"NON CI STO A FARMI PROCESSARE DA PRODI E RUTELLI (TANTOMENO DA BERLUSCONI)"
D'ALEMA ALZA LE VELE: "BASTA CON L'ASSEDIO O SALTERÀ IL PARTITO DEMOCRATICO"
"IO NON MI ALLEO CON CHI SOSPETTA CHE IL NOSTRO SIA UN PARTITO DI DELINQUENTI"
D'ALEMA ALZA LE VELE: "BASTA CON L'ASSEDIO O SALTERÀ IL PARTITO DEMOCRATICO"
"IO NON MI ALLEO CON CHI SOSPETTA CHE IL NOSTRO SIA UN PARTITO DI DELINQUENTI"
Massimo Giannini per "La Repubblica"
"Avanti, avanti così. Un altro po' di quest'autodafè, e riusciamo anche a fare il capolavoro di perdere le elezioni...". Massimo D'Alema è appena rientrato da una breve vacanza di fine d'anno in Andalusia. Il suo telefono, nell'ufficio della Fondazione Italianieuropei a via dell'Arancio, ribolle da un paio d'ore. Il presidente dei Ds parla con tutti. Prodi, Fassino, Angius, Chiti, Violante. Quella che sembrava una normale riunione di direzione di inizio d'anno, già convocata per l'11 gennaio, rischia di trasformarsi in uno psicodramma collettivo.
La base fibrilla. Il vertice vacilla. Le intercettazioni sui colloqui tra Fassino e Consorte, dentro la Quercia, spingono molti a riparlare di "questione morale", e a rimpiangere Enrico Berlinguer. Fuori dalla Quercia, inducono Prodi a parlare di "una ferita profonda inferta alla coscienza collettiva del Paese" e a chiedere "nuove regole per riportare la politica nel suo alveo".
Parole che, fuori dall'ufficialità, fanno male agli uomini del Botteghino. D'Alema, nei colloqui con i compagni di partito, è un fiume in piena. "Ma vi rendete conto di quello che sta succedendo? Qui c'è un presidente del Consiglio che si permette di venirci a fare la morale. Lui, che è un conflitto di interessi vivente, fa affari con Putin sul gas, regala denaro pubblico per i decoder prodotti da un'azienda del fratello. E invece sulla graticola ci stiamo noi, per una telefonata di Piero o per il mio mutuo in banca...".
Fassino, nell'ultima telefonata con Roma prima di tornare in aereo da un breve tour in Messico, va giù ancora più pesante: "Adesso basta con questa panna montata. Da venti giorni ci attaccano da tutte le parti con accuse inesistenti, e fanno finta di non ricordare che in questa inchiesta sulle banche ci sono fatti penalmente rilevanti che coinvolgono cinque membri del governo e della maggioranza. C'è un sottosegretario alla Giustizia che faceva la talpa per conto di uno degli scalatori, e mi pare che nessuno gridi allo scandalo. Ci sono Brancher e Calderoli, chiamati in causa da Fiorani, e mi pare che tutti se lo siano già dimenticato. C'è l'oscuro caso della Credieuronord, ma non leggo inchieste dei giornali su questo... ".
La linea del vertice diessino ricorda una frase pronunciata a suo tempo da Scalfaro: "Non ci sto". Non ci sta D'Alema, a farsi "processare" dai giornali per una colpa che non si riconosce. "La cinghia di trasmissione tra Ds-Unipol non esiste. Consorte non ha mai preso ordini da noi, né noi gliene abbiamo mai dati", ha ripetuto ieri a chi gli ha parlato. "E poi - ha aggiunto - sono convinto che alla fine di questa storia lui uscirà pulito. Al massimo gli imputeranno un'evasione fiscale. Una brutta cosa, per carità, ma mi pare un vizio piuttosto diffuso, in questo sciagurato Paese...".
Non ci sta Fassino, a sentire il Cavaliere, "proprio lui, che parla di intrecci inaccettabili tra affari e politica". Il segretario, nei suoi contatti telefonici di ieri pomeriggio per preparare il vertice dell'11 gennaio, è stato netto: "Anche questa vergognosa "proprietà transitiva" deve finire: io posso anche fare il tifo per l'Opa dell'Unipol su Bnl, ma questo non significa che approvo tutte le operazioni fatte da Consorte. Se lui ha sbagliato e ha commesso illeciti, ne dovrà rendere conto. Ma questo con il partito non c'entra niente, chiaro?".
Ma alla direzione della prossima settimana, fatalmente, la questione Consorte sarà al primo punto dell'ordine del giorno. D'Alema ne è consapevole. Per questo, ai suoi, continua a illustrare una linea che ricalca quella del segretario: "Dobbiamo distinguere il piano finanziario, e su questo è chiaro quello che è successo. L'Unipol ha legittimamente lanciato un'Opa sulla Bnl, e quello che resta del vecchio establishment si è ribellato e si è attivato per impedirglielo. E qui sì, Consorte ha commesso due errori: da una parte ha pensato che gli avrebbero fatto prendere la Bnl senza colpo ferire, dall'altra si è messo a fianco personaggi francamente impresentabili...".
Anche Fassino è convinto che sulle banche si sia consumato e si stia consumando un classico scontro di potere: "Ne vuoi la prova?", chiedeva ieri a uno dei suoi interlocutori romani. "Te la do subito. Quando all'inizio gli immobiliaristi si sono mossi sulle banche e su Rcs, un certo mondo imprenditoriale è insorto e si è mobilitato, gridando allo scandalo contro i parvenu e chiedendo dove avevano preso i soldi. Oggi che gli immobiliaristi hanno venduto le loro quote e sono usciti da quelle operazioni, nessuno se ne occupa più, nessuno chiede più niente. Non sono più un pericolo per il capitalismo italiano. Lo erano solo quando hanno provato a entrare dentro qualche salotto buono...".
Per questo, l'impressione è che il gruppo dirigente della Quercia, nonostante tutte le pressioni, non farà marcia indietro sul merito dell'affare Unipol-Bnl. Non farà autocritica sul sostegno alla scalata, ma punterà solo a separare i destini del partito da quelli di Consorte. "Fare il tifo - ha ripetuto il segretario - non è un reato. Non c'è nulla di illegittimo nell'esprimere soddisfazione se una grande azienda del settore cooperativo, che obiettivamente fa parte del nostro mondo di riferimento, cresce e si rafforza. E poi io, con Consorte, ho parlato di cose già avvenute. Sarei stato censurabile se, invece che con lui, avessi parlato al telefono con Fazio, per fare pressioni sull'autorizzazione all'Opa, o con Ricucci e Gnutti, per convincerli a cedere le loro partecipazioni. Ma non ho mai fatto niente di simile. Per questo ho la coscienza a posto, di fronte al mio partito e di fronte al mondo intero. E rivendico comunque il mio diritto di "fare il tifo"...".
Non solo. Chi ha incontrato D'Alema in queste ore, giura che sulla sua scrivania ci sono decine e decine di lettere dei militanti che solidarizzano, e invitano il partito a "sostenere con orgoglio le ragioni dell'Unipol". Ce n'è addirittura una di un'iscritta che recita più o meno così: "Caro Massimo, anch'io ho un debito con la Ducato per il leasing di una macchina: sono forse complice di Fiorani?".
Ma a parte la guerra finanziaria, nella vicenda c'è anche un ovvio risvolto politico. Ed è questo che preoccupa di più i leader del Botteghino. Fassino lo ha detto a chiare lettere, anche nelle sue telefonate con Prodi e con gli esponenti della Margherita: "Non sono così miope da non vedere che dietro questa aggressione contro di noi, che io sto ben attento a non chiamare complotto, c'è anche un obiettivo politico. Ed è quello di indebolire i Ds, dentro la coalizione di un centrosinistra che si candida a vincere le elezioni. Questa intenzione c'è, e purtroppo la vedo anche tra i nostri alleati".
Il segretario ha apprezzato l'uscita di Prodi sulla Stampa. Ma al Professore ha voluto comunque chiarire la sua posizione: "Io sono d'accordo, apriamo pure un tavolo per ridiscutere di regole. Ma un conto è ragionare tra noi su un nuovo decalogo dei rapporti tra politica e affari, tra banche e industrie, tra solidarismo cooperativistico e principi di mercato, tra assetti di partito e governance delle imprese. Tutt'altra questione, invece, è questa campagna vergognosa e diffamatoria che è stata costruita contro di noi". E qui, anche se non lo dice e non glielo ha detto, forse Fassino avrebbe sperato in una manifestazione di solidarietà politica, da parte del Professore. Non è arrivata. Per ora non c'è problema. Ma con i suoi, il segretario ha sottolineato più volte quel "per ora". "Prendo atto che, finora, dalla Margherita e da Rutelli abbiamo avuto rispetto. Ma voglio vedere come si comporteranno gli alleati nei prossimi giorni".
Se Fassino è più morbido, D'Alema come sempre recita la parte più ruvida. L'ha detto senza mezzi termini. Anche a Prodi: "Questa storia mi preoccupa. Se si continua così rischiamo una vera e propria crisi, a due mesi dalle elezioni. Se qualcuno getta benzina sul fuoco invece di aiutarci a spegnerlo - ha sussurrato il presidente diessino ai suoi fedelissimi - qui crolla tutta la baracca. Le alleanze si fanno se sono sostenibili. Io non mi alleo con chi sospetta che il nostro sia un partito di delinquenti. In queste condizioni è meglio lasciar perdere. Tanto c'è il proporzionale, no? Ognuno vada per conto suo. Giochiamo con tre punte anche noi, come il Polo. E poi vediamo chi vince...".
L'autodafè può continuare. C'è solo un antidoto, che la può ancora impedire. Si chiama Berlusconi. Qualche altra sparata comica e provocatoria come quella di ieri sera, e come per incanto il centrosinistra si ricompatterà. Ma è un miracolo che, purtroppo, ormai riesce solo al Cavaliere.
Dagospia 05 Gennaio 2006
"Avanti, avanti così. Un altro po' di quest'autodafè, e riusciamo anche a fare il capolavoro di perdere le elezioni...". Massimo D'Alema è appena rientrato da una breve vacanza di fine d'anno in Andalusia. Il suo telefono, nell'ufficio della Fondazione Italianieuropei a via dell'Arancio, ribolle da un paio d'ore. Il presidente dei Ds parla con tutti. Prodi, Fassino, Angius, Chiti, Violante. Quella che sembrava una normale riunione di direzione di inizio d'anno, già convocata per l'11 gennaio, rischia di trasformarsi in uno psicodramma collettivo.
La base fibrilla. Il vertice vacilla. Le intercettazioni sui colloqui tra Fassino e Consorte, dentro la Quercia, spingono molti a riparlare di "questione morale", e a rimpiangere Enrico Berlinguer. Fuori dalla Quercia, inducono Prodi a parlare di "una ferita profonda inferta alla coscienza collettiva del Paese" e a chiedere "nuove regole per riportare la politica nel suo alveo".
Parole che, fuori dall'ufficialità, fanno male agli uomini del Botteghino. D'Alema, nei colloqui con i compagni di partito, è un fiume in piena. "Ma vi rendete conto di quello che sta succedendo? Qui c'è un presidente del Consiglio che si permette di venirci a fare la morale. Lui, che è un conflitto di interessi vivente, fa affari con Putin sul gas, regala denaro pubblico per i decoder prodotti da un'azienda del fratello. E invece sulla graticola ci stiamo noi, per una telefonata di Piero o per il mio mutuo in banca...".
Fassino, nell'ultima telefonata con Roma prima di tornare in aereo da un breve tour in Messico, va giù ancora più pesante: "Adesso basta con questa panna montata. Da venti giorni ci attaccano da tutte le parti con accuse inesistenti, e fanno finta di non ricordare che in questa inchiesta sulle banche ci sono fatti penalmente rilevanti che coinvolgono cinque membri del governo e della maggioranza. C'è un sottosegretario alla Giustizia che faceva la talpa per conto di uno degli scalatori, e mi pare che nessuno gridi allo scandalo. Ci sono Brancher e Calderoli, chiamati in causa da Fiorani, e mi pare che tutti se lo siano già dimenticato. C'è l'oscuro caso della Credieuronord, ma non leggo inchieste dei giornali su questo... ".
La linea del vertice diessino ricorda una frase pronunciata a suo tempo da Scalfaro: "Non ci sto". Non ci sta D'Alema, a farsi "processare" dai giornali per una colpa che non si riconosce. "La cinghia di trasmissione tra Ds-Unipol non esiste. Consorte non ha mai preso ordini da noi, né noi gliene abbiamo mai dati", ha ripetuto ieri a chi gli ha parlato. "E poi - ha aggiunto - sono convinto che alla fine di questa storia lui uscirà pulito. Al massimo gli imputeranno un'evasione fiscale. Una brutta cosa, per carità, ma mi pare un vizio piuttosto diffuso, in questo sciagurato Paese...".
Non ci sta Fassino, a sentire il Cavaliere, "proprio lui, che parla di intrecci inaccettabili tra affari e politica". Il segretario, nei suoi contatti telefonici di ieri pomeriggio per preparare il vertice dell'11 gennaio, è stato netto: "Anche questa vergognosa "proprietà transitiva" deve finire: io posso anche fare il tifo per l'Opa dell'Unipol su Bnl, ma questo non significa che approvo tutte le operazioni fatte da Consorte. Se lui ha sbagliato e ha commesso illeciti, ne dovrà rendere conto. Ma questo con il partito non c'entra niente, chiaro?".
Ma alla direzione della prossima settimana, fatalmente, la questione Consorte sarà al primo punto dell'ordine del giorno. D'Alema ne è consapevole. Per questo, ai suoi, continua a illustrare una linea che ricalca quella del segretario: "Dobbiamo distinguere il piano finanziario, e su questo è chiaro quello che è successo. L'Unipol ha legittimamente lanciato un'Opa sulla Bnl, e quello che resta del vecchio establishment si è ribellato e si è attivato per impedirglielo. E qui sì, Consorte ha commesso due errori: da una parte ha pensato che gli avrebbero fatto prendere la Bnl senza colpo ferire, dall'altra si è messo a fianco personaggi francamente impresentabili...".
Anche Fassino è convinto che sulle banche si sia consumato e si stia consumando un classico scontro di potere: "Ne vuoi la prova?", chiedeva ieri a uno dei suoi interlocutori romani. "Te la do subito. Quando all'inizio gli immobiliaristi si sono mossi sulle banche e su Rcs, un certo mondo imprenditoriale è insorto e si è mobilitato, gridando allo scandalo contro i parvenu e chiedendo dove avevano preso i soldi. Oggi che gli immobiliaristi hanno venduto le loro quote e sono usciti da quelle operazioni, nessuno se ne occupa più, nessuno chiede più niente. Non sono più un pericolo per il capitalismo italiano. Lo erano solo quando hanno provato a entrare dentro qualche salotto buono...".
Per questo, l'impressione è che il gruppo dirigente della Quercia, nonostante tutte le pressioni, non farà marcia indietro sul merito dell'affare Unipol-Bnl. Non farà autocritica sul sostegno alla scalata, ma punterà solo a separare i destini del partito da quelli di Consorte. "Fare il tifo - ha ripetuto il segretario - non è un reato. Non c'è nulla di illegittimo nell'esprimere soddisfazione se una grande azienda del settore cooperativo, che obiettivamente fa parte del nostro mondo di riferimento, cresce e si rafforza. E poi io, con Consorte, ho parlato di cose già avvenute. Sarei stato censurabile se, invece che con lui, avessi parlato al telefono con Fazio, per fare pressioni sull'autorizzazione all'Opa, o con Ricucci e Gnutti, per convincerli a cedere le loro partecipazioni. Ma non ho mai fatto niente di simile. Per questo ho la coscienza a posto, di fronte al mio partito e di fronte al mondo intero. E rivendico comunque il mio diritto di "fare il tifo"...".
Non solo. Chi ha incontrato D'Alema in queste ore, giura che sulla sua scrivania ci sono decine e decine di lettere dei militanti che solidarizzano, e invitano il partito a "sostenere con orgoglio le ragioni dell'Unipol". Ce n'è addirittura una di un'iscritta che recita più o meno così: "Caro Massimo, anch'io ho un debito con la Ducato per il leasing di una macchina: sono forse complice di Fiorani?".
Ma a parte la guerra finanziaria, nella vicenda c'è anche un ovvio risvolto politico. Ed è questo che preoccupa di più i leader del Botteghino. Fassino lo ha detto a chiare lettere, anche nelle sue telefonate con Prodi e con gli esponenti della Margherita: "Non sono così miope da non vedere che dietro questa aggressione contro di noi, che io sto ben attento a non chiamare complotto, c'è anche un obiettivo politico. Ed è quello di indebolire i Ds, dentro la coalizione di un centrosinistra che si candida a vincere le elezioni. Questa intenzione c'è, e purtroppo la vedo anche tra i nostri alleati".
Il segretario ha apprezzato l'uscita di Prodi sulla Stampa. Ma al Professore ha voluto comunque chiarire la sua posizione: "Io sono d'accordo, apriamo pure un tavolo per ridiscutere di regole. Ma un conto è ragionare tra noi su un nuovo decalogo dei rapporti tra politica e affari, tra banche e industrie, tra solidarismo cooperativistico e principi di mercato, tra assetti di partito e governance delle imprese. Tutt'altra questione, invece, è questa campagna vergognosa e diffamatoria che è stata costruita contro di noi". E qui, anche se non lo dice e non glielo ha detto, forse Fassino avrebbe sperato in una manifestazione di solidarietà politica, da parte del Professore. Non è arrivata. Per ora non c'è problema. Ma con i suoi, il segretario ha sottolineato più volte quel "per ora". "Prendo atto che, finora, dalla Margherita e da Rutelli abbiamo avuto rispetto. Ma voglio vedere come si comporteranno gli alleati nei prossimi giorni".
Se Fassino è più morbido, D'Alema come sempre recita la parte più ruvida. L'ha detto senza mezzi termini. Anche a Prodi: "Questa storia mi preoccupa. Se si continua così rischiamo una vera e propria crisi, a due mesi dalle elezioni. Se qualcuno getta benzina sul fuoco invece di aiutarci a spegnerlo - ha sussurrato il presidente diessino ai suoi fedelissimi - qui crolla tutta la baracca. Le alleanze si fanno se sono sostenibili. Io non mi alleo con chi sospetta che il nostro sia un partito di delinquenti. In queste condizioni è meglio lasciar perdere. Tanto c'è il proporzionale, no? Ognuno vada per conto suo. Giochiamo con tre punte anche noi, come il Polo. E poi vediamo chi vince...".
L'autodafè può continuare. C'è solo un antidoto, che la può ancora impedire. Si chiama Berlusconi. Qualche altra sparata comica e provocatoria come quella di ieri sera, e come per incanto il centrosinistra si ricompatterà. Ma è un miracolo che, purtroppo, ormai riesce solo al Cavaliere.
Dagospia 05 Gennaio 2006