KIKKO ALLA MATRIX-CIANA - RIUSCIRA' IL NOSTRO EROE A SFONDARE "PORTA A PORTA"? INDOSSATA LA DIVISA DA IENA, MENTANA AVVISA IL BISCIONE: "INDIPENDENTE, EQUIDISTANTE MA NON EQUIVICINO. NIENTE DI RASSICURANTE NELL'ANNO ELETTORALE PER ECCELLENZA".

Annalena Benini per "Il Foglio"

Quando Enrico Mentana creò il Tg5, nel 1992, il rivale da battere, o almeno da costringere a correre, era il direttore del Tg1. Era Bruno Vespa. Il Tg1 cambiò ("Adesso la novità più grossa del Tg1 è che assomiglia al Tg5" ha detto una volta Aldo Grasso). Succede di nuovo, Mentana sta preparando "Matrix", sarà la seconda serata di Mediaset, sarà l'approfondimento dell'informazione su Canale 5, sarà una cosa nuova, cioè non sarà Porta a Porta.

"Porta a Porta, in tanti anni, ha sperimentato una struttura aperta, la stessa che può usare per la dieta di Valeria Marini o per la morte del Papa. Non cambia - dice Mentana al Foglio - E' incentrato praticamente solo sullo studio e sul conduttore, colui che rilascia il passaporto del diritto alla partecipazione al programma: è nato in un momento difficilissimo della politica professionale, è riuscito a portare nelle case i volti dei politici, per cui oggi non ci sembra neanche così incredibile se a parlare dello stupro di Bologna o di qualunque altro argomento di stretta attualità ci siano Renato Schifani o Luciano Violante".

Sdoganare i politici, renderli reali, è già stato fatto. Mentana farà altro, insieme a Davide Parenti, l'autore delle Iene, "la persona che meglio ha coniugato l'intento satirico provocatorio con l'informazione senza collare: è passata più informazione dalle Iene che in tanti altri posti, e quella carica di idee può essere messa al servizio di qualcosa di diverso".

Caratteristica delle Iene è anche l'ossessiva attitudine a rompere le scatole per strada a chiunque, una questione di stile. "Anche a Matrix gli ospiti non staranno a proprio agio, la loro non sarà una presenza promozionale. Poi ci saranno inchieste, approfondimenti, interviste, immagini, talk show: niente di rassicurante nell'anno elettorale per eccellenza, durante la sfida finale, e sì, certo, ruoterà tutto intorno a me".

Tra il Tg5 e "Matrix" (se davvero, alla fine, si chiamerà così), Mentana ha fatto uno speciale su Oriana Fallaci, andato in onda in una sera ovattata dal Festival di Sanremo. Due milioni e mezzo di spettatori, non molto, "ma avevo avuto garanzia solo su quella giornata, e tra tremila anni si troverà soltanto quello speciale, non l'ha fatto nessun altro: il genere biografico e di approfondimento è molto praticato all'estero, molto sui canali tematici, per il resto è zero assoluto, un peccato".



Più o meno zero anche l'approfondimento su Mediaset, adesso, tranne "Terra!" (creato, appunto, da Mentana) "Non è stato fatto nulla né sul referendum né sulle regionali, l'ho notato e l'ho fatto notare, non ci si può ritrarre fino a questo punto".

C'era Maurizio Costanzo, ci sarà Enrico Mentana. "Costanzo è stato il vero sdoganatore dei temi forti sulla tivù commerciale: un ruolo storico che non gli toglierà mai nessuno, tutti gli altri sono venuti dopo. Poteva parlare di diete, di corna, di mafia, di riforme istituzionali, come adesso fa Vespa. Ed è passato più mondo attraverso il Costanzo Show che in tutte le altre trasmissioni. Ora però dall'intoccabilità assoluta si è saltati al dileggio gratuito, è insensato: prima nessuno parlava male di Enzo Biagi, di Maurizio Costanzo, di Piero Angela, di Antonio Ricci. Chi è stato fin troppo conformista come sempre adesso fa il classico antifascista del 25 aprile, ma la televisione è passata attraverso queste cose, senza le quali sarebbe molto più povera".

E gli altri, come sono i rivali? "Riescono a piacermi sia Gianni Minoli sia Milena Gabanelli, molto distanti tra loro, ma è vero che è stato Minoli a scoprire la Gabanelli". "E non si può negare che ci siano delle puntate di Porta a Porta particolarmente ben fatte". Quali? "Beh, le tasse, la sfera politica". Giovanni Floris? "E' un esempio molto forte di samarcandismo di seconda generazione, apparentemente più freddo di com'era il prototipo, Santoro: dà ulteriormente calore proprio perché non è un infiammatore".

Gad Lerner? "Lasciamo perdere il Lerner di adesso, che si è scelto una strada di tutto riposo, iniziatica: ma il Lerner di 'Profondo nord' è stato sicuramente l'innovazione più forte dell'inizio degli anni Novanta". Il fatto è, dice Mentana, che "l'importante è andare in onda, lo dimostrano tutti, compreso Marzullo: Samarcanda ebbe bisogno di tre edizioni prima di diventare un punto di riferimento". E per continuare a stare in onda "bisogna o avere già un pubblico, essere molto marchiati, o essere molto aperti".

Lui è molto aperto e comincerà in autunno, dice che sarà "indipendente, equidistante ma non equivicino: un programma così dovrà spiazzare e fare cambiare gli altri, però calma: non sono né mitomane né mosca cocchiera".


Dagospia 22 Giugno 2005