DE GENNARO IMPANTANATO NELLA MONNEZZA - A QUASI UN MESE DAL SUO INSEDIAMENTO, NON SI È FATTO QUASI NULLA - LA "SCIAGURA" DELLA CAMPAGNA ELETTORALE - COL CALDO, RISCHIO MALATTIE INFETTIVE...
Mariano Maugeri per "Il Sole 24 Ore"
Il traffico di parole e lo smistamento perpetuo di interessi non è mai stato così intenso. Pure la semantica sembra in preda a una sindrome partenopea, un'area franca dei significati: solo qui esistono i commissari del Governo senza Governo, oppure i Commissari straordinari per l'ordinaria amministrazione. Solo qui si commissaria il San Carlo, l'accademia di Belle Arti e, visto che ci siamo, il partito del Cavaliere e dei fratelli Martusciello.
E solo a Napoli capita di assistere alla metamorfosi in pasdaran di studiosi in materia ambientale, professionisti reggiani- quindi teoricamente immuni dalla peste meridionale - ex presidenti dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'Ambiente e consulenti di Antonio Bassolino (un titolo che ormai è come quello di presidente: non si nega a nessuno) che discettano sul termovalorizzatore di Brescia dalle pagine del "Corriere del Mezzogiorno": «Come quello viennese rispetta la normativa, ma non vuol dire che non inquini. Hanno dipinto di blu la ciminiera, ma da quella ciminiera escono nanopolveri. A Reggio Emilia, la mia città, l'Apat calcola che siano responsabili di 500 morti all'anno».
Le parole sono di Walter Ganapini, volto storico dell'ambientalismo nostrano. A Reggio Emilia, prima città per raccolta differenziata, con una quota che sfiora il 50%, non capiscono di che cosa parli. Il termovalorizzatore di Cavazzoli è un gioiello tecnologico con un monitoraggio delle polveri e degli inquinanti al quale possono accedere in tempo reale tutti gli italiani: basta digitare su Google Comune di Reggio Emilia e poi cliccare sulla icona ambiente (a destra dello schermo). Consigliamo l'esperimento: il viaggio nelle meraviglie della trasparenza e del riciclaggio va suggerito ai napoletani ma anche ai milanesi, che vantano un signor termovalorizzatore, il Silla 2, ma un sito internet fermo alla preistoria.
Ganapini dice di più: Napoli e la Campania possono fare a meno dei termovalorizzatori. Nel giro di pochi mesi la differenziata potrebbe arrivare al 70 per cento. Quello che resta bruciamolo nei cementifici di Treviso. Questo accanimento terapeutico su Napoli e i napoletani è un esercizio di puro autolesionismo.
Da parte degli esperti, dei commissari, dei politici. Come se le teorie più bizzarre, in una situazione ingovernabile, dovessero forzosamente sperimentarsi sull'area metropolitana più antropizzata e martoriata d'Europa. Il consulente di Bassolino è pagato («solo rimborso spese», precisa) per ripetere la vulgata ambientalista della seconda metà degli anni 90: nella realtà più arretrata d'Europa, sperimenteremo il ciclo dei rifiuti più avanzato.
Vienna, Copenhagen, Londra e Reggio Emilia si tengono i termovalorizzatori che bruciano il tal quale? Quei forni sono strumenti demoniaci. E Napoli, non Torino, dev'essere diventata la capitale dell'esoterismo, il luogo dove una ciminiera mette più paura dei mille fuochi che ogni notte abbrustoliscono legioni di ratti che animano le montagne di monnezza a Quarto, Pozzuoli, Melito, San Giorgio a Cremano. «In questi paesi, ci sono cumuli da più di tre mesi», dicono funzionari che non vogliono essere citati.
Ogni sera i napoletani stanno appiccicati alle tv per ascoltare il meteo e l'andamento delle temperature. I guai arriveranno in primavera. Gli esperti del ministero della Salute continuano a ripetere che non ci sono rischi di tumore. Ovvio, almeno per i rifiuti solidi urbani. Il rischio si chiama malattie infettive. Il piano del Commissario procede con una lentezza estenuante. Ariano Irpino rimane chiusa. Idem Montesarchio. Ferrandelle è stata aperta ma le 350mila tonnellate ridotte a 120mila. De Gennaro, arrivato a Napoli a metà gennaio, sembra vittima della sindrome mediatica di tutti i commissari. Forse vuol farsi perdonare l'irruzione di Bolzaneto, durante il G8 di Genova. Forse la luce dei riflettori incita al consenso plebiscitario.
Forse, adesso che i collegamenti con le retrovie sono tagliati, preferisce temporeggiare. La campagna elettorale, poi, è la più grande sciagura che potesse abbattersi sulla Campania. Li vediamo già i duellanti, come i galli sopra la monnezza. Il poliziotto De Gennaro potrà adottare misure estreme nel caso in cui fosse necessario? A Napoli scuotono la testa. Meglio la melina. O il catenaccio. Fino ai supplementari. Due tempi da 15 minuti che non potrà invocare l'altro commissario, Goffredo Sottile, cui tocca riprendere in mano la gara d'appalto per il termovalorizzatore di Acerra, a questo punto un simbolo più che un aiuto concreto a smaltire la montagna di sei milioni di ecoballe.
In questi giorni si continua a confezionare spazzatura che non ha nulla ma proprio nulla del combustibile da rifiuto. Spazzatura da discarica, insomma. Finirà come è finita a Pianura, il quartiere con vista (su discarica) sigillato da "teste matte", monnezza e abusivismo. Per settimane giornali e telegiornali hanno alternato due sole notizie: la discarica riapre, non riapre. A fine gennaio, nel silenzio generale, un paio di carabinieri si sono presentati con l'autorizzazione di sequestro alla mano nel capannone di 5mila metri quadrati che avrebbe dovuto ospitare 20mila tonnellate di ecoballe.
Tutto si aspettavano, tranne di trovare una mezza dozzina di aziende industriali e artigiane con regolare contratto di affitto e centinaia di operai al lavoro: c'è chi impasta vetroresina, un ingrosso di materiali edili e, addirittura, un'impresa che vernicia i carrelli ferroviari per conto delle Fs. Monnezza, abusivismo e fabbrichette.
Dagospia 08 Febbraio 2008
Il traffico di parole e lo smistamento perpetuo di interessi non è mai stato così intenso. Pure la semantica sembra in preda a una sindrome partenopea, un'area franca dei significati: solo qui esistono i commissari del Governo senza Governo, oppure i Commissari straordinari per l'ordinaria amministrazione. Solo qui si commissaria il San Carlo, l'accademia di Belle Arti e, visto che ci siamo, il partito del Cavaliere e dei fratelli Martusciello.
E solo a Napoli capita di assistere alla metamorfosi in pasdaran di studiosi in materia ambientale, professionisti reggiani- quindi teoricamente immuni dalla peste meridionale - ex presidenti dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'Ambiente e consulenti di Antonio Bassolino (un titolo che ormai è come quello di presidente: non si nega a nessuno) che discettano sul termovalorizzatore di Brescia dalle pagine del "Corriere del Mezzogiorno": «Come quello viennese rispetta la normativa, ma non vuol dire che non inquini. Hanno dipinto di blu la ciminiera, ma da quella ciminiera escono nanopolveri. A Reggio Emilia, la mia città, l'Apat calcola che siano responsabili di 500 morti all'anno».
Le parole sono di Walter Ganapini, volto storico dell'ambientalismo nostrano. A Reggio Emilia, prima città per raccolta differenziata, con una quota che sfiora il 50%, non capiscono di che cosa parli. Il termovalorizzatore di Cavazzoli è un gioiello tecnologico con un monitoraggio delle polveri e degli inquinanti al quale possono accedere in tempo reale tutti gli italiani: basta digitare su Google Comune di Reggio Emilia e poi cliccare sulla icona ambiente (a destra dello schermo). Consigliamo l'esperimento: il viaggio nelle meraviglie della trasparenza e del riciclaggio va suggerito ai napoletani ma anche ai milanesi, che vantano un signor termovalorizzatore, il Silla 2, ma un sito internet fermo alla preistoria.
Ganapini dice di più: Napoli e la Campania possono fare a meno dei termovalorizzatori. Nel giro di pochi mesi la differenziata potrebbe arrivare al 70 per cento. Quello che resta bruciamolo nei cementifici di Treviso. Questo accanimento terapeutico su Napoli e i napoletani è un esercizio di puro autolesionismo.
Da parte degli esperti, dei commissari, dei politici. Come se le teorie più bizzarre, in una situazione ingovernabile, dovessero forzosamente sperimentarsi sull'area metropolitana più antropizzata e martoriata d'Europa. Il consulente di Bassolino è pagato («solo rimborso spese», precisa) per ripetere la vulgata ambientalista della seconda metà degli anni 90: nella realtà più arretrata d'Europa, sperimenteremo il ciclo dei rifiuti più avanzato.
Vienna, Copenhagen, Londra e Reggio Emilia si tengono i termovalorizzatori che bruciano il tal quale? Quei forni sono strumenti demoniaci. E Napoli, non Torino, dev'essere diventata la capitale dell'esoterismo, il luogo dove una ciminiera mette più paura dei mille fuochi che ogni notte abbrustoliscono legioni di ratti che animano le montagne di monnezza a Quarto, Pozzuoli, Melito, San Giorgio a Cremano. «In questi paesi, ci sono cumuli da più di tre mesi», dicono funzionari che non vogliono essere citati.
Ogni sera i napoletani stanno appiccicati alle tv per ascoltare il meteo e l'andamento delle temperature. I guai arriveranno in primavera. Gli esperti del ministero della Salute continuano a ripetere che non ci sono rischi di tumore. Ovvio, almeno per i rifiuti solidi urbani. Il rischio si chiama malattie infettive. Il piano del Commissario procede con una lentezza estenuante. Ariano Irpino rimane chiusa. Idem Montesarchio. Ferrandelle è stata aperta ma le 350mila tonnellate ridotte a 120mila. De Gennaro, arrivato a Napoli a metà gennaio, sembra vittima della sindrome mediatica di tutti i commissari. Forse vuol farsi perdonare l'irruzione di Bolzaneto, durante il G8 di Genova. Forse la luce dei riflettori incita al consenso plebiscitario.
Forse, adesso che i collegamenti con le retrovie sono tagliati, preferisce temporeggiare. La campagna elettorale, poi, è la più grande sciagura che potesse abbattersi sulla Campania. Li vediamo già i duellanti, come i galli sopra la monnezza. Il poliziotto De Gennaro potrà adottare misure estreme nel caso in cui fosse necessario? A Napoli scuotono la testa. Meglio la melina. O il catenaccio. Fino ai supplementari. Due tempi da 15 minuti che non potrà invocare l'altro commissario, Goffredo Sottile, cui tocca riprendere in mano la gara d'appalto per il termovalorizzatore di Acerra, a questo punto un simbolo più che un aiuto concreto a smaltire la montagna di sei milioni di ecoballe.
In questi giorni si continua a confezionare spazzatura che non ha nulla ma proprio nulla del combustibile da rifiuto. Spazzatura da discarica, insomma. Finirà come è finita a Pianura, il quartiere con vista (su discarica) sigillato da "teste matte", monnezza e abusivismo. Per settimane giornali e telegiornali hanno alternato due sole notizie: la discarica riapre, non riapre. A fine gennaio, nel silenzio generale, un paio di carabinieri si sono presentati con l'autorizzazione di sequestro alla mano nel capannone di 5mila metri quadrati che avrebbe dovuto ospitare 20mila tonnellate di ecoballe.
Tutto si aspettavano, tranne di trovare una mezza dozzina di aziende industriali e artigiane con regolare contratto di affitto e centinaia di operai al lavoro: c'è chi impasta vetroresina, un ingrosso di materiali edili e, addirittura, un'impresa che vernicia i carrelli ferroviari per conto delle Fs. Monnezza, abusivismo e fabbrichette.
Dagospia 08 Febbraio 2008