PROFUMO DI GUAI - DOPO I CANNOLI AMARI DI CUFFARO, KRAPFEN INDIGESTI PER IL KAISER DI UNICREDIT - RIPARTE LA FRONDA TEDESCA HVB: "LA QUOTA DI BANK OF AUSTRIA VALUTATA TROPPO POCO".
Francesco Manacorda per "La Stampa"
Dopo i cannoli amari, Alessandro Profumo si ritrova nel piatto i krapfen indigesti. L'Unicredit perde un round con gli azionisti di minoranza di Hvb che dal 2005 gli danno battaglia, sostenendo che la banca tedesca ha venduto a un prezzo troppo basso agli italiani la sua quota di Bank of Austria e le attività in Europa centro-orientale.
Ieri il tribunale di Monaco di Baviera, davanti al quale si erano presentati 48 azionisti dissidenti di Hvb, ha stabilito che il voto dell'assemblea straordinaria della banca tedesca - che nell'ottobre 2006 decise il passaggio del 78% di Bank of Austria e delle altre partecipazioni a Unicredit per 12,5 miliardi - è da considerarsi non valido e quindi nullo.
Alla base del giudizio motivazioni procedurali: Unicredit non avrebbe dato agli azionisti una piena informativa sul «business combination agreement», l'accordo che stabiliva i termini dell'operazione. Ma il contrasto sostanziale è tra Unicredit, che ha già il 95% di Hvb e a gennaio 2007 ha annunciato di voler liquidare il restante 5% del capitale, e gli azionisti di minoranza che cercano di portare a casa un guadagno supplementare.
Secondo il gruppo Unicredit la decisione del tribunale tedesco - la prima su tre gradi di giudizio - non pone rischi per la fusione con Hvb. Proprio la banca tedesca ha spiegato ieri in un comunicato che «la sentenza non ha effetti sulla transazione legata a Bank of Austria» e ha poi annunciato che, una volta conosciute le motivazioni della sentenza presenterà «probabilmente» appello in secondo grado. Allo stesso tempo, spiega Hvb, «esiste una possibilità» di «rimediare agli errori procedurali» rilevati dai giudici attraverso una risoluzione da approvare alla prossima assemblea degli azionisti, a metà maggio.
Il comunicato non prende invece in considerazione l'idea di un accordo extragiudiziale con gli azionisti di minoranza che invece, secondo alcuni legali, è una strada possibile. Hvb ha spiegato anche che i passaggi di partecipazioni a Unicredit sono avvenuti «in seguito al pagamento di corrispettivi congrui, anche sulla base di opinioni e valutazioni esterne e indipendenti e in modo corretto e trasparente».
Alla notizia della decisione del tribunale il titolo Unicredit è arrivato a perdere più del 5%. In chiusura di seduta, anche sull'onda delle rassicurazioni arrivate da piazza Cordusio, il ribasso si è fermato al 2,75%, con il titolo sceso a 4,917 euro. Sulla fusione italo-tedesca pende anche un'altra azione giudiziaria: in giugno otto hedge fund azionisti di Hvb hanno avanzato una richiesta di danni per oltre 17 miliardi di euro contro Unicredit, lo stesso Profumo e l'amministratore delegato di Hvb Wolfgang Sprissler, sostenendo che alcune partecipazioni della banca tedesca - tra queste appunto Bank of Austria e la sua filiale polacca - erano state vendute a Unicredit a un prezzo troppo basso.
Dagospia 01 Febbraio 2008
Dopo i cannoli amari, Alessandro Profumo si ritrova nel piatto i krapfen indigesti. L'Unicredit perde un round con gli azionisti di minoranza di Hvb che dal 2005 gli danno battaglia, sostenendo che la banca tedesca ha venduto a un prezzo troppo basso agli italiani la sua quota di Bank of Austria e le attività in Europa centro-orientale.
Ieri il tribunale di Monaco di Baviera, davanti al quale si erano presentati 48 azionisti dissidenti di Hvb, ha stabilito che il voto dell'assemblea straordinaria della banca tedesca - che nell'ottobre 2006 decise il passaggio del 78% di Bank of Austria e delle altre partecipazioni a Unicredit per 12,5 miliardi - è da considerarsi non valido e quindi nullo.
Alla base del giudizio motivazioni procedurali: Unicredit non avrebbe dato agli azionisti una piena informativa sul «business combination agreement», l'accordo che stabiliva i termini dell'operazione. Ma il contrasto sostanziale è tra Unicredit, che ha già il 95% di Hvb e a gennaio 2007 ha annunciato di voler liquidare il restante 5% del capitale, e gli azionisti di minoranza che cercano di portare a casa un guadagno supplementare.
Secondo il gruppo Unicredit la decisione del tribunale tedesco - la prima su tre gradi di giudizio - non pone rischi per la fusione con Hvb. Proprio la banca tedesca ha spiegato ieri in un comunicato che «la sentenza non ha effetti sulla transazione legata a Bank of Austria» e ha poi annunciato che, una volta conosciute le motivazioni della sentenza presenterà «probabilmente» appello in secondo grado. Allo stesso tempo, spiega Hvb, «esiste una possibilità» di «rimediare agli errori procedurali» rilevati dai giudici attraverso una risoluzione da approvare alla prossima assemblea degli azionisti, a metà maggio.
Il comunicato non prende invece in considerazione l'idea di un accordo extragiudiziale con gli azionisti di minoranza che invece, secondo alcuni legali, è una strada possibile. Hvb ha spiegato anche che i passaggi di partecipazioni a Unicredit sono avvenuti «in seguito al pagamento di corrispettivi congrui, anche sulla base di opinioni e valutazioni esterne e indipendenti e in modo corretto e trasparente».
Alla notizia della decisione del tribunale il titolo Unicredit è arrivato a perdere più del 5%. In chiusura di seduta, anche sull'onda delle rassicurazioni arrivate da piazza Cordusio, il ribasso si è fermato al 2,75%, con il titolo sceso a 4,917 euro. Sulla fusione italo-tedesca pende anche un'altra azione giudiziaria: in giugno otto hedge fund azionisti di Hvb hanno avanzato una richiesta di danni per oltre 17 miliardi di euro contro Unicredit, lo stesso Profumo e l'amministratore delegato di Hvb Wolfgang Sprissler, sostenendo che alcune partecipazioni della banca tedesca - tra queste appunto Bank of Austria e la sua filiale polacca - erano state vendute a Unicredit a un prezzo troppo basso.
Dagospia 01 Febbraio 2008