti scavalcando di fatto Riccardo Ruggiero e Marco De Benedetti. Per il presidente di TelecomItalia l'interconnessione delle reti fisso-mobile è una priorità assoluta.
3 - TROILI, LA MOSSA DI AL SAWIRIS
Ai piani alti di Wind i nervi trillano come i telefonini. L'arrivo del piccolo faraone egiziano Al Sawiris è destinato a creare una rivoluzione nel management. Dopo la firma dell'accordo con ENEL del 30 maggio (salutata da Paoletto Scaroni con la storica frase "nell'avventura di Wind ci abbiamo rimesso in questi anni 5 miliardi."), i top-manager guidati da Tommaso Pompei aspettano il 30 giugno quando dopo il "closing" Al Sawiris e i suoi maggiordomi entreranno a piedi giunti nella governance dell'Azienda. Si sa già che l'egiziano vuole sette dei dieci posti in consiglio e che all'ENEL toccherà la vice-presidenza. Il vincolo a confermare i manager italiani sembrava assoluto, poi è stato diluito in un blando impegno a condividere le scelte strategiche. Parole vaghe che aprono l'ipotesi di uno sdoppiamento delle cariche per la Presidenza e per la poltrona dell'Amministraztore Delegato. Su quest'ultima potrebbe arrivare un uomo di fiducia di Al Sawiris, pescato da Orascom oppure da altre società. Gira un nome: Sergio Troili, un manager con esperienze telefoniche nel Gruppo Marconi.
4 - MYSTERIO RICUCCI SMACKDOWN RCS
Da domenica sera il Patto di sindacato di Rcs Mediagroup prevede che, in caso di offerta pubblica di acquisto sui titoli della società, scatti per tutti i componenti la facoltà di rilevare allo stesso prezzo dell'Opa le quote dei membri del patto che intendessero cedere le loro partecipazioni. A guardarlo da un certo punto di vista l'accordo, sulla cui validità giuridica oggi molti dubitano, sembra blindare il controllo della casa editrice del "Corriere della Sera" e tagliare le gambe a futuri riassetti della proprietà, a cominciare dalla scalata di Stefano Ricucci, diventato primo azionista singolo con il 18,5% delle azioni. In controluce questa mossa si presta però anche a una diversa lettura.
Conferma infatti che dopo tante, dichiarazioni di solidità e tranquillità, i 15 soci di maggioranza hanno sentito il bisogno di sottoscrivere una reciproca obbligazione in una sorta di impegno che appare più d'onore che parasociale. Questo significa che Ricucci, a dispetto di una "vulgata" generale un po' superficiale, certi risultati finora li ha ottenuti. Prima è riuscito a creare fibrillazione, poi ha indotto i "padroni" di via Solferino a ripetute rassicurazioni sulla stabilità degli assetti proprietari e delle intese che li regolano; quindi li ha costretti a contarsi; infine li ha obbligati a mettere nero su bianco e coram populo il nuovo patto di ferro.
5 - MARCHETTI COME BAZOLI, BLINDATURA ALLA FACCIA DEL MERCATO
Ma a questo punto la partita si chiude? Forse Ricucci rimane col cerino in mano e con un investimento di oltre 600 miliardi di euro che rischia di deprezzarsi senza avergli portato alcun potere d'influenza? È troppo presto per dirlo perché la partita Rcs-Corriere sembra far parte in verità di un'altra storia più grande e ugualmente cruenta sulla quale varrà la pena di ritornare. Per adesso si può soltanto sottolineare un aspetto davvero curioso che riguarda il ruolo di BancaIntesa e del suo presidente Nanni Bazoli.
Poco più di un mese fa BancaIntesa ha modificato le regole del suo sindacato di controllo, che già aveva aggiornato in chiave difensiva appena il 15 marzo scorso. In base al nuovo patto d'acciaio i grandi Soci sono d'ora in poi impegnati ad attenersi, come un solo uomo, alle scelte che il Comitato Direttivo adotterà in caso di Opa od Opa ostile. Chiunque volesse aderire alle offerte di acquisto, dovrà comunque rispettare l'obbligo a vendere agli altri soci sindacati grazie a un diritto d'opzione definito inaggirabile dagli eventuali scalatori.
Una simile blindatura costituisce un fatto eccezionale. È un'autentica primizia per tutte le società finora quotate al listino. E non si spiega altrimenti (oltretutto per un patto ben collaudato, che conta su più del 40% del capitale) se non nell'ambito delle grandi manovre in corso nell'arcipelago del potere finanziario. Con due corollari. Con questa operazione Bazoli, da sempre sostenitore e acclamato promotore della trasparenza e della contendibilità dei mercati, smentisce innanzi tutto se stesso e la sua storia personale.
Al di là dell'abilità degli illustri giuristi come Alessandro Pedersoli e Francesco Carbonetti (ex legale Consob) che ne sono gli architetti, la validità giuridica di un simile grimaldello è tutta da dimostrare. Perché dalle norme del Tuf (Testo Unico della Finanza) non si evince nel merito alcuna legittimazione. E qui arriviamo alla questione RCS-Ricucci perché il contratto firmato il 3 maggio in BancaIntesa è stato riproposto in fotocopia da Bazoli ai soci di Rcs, replicando a 33 giorni di distanza la stessa scena. Di domenica e a sera inoltrata, come sempre accade per le vicissitudini cruciali nel destino del "Corriere".
6 - PROFUMO DI INCOGNITE
Alessandro Profumo è sul punto di vincere la sua scommessa. Dopo il via libera delle Fondazioni azioniste di Unicredit, il banchiere-McKinsey sta per concludere l'aggregazione della banca tedesca Hub annunciata per prima in Italia da Dagospia il 16 aprile. Il banchiere prodiano che rifiuta con orrore l'idea di fare il Sindaco di Milano, sarà il presidente del primo gruppo nell'Est-europeo (11 milioni di clienti). Tuttavia non mancano le incognite che sono di tipo finanziario e di carattere politico. Sul primo fronte giocano le perplessità delle banche d'affari che ritengono la banca bavarese un gioiello di valore discutibile. Profumo ha accantonato 2,5 miliardi per fare questa operazione che secondo Merrill Lynch farebbe crescere nel 2007 di un modesto 1,5 il valore delle azioni (così scrive oggi "Il Sole 24 Ore"). La seconda perplessità è politica. Se il processo di Allargamento dell'Europa ai 25 Paesi e all'Est si dovesse inceppare - come appare ormai sicuro - tutta la strategia del banchiere prodiano potrebbe subire gravi contraccolpi.
Dagospia 07 Giugno 2005
Mancano quaranta giorni all'Assemblea di Finmeccanica che nominerà per tre anni il nuovo Consiglio di Amministrazione. La decisione di Siniscalco di "ripartire da capo" azzerando l'intero Consiglio, ha riaperto la corsa alle poltrone. Ci sono 11 posti da assegnare che fanno gola ai partiti. Si agita Massimo Pini che vorrebbe la riconferma da AN, si agita Mauro Miccio che chiede un atto riparatore dopo l'estromissione da ENEL, e si agita Lorenzo Cesa, l'uomo di Follini che ha già perso la battaglia per la RAI. L'unico che se la gode è il comandante supremo Guarguaglini che nel triangolo Berlusconi-Gianni Letta-Giuliano Amato ripone tutta la sua fiducia per la riconferma.
Con malizia è stata messa in giro l'ipotesi di uno sdoppiamento del suo incarico (presidente e amministratore delegato) e qualcuno ha fatto notare che a dicembre compirà 69 anni, l'età di Vittorio Mincato. Il manager di piazza Monte Grappa se la ride, prepara le valigie per il Salone Aeronautico che si apre domenica a Parigi, e respinge l'idea che a mettere in giro certe voci sia il suo nemico storico Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri e amico di De Michelis.
2 - PILERI, LA MOSSA DI TRONCHETTI (SCAVALCATI DI FATTO RUGGIERO E DE BENEDETTI)
Nella testa brizzolata di Tronchetti Provera ci sono le barche, Afef, l'Inter, le sorti di RCS, un pizzico di Confindustria, e soprattutto molta TelecomItalia. La sfida dei competitors è sempre più aggressiva, i numeri di Vodafone fanno pensare e la tecnologia corre più veloce del mercato. Per questi motivi Tronchetti ha deciso in queste ore di affidare a un solo uomo la responsabilità delle reti di Telecom (domestic wireline) e di Tim (mobile). Si chiama Stefano Pileri e aveva già la carica di Responsabile Rete della telefonia fissa. D'ora in avanti il giovane manager risponderà direttamente a Tronchetti scavalcando di fatto Riccardo Ruggiero e Marco De Benedetti. Per il presidente di TelecomItalia l'interconnessione delle reti fisso-mobile è una priorità assoluta.
3 - TROILI, LA MOSSA DI AL SAWIRIS
Ai piani alti di Wind i nervi trillano come i telefonini. L'arrivo del piccolo faraone egiziano Al Sawiris è destinato a creare una rivoluzione nel management. Dopo la firma dell'accordo con ENEL del 30 maggio (salutata da Paoletto Scaroni con la storica frase "nell'avventura di Wind ci abbiamo rimesso in questi anni 5 miliardi."), i top-manager guidati da Tommaso Pompei aspettano il 30 giugno quando dopo il "closing" Al Sawiris e i suoi maggiordomi entreranno a piedi giunti nella governance dell'Azienda. Si sa già che l'egiziano vuole sette dei dieci posti in consiglio e che all'ENEL toccherà la vice-presidenza. Il vincolo a confermare i manager italiani sembrava assoluto, poi è stato diluito in un blando impegno a condividere le scelte strategiche. Parole vaghe che aprono l'ipotesi di uno sdoppiamento delle cariche per la Presidenza e per la poltrona dell'Amministraztore Delegato. Su quest'ultima potrebbe arrivare un uomo di fiducia di Al Sawiris, pescato da Orascom oppure da altre società. Gira un nome: Sergio Troili, un manager con esperienze telefoniche nel Gruppo Marconi.
4 - MYSTERIO RICUCCI SMACKDOWN RCS
Da domenica sera il Patto di sindacato di Rcs Mediagroup prevede che, in caso di offerta pubblica di acquisto sui titoli della società, scatti per tutti i componenti la facoltà di rilevare allo stesso prezzo dell'Opa le quote dei membri del patto che intendessero cedere le loro partecipazioni. A guardarlo da un certo punto di vista l'accordo, sulla cui validità giuridica oggi molti dubitano, sembra blindare il controllo della casa editrice del "Corriere della Sera" e tagliare le gambe a futuri riassetti della proprietà, a cominciare dalla scalata di Stefano Ricucci, diventato primo azionista singolo con il 18,5% delle azioni. In controluce questa mossa si presta però anche a una diversa lettura.
Conferma infatti che dopo tante, dichiarazioni di solidità e tranquillità, i 15 soci di maggioranza hanno sentito il bisogno di sottoscrivere una reciproca obbligazione in una sorta di impegno che appare più d'onore che parasociale. Questo significa che Ricucci, a dispetto di una "vulgata" generale un po' superficiale, certi risultati finora li ha ottenuti. Prima è riuscito a creare fibrillazione, poi ha indotto i "padroni" di via Solferino a ripetute rassicurazioni sulla stabilità degli assetti proprietari e delle intese che li regolano; quindi li ha costretti a contarsi; infine li ha obbligati a mettere nero su bianco e coram populo il nuovo patto di ferro.
5 - MARCHETTI COME BAZOLI, BLINDATURA ALLA FACCIA DEL MERCATO
Ma a questo punto la partita si chiude? Forse Ricucci rimane col cerino in mano e con un investimento di oltre 600 miliardi di euro che rischia di deprezzarsi senza avergli portato alcun potere d'influenza? È troppo presto per dirlo perché la partita Rcs-Corriere sembra far parte in verità di un'altra storia più grande e ugualmente cruenta sulla quale varrà la pena di ritornare. Per adesso si può soltanto sottolineare un aspetto davvero curioso che riguarda il ruolo di BancaIntesa e del suo presidente Nanni Bazoli.
Poco più di un mese fa BancaIntesa ha modificato le regole del suo sindacato di controllo, che già aveva aggiornato in chiave difensiva appena il 15 marzo scorso. In base al nuovo patto d'acciaio i grandi Soci sono d'ora in poi impegnati ad attenersi, come un solo uomo, alle scelte che il Comitato Direttivo adotterà in caso di Opa od Opa ostile. Chiunque volesse aderire alle offerte di acquisto, dovrà comunque rispettare l'obbligo a vendere agli altri soci sindacati grazie a un diritto d'opzione definito inaggirabile dagli eventuali scalatori.
Una simile blindatura costituisce un fatto eccezionale. È un'autentica primizia per tutte le società finora quotate al listino. E non si spiega altrimenti (oltretutto per un patto ben collaudato, che conta su più del 40% del capitale) se non nell'ambito delle grandi manovre in corso nell'arcipelago del potere finanziario. Con due corollari. Con questa operazione Bazoli, da sempre sostenitore e acclamato promotore della trasparenza e della contendibilità dei mercati, smentisce innanzi tutto se stesso e la sua storia personale.
Al di là dell'abilità degli illustri giuristi come Alessandro Pedersoli e Francesco Carbonetti (ex legale Consob) che ne sono gli architetti, la validità giuridica di un simile grimaldello è tutta da dimostrare. Perché dalle norme del Tuf (Testo Unico della Finanza) non si evince nel merito alcuna legittimazione. E qui arriviamo alla questione RCS-Ricucci perché il contratto firmato il 3 maggio in BancaIntesa è stato riproposto in fotocopia da Bazoli ai soci di Rcs, replicando a 33 giorni di distanza la stessa scena. Di domenica e a sera inoltrata, come sempre accade per le vicissitudini cruciali nel destino del "Corriere".
6 - PROFUMO DI INCOGNITE
Alessandro Profumo è sul punto di vincere la sua scommessa. Dopo il via libera delle Fondazioni azioniste di Unicredit, il banchiere-McKinsey sta per concludere l'aggregazione della banca tedesca Hub annunciata per prima in Italia da Dagospia il 16 aprile. Il banchiere prodiano che rifiuta con orrore l'idea di fare il Sindaco di Milano, sarà il presidente del primo gruppo nell'Est-europeo (11 milioni di clienti). Tuttavia non mancano le incognite che sono di tipo finanziario e di carattere politico. Sul primo fronte giocano le perplessità delle banche d'affari che ritengono la banca bavarese un gioiello di valore discutibile. Profumo ha accantonato 2,5 miliardi per fare questa operazione che secondo Merrill Lynch farebbe crescere nel 2007 di un modesto 1,5 il valore delle azioni (così scrive oggi "Il Sole 24 Ore"). La seconda perplessità è politica. Se il processo di Allargamento dell'Europa ai 25 Paesi e all'Est si dovesse inceppare - come appare ormai sicuro - tutta la strategia del banchiere prodiano potrebbe subire gravi contraccolpi.
Dagospia 07 Giugno 2005