IL BONCO DELLA DISCORDIA - ALDO GRASSO: "BOMBAY" HA LA MICCIA BAGNATA. MI SONO ADDORMENTATO, VINTO DALLA NOIA - DIPOLLINA: LA TV NUDA DI BONCOMPAGNI È UNA SORTA DI INNO ALLA TV COME SOTTRAZIONE.

1 - LA TV NUDA DI BONCOMPAGNI, ALMENO NON CI DÀ ANSIE.
Antonio Dipollina per "la Repubblica"


Ci sarà un motivo se allineando due peperoni e quattro melanzane Gianni Boncompagni mette in piedi un´oretta di tv su cui si spendono volentieri interesse e parole. C´è il passato, certo, e ci sono molte furberie di mestiere: ma il "Bombay" che ha debuttato su La7 martedì in tarda serata è una sorta di inno alla tv come sottrazione. Con tutto quello che ci è toccato negli ultimi tempi, ormai aggiungendo cose alla tv si fanno solo danni.

Meglio togliere tutto, anche l´identità reale degli ospiti, una strip-tv in cui almeno si può coltivare il sogno di arrivare alla meta, nudi ma alla meta. Le parti scritte e preparate - poche - non sono le migliori, servirebbe piuttosto qualcuno che prolungasse un po´ le gag che Boncompagni inventa e Giovanni Benincasa cerca di incanalare: ma Arbore a occhio ha altro da fare e chissà cosa direbbero poi gli scandalizzati benpensanti della tv come frontiera luminosa e continua sul futuro.

Invece c´è già stato tutto e tanto vale tornarci sopra: il Padreterno impersonato da Sabelli Fioretti è perfezionabile (trattandosi del Padreterno non dovrebbe essere difficile) e simile a molte caratterizzazioni arboriane: metà delle cose non funzionavano e da un certo punto in avanti c´è stata una caduta evidente. Ma se c´è da impegnarsi per migliorare qualcosa, dateci "Bombay" e non altro. Non fosse che per una caratteristica perduta: non è un programma ansiogeno, non arriva un ospite solo per farsi dire "Tizio ha scritto che lei ha le corna: cosa risponde?". "Bombay" non è niente di simile, forse non esiste e questo, se possibile, rassicura ancora di più.

2 - TORNA BONCOMPAGNI MA VINCE LA NOIA.
Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"

Invece di Bombay (La7, martedì, ore 23,30) potevano chiamarlo 7 nani, sia per omaggiare la rete ospitante sia per giocare sull'altezza media degli autori e dei partecipanti (Boncompagni, Benincasa, Chiambretti, Magalli...). Cosa sia Bombay lo capiremo fra una decina di puntate, quando l'affiatamento e i tormentoni avranno fatto il loro corso.



Per ora, la prima reazione è stata questa: tutto qui? Ma non doveva essere un programma «anarchico, agnostico e provocatorio»? Forse, di primo acchito pareva la sagra del bollito di Carrù, provincia di Cuneo. Ma non doveva essere «un programma anarchico nella sintassi e nella grammatica, una trasmissione non credente, in niente»? Può darsi, ma l'impressione era un'allegria da cazzari di ultimo pelo che ha coinvolto anche alcune presenze fisse tipo Giulio Andreotti, Claudio Sabelli Fioretti e i finti esperti.

Boncompagni e Benincasa sono due vecchi cinici: a volte prevale in loro il disincanto e la mancanza di fede nella tv genera un salutare e divertito avvicinamento al mezzo; a volte invece sono sopraffatti dalla goliardia e allora si lasciano sedurre dalla velleità narcisistica di comportarsi come bambini cattivi e stagionati. Televisivamente è come se dicessero parolacce per stupire i grandi (sempre per via dell'altezza). Certo una gag in cui si finge di parlare male di Pippo Baudo sembra proprio una trovata non freschissima, né «innovativa e spiazzante» (così come era stata annunciata).

La7, in assenza di audience o quasi, è l'unica rete generalista che può permettersi continui esperimenti, come ad esempio costruire una serata mettendo assieme un pallosissimo documentario sulle tombe dell'antico Egitto e un programma così «anarchico» (a bene vedere, poi, si potrebbe anche scoprire che il documentario tedioso risulta più innovativo di Bombay ma il discorso ci porterebbe altrove).

In genere, solidarizzando con i cinici, speravo che il programma mi servisse come manuale di difesa mentale dall'invasione delle Tenebre e invece, a un certo punto, mi sono addormentato, vinto dalla noia. Erano sempre tenebre, ma con la «t» minuscola, affiliate a un invisibile bene e non a un occulto male.


Dagospia 25 Ottobre 2007