IPOD AL ROGO! - LA BIBBIA DEL ROCK "ROLLING STONE" BOCCIA LA MUSICA DIGITALE E SENTE LA MANCANZA DELL'HI-FI - LA NONA DI BEETHOVEN IN FORMATO MP3 STA ALL'ORIGINALE COME UNO SCHIZZO AL MODELLO.

Bruno Giurato per "Libero"


Un paradosso. Nonostante la tecnologia che trionfa, le pagine di offerte hightech che invadono le nostre cassette di posta, le presentazioni di novità hardware e software che diventano moda e costume, la qualità sonora della musica che ascoltiamo peggiora. Lo sostiene un articolo molto documentato e molto discusso del Rolling Stone (edizione americana).

Titolo: "La morte dell'alta fedeltà". Il termine "alta fedeltà" si porta dietro un'impressione di modernariato, ricorda i tempi in cui c'era l'impianto stereo, col piatto, l'amplificatore, le casse, tutto comprato pezzo per pezzo. Oggi si attacca il computer a due casse, magari con il subwoofer. Il portafoglio ci guadagna, la qualità del suono mai: gli acuti sibilano, i medi grattano, i bassi rimbombano. Non serve essere dei fanatici per accorgersene. La cosa in sé non disturba più di tanto, comunque, dato che c'è un altro responsabile della decadenza del paesaggio sonoro, il formato mp3.

In teoria l'mp3 è un procedimento di calcolo per comprimere - cioè ridurre - i dati, non dovrebbe fare danni. In pratica ridurre un file musicale di 50 megabyte a 5 megabyte qualche conseguenza ce l'ha. La nona di Beethoven in formato mp3 che sta sul computer di chi scrive sta al Cd originale come uno schizzo al modello. I piano e i forte si confondono, gli oboi si mangiano i violini, i timpani sembrano tamburelli. Quando scarichiamo un Cd a soli 9 euro e 99 anziché una ventina abbondanti stiamo pagando quella musica quanto vale.



L'uso di Ipod, Zen, e lettori portatili non migliora le cose. Per questioni di sicurezza gli aggeggi in questione non forniscono un volume alto. Di conseguenza gli ingegneri del suono che si occupano del mastering, tendono a comprimere il segnale. Questo distrugge la dinamica del suono, cioè la differenza tra piano e forte, cioè il respiro, la raffinatezza dell'esecuzione. Daniel Levitin, che insegna Neuroscienze all'unversità McGill di Montreal sostiene che «l'eccitazione nella musica proviene dalle variazioni di tono, timbro, volume.
Se si rende uniforme uno di questi parametri, tutto diventa monotono».

I risultati delle ricerche confermano. Dopo pochi minuti un volume costante affatica il cervello. Pochi ascoltatori se ne rendono conto in maniera conscia, ma sentono il bisogno di passare a una nuova canzone. Ormai tra i produttori americani e non solo è aperta la guerra del volume. Si ascoltino "La radiolina" di Manu Chao o "Magic" di Bruce Springsteen. Vengono fuori a un volume fortissimo. La corsa al volume alto e costante, cioè a una qualità costantemente bassa sollecita una nota a margine dei guai che sta passando la Emi.

Non sarebbe stato il caso - anche per il rock - di coltivare un mercato fatto di gente interessata alla qualità del suono? Gente che vorrebbe un ottimo catalogo di ottime registrazioni e che sarebbe disposta a spendere soldi per questo? Pare di no. Era meglio lanciarsi in una gara spaccaossa con i programmi di scambio file gratuiti e non, attaccarsi al target Robbie Williams (con tutto il rispetto), inscatolare gli artisti in catalogo come sarde salate. E poi stupirsi dei risultati.


Dagospia 22 Gennaio 2008