SAREBBE STATO MEGLIO ISCRIVERE I RAGAZZI A UN CORSO ACCELERATO DI ESTETICA DELLA MUTANDA E FILOSOFIA DEL NULLA - ROSSI DI VERGOGNA: NON E' DA CAMPIONE LA CORSIA SPECIALE IN TV - SISTEMO ADORNO E TORNO (IL ROMANZO È MORTO, ANZI NO: VIVA FICARA!).
1 - CORSO ACCELERATO DI ESTETICA DELLA MUTANDA
Massimo Gramellini per La Stampa
La notizia che la compagna di bisbocce romane dell'onorevole Mele diventerà un'attrazione dell'imminente stagione televisiva ha gettato parecchi genitori nello sconforto più cupo. A cosa sono serviti anni di sacrifici per dare un'istruzione alla prole, se poi la fortuna arride sempre e soltanto a chi si segnala per vicende violente o cafone? Invece che a medicina o ad architettura, sarebbe stato meglio iscrivere i ragazzi a un corso accelerato di estetica della mutanda e filosofia del nulla: docenti Corona, Costantino e la Lecciso.
Eppure c'è un po' di giustizia a questo mondo. Magari non nelle aule di tribunale e negli uffici di certe procure. Ma nei santuari del consumismo. Là dove il fumoso Famoso, premiato dall'Auditel e venerato da minoranze urlacchianti a favore di telecamera, si sottopone all'unica prova che conta: quella del mercato. Entrate in una jeanseria e chiedete quante magliette e slip di Corona hanno venduto negli ultimi mesi. Poi passate da un negozio di video e domandate se il film del tronista Costantino ha ottenuto più o meno spettatori di una partita di C2.
Infine, fate un giro in una di quelle discoteche che affittano come ospiti d'onore la Lecciso e gli altri cloni che la tv produce a getto continuo, con l'unico requisito che non sappiano fare niente. Vi imbatterete in una scoperta interessante. Gli italiani, fin quando c'è da rincretinirsi gratis, sono i più avidi divoratori di scemenze del mondo. Ma appena si tratta di pagarle, le scemenze, diventano saggi come un santone (indù, ché per quelli nostrani quest'estate marca male).
2 - NON E' DA CAMPIONE LA CORSIA SPECIALE IN TV
Emanuela Audisio per La Repubblica
Il premier della velocità su due ruote ha parlato. Le tv hanno mandato in onda la cassetta. Nessun contraddittorio. Lo spazio dato al dittatore delle moto è stato integrale. Il ragazzo che sorpassa con lealtà ha ribadito di essere uno sportivo anche nella vita. Non mente, non è un furbetto, vive davvero a Londra, è amareggiato, è stato strumentalizzato, d´ora in poi parlerà solo di motociclismo, dà appuntamento ai tifosi a Brno dove andrà per vincere, come sempre. È la prima volta che un indagato per frode fiscale occupa l´apertura dei telegiornali, Tg5 e Tg1, come fosse un perseguitato politico. D´accordo il dottor Rossi è sette volte campione del mondo e ha anche una laurea honoris causa, ma questo gli dà il diritto a invadere i tg con un suo filmato, senza che esista la possibilità di replica?
Lo sport è correre con gli altri, non eliminare alla partenza ogni potenziale concorrente. Così si gareggia da soli, senza pericoli. E si vince anche. Rossi ha il diritto di sentirsi offeso dalle accuse di essere uno che bara sulla tasse, ma l´informazione televisiva ha il dovere di fare la sua parte. E se ogni evasore fiscale importante mandasse la sua cassetta per discolparsi, per invocare simpatia e innocenza? E perché non dare accesso anche a quelli sconosciuti, creando magari una rubrica: l´angolo dell´evasione? Rossi merita l´applauso per come lotta sui circuiti (auguri per Brno), ma in tv eviti la corsia preferenziale. Non è da campioni.
3 - SISTEMO ADORNO E TORNO (IL ROMANZO È MORTO, ANZI NO: VIVA FICARA!)
Riccardo Chiaberge per il Domenicale del Sole 24 Ore
Se è vero, come scrive Alessandro Piperno nel suo ultimo saggio Il demone reazionario, che «la vita non serve a niente», perché preoccuparsi della vita o morte del romanzo? E soprattutto, se non serve la vita, a che servono i critici letterari e i dibattiti sui critici, e i critici che dibattono tra loro sulla critica? Talvolta, a farci rimpiangere di essere ancora qui, in questo giardino di supplizi. E invece, malgrado i nostri voti, puntuale come i temporali di ferragosto, ecco che a movimentare le pigre giornate balneari ci scoppia addosso una crepitante polemica sullo stato di salute della narrativa di oggi.
Ad aprirla sulle colonne del Corriere è stato proprio Piperno, con un formidabile affondo contro un pezzo da novanta della cultura. Parliamo di Theodor W. Adorno, guru della Scuola di Francoforte, bollato come «cattivo maestro» per il suo pessimismo sul futuro del romanzo. Sistemo Adorno e torno. Poiché il suddetto Theodor W., per la sua ben nota spocchia, si rifiuta di replicare a Piperno, a rispondere in sua vece hanno provveduto, in sequenza, Franco Cordelli e Giorgio Ficara.
Insomma, Adorno era pessimista o no? E la narrativa come sta? Per Ficara, il romanzo non è morto per la semplice ragione che «nasce già in crisi»: ha avuto un'infanzia difficile, forse qualche malformazione congenita. E comunque, se oggi conduce una vita grama «non è perché Adorno ne minacci il futuro». Meno male, ci sentiamo più sollevati, pensavamo che il fantasma del perfido Theodor si fosse infiltrato subdolamente nelle case editrici per boicottare i giovani narratori come Piperno.
Chi sta benissimo, invece, è Raffaele «Duddù» La Capria, 85 anni, che interpellato da Panorama sul tema, spiritosamente estivo, della morte, dopo avere fatto i dovuti scongiuri, rivela che a fargli pensare di essere morto è stato il Meridiano Mondadori a lui dedicato: «Con quel titolo Opere stampato sul dorso mi sembrava una stele funebre». Poi però ha subito scritto altri tre libri. Alla faccia dei menagrami come Adorno.
Il romanzo è morto, anzi no: viva Ficara!
Dagospia 16 Agosto 2007
Massimo Gramellini per La Stampa
La notizia che la compagna di bisbocce romane dell'onorevole Mele diventerà un'attrazione dell'imminente stagione televisiva ha gettato parecchi genitori nello sconforto più cupo. A cosa sono serviti anni di sacrifici per dare un'istruzione alla prole, se poi la fortuna arride sempre e soltanto a chi si segnala per vicende violente o cafone? Invece che a medicina o ad architettura, sarebbe stato meglio iscrivere i ragazzi a un corso accelerato di estetica della mutanda e filosofia del nulla: docenti Corona, Costantino e la Lecciso.
Eppure c'è un po' di giustizia a questo mondo. Magari non nelle aule di tribunale e negli uffici di certe procure. Ma nei santuari del consumismo. Là dove il fumoso Famoso, premiato dall'Auditel e venerato da minoranze urlacchianti a favore di telecamera, si sottopone all'unica prova che conta: quella del mercato. Entrate in una jeanseria e chiedete quante magliette e slip di Corona hanno venduto negli ultimi mesi. Poi passate da un negozio di video e domandate se il film del tronista Costantino ha ottenuto più o meno spettatori di una partita di C2.
Infine, fate un giro in una di quelle discoteche che affittano come ospiti d'onore la Lecciso e gli altri cloni che la tv produce a getto continuo, con l'unico requisito che non sappiano fare niente. Vi imbatterete in una scoperta interessante. Gli italiani, fin quando c'è da rincretinirsi gratis, sono i più avidi divoratori di scemenze del mondo. Ma appena si tratta di pagarle, le scemenze, diventano saggi come un santone (indù, ché per quelli nostrani quest'estate marca male).
2 - NON E' DA CAMPIONE LA CORSIA SPECIALE IN TV
Emanuela Audisio per La Repubblica
Il premier della velocità su due ruote ha parlato. Le tv hanno mandato in onda la cassetta. Nessun contraddittorio. Lo spazio dato al dittatore delle moto è stato integrale. Il ragazzo che sorpassa con lealtà ha ribadito di essere uno sportivo anche nella vita. Non mente, non è un furbetto, vive davvero a Londra, è amareggiato, è stato strumentalizzato, d´ora in poi parlerà solo di motociclismo, dà appuntamento ai tifosi a Brno dove andrà per vincere, come sempre. È la prima volta che un indagato per frode fiscale occupa l´apertura dei telegiornali, Tg5 e Tg1, come fosse un perseguitato politico. D´accordo il dottor Rossi è sette volte campione del mondo e ha anche una laurea honoris causa, ma questo gli dà il diritto a invadere i tg con un suo filmato, senza che esista la possibilità di replica?
Lo sport è correre con gli altri, non eliminare alla partenza ogni potenziale concorrente. Così si gareggia da soli, senza pericoli. E si vince anche. Rossi ha il diritto di sentirsi offeso dalle accuse di essere uno che bara sulla tasse, ma l´informazione televisiva ha il dovere di fare la sua parte. E se ogni evasore fiscale importante mandasse la sua cassetta per discolparsi, per invocare simpatia e innocenza? E perché non dare accesso anche a quelli sconosciuti, creando magari una rubrica: l´angolo dell´evasione? Rossi merita l´applauso per come lotta sui circuiti (auguri per Brno), ma in tv eviti la corsia preferenziale. Non è da campioni.
3 - SISTEMO ADORNO E TORNO (IL ROMANZO È MORTO, ANZI NO: VIVA FICARA!)
Riccardo Chiaberge per il Domenicale del Sole 24 Ore
Se è vero, come scrive Alessandro Piperno nel suo ultimo saggio Il demone reazionario, che «la vita non serve a niente», perché preoccuparsi della vita o morte del romanzo? E soprattutto, se non serve la vita, a che servono i critici letterari e i dibattiti sui critici, e i critici che dibattono tra loro sulla critica? Talvolta, a farci rimpiangere di essere ancora qui, in questo giardino di supplizi. E invece, malgrado i nostri voti, puntuale come i temporali di ferragosto, ecco che a movimentare le pigre giornate balneari ci scoppia addosso una crepitante polemica sullo stato di salute della narrativa di oggi.
Ad aprirla sulle colonne del Corriere è stato proprio Piperno, con un formidabile affondo contro un pezzo da novanta della cultura. Parliamo di Theodor W. Adorno, guru della Scuola di Francoforte, bollato come «cattivo maestro» per il suo pessimismo sul futuro del romanzo. Sistemo Adorno e torno. Poiché il suddetto Theodor W., per la sua ben nota spocchia, si rifiuta di replicare a Piperno, a rispondere in sua vece hanno provveduto, in sequenza, Franco Cordelli e Giorgio Ficara.
Insomma, Adorno era pessimista o no? E la narrativa come sta? Per Ficara, il romanzo non è morto per la semplice ragione che «nasce già in crisi»: ha avuto un'infanzia difficile, forse qualche malformazione congenita. E comunque, se oggi conduce una vita grama «non è perché Adorno ne minacci il futuro». Meno male, ci sentiamo più sollevati, pensavamo che il fantasma del perfido Theodor si fosse infiltrato subdolamente nelle case editrici per boicottare i giovani narratori come Piperno.
Chi sta benissimo, invece, è Raffaele «Duddù» La Capria, 85 anni, che interpellato da Panorama sul tema, spiritosamente estivo, della morte, dopo avere fatto i dovuti scongiuri, rivela che a fargli pensare di essere morto è stato il Meridiano Mondadori a lui dedicato: «Con quel titolo Opere stampato sul dorso mi sembrava una stele funebre». Poi però ha subito scritto altri tre libri. Alla faccia dei menagrami come Adorno.
Il romanzo è morto, anzi no: viva Ficara!
Dagospia 16 Agosto 2007