UN COLPO FATALE DI "SOLE" BRUCIA DOMENICO ARCURI - DE BORTOLI DURISSIMO CON NOMINE, SCELTE E OPERAZIONI DEL NUOVO AMMINISTRATORE DI SVILUPPO ITALIA - I TANTI AMICI DELLA DELOITTE NON SI DIMENTICANO.

Mariano Maugeri per "Il Sole 24 Ore"

Chiamatele, se volete, rimpatriate. Oppure, alla francese, rendez-vous: tra vecchi commilitoni, compagni di liceo o ex colleghi non fa differenza. A chi non piace celebrare gli amarcord di una promettente gavetta?

Domenico Arcuri, dalla natìa Melito Porto Salvo, costa ionica calabrese, di strada ne ha macinata. Consulente d'impresa, protagonista di quello che lui chiama memorabile turnaround della Deloitte dopo gli scandali delle certificazioni taroccate ai bilanci di Parmalat e Cirio, asceso proprio un anno fa al soglio di via Calabria, in Roma, sede di uno dei più inutili e costosi contenitori della Repubblica. Sviluppo Italia è una dépendance del Governo. Con ironia sicuramente involontaria è stata ribattezzata Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti. Basta stabilire che cosa attrae e per conto di chi.

Quando arriva a via Calabria, Arcuri spulcia i bilanci, setaccia gli elenchi dei consulenti, sbircia quello interminabile dei consiglieri di amministrazione delle società controllate, ed emette una sentenza senza appello: Sviluppo Italia è una banca finanziata dai contribuenti dove i pochi invitati a frequentarla si sono allenati nell'arte di servire generosamente se stessi e i loro amici. Nulla di sensazionale: inciuci, dilapidazioni di denaro pubblico, arricchimenti illeciti, nepotismo sfrenato e la gemmazione di tante piccole Sviluppo Italia quante sono le regioni italiane. Con quel capolavoro dei proci calabresi che prima hanno spolpato Sviluppo Italia Calabria e ora si azzannano nella disputa dell'osso.

Io cambierò tutto, promette Arcuri, come una specie di Ulisse jonico: disboscherò le società controllate, caccerò i consiglieri di amministrazione, assumerò i più capaci e onesti, volerò in giro per il mondo per catturare grandi investitori che disertano l'Italia. La squadra è uno dei capitoli più corposi della storia del nuovo leader dell'Agenzia nazionale. Prima di tutto, un dettaglio: Arcuri sostiene di aver ceduto la partecipazione dell'1,9%che deteneva in Deloitte consulting, la società di revisione contabile della quale era partner, in coincidenza con il nuovo incarico al vertice di Sviluppo Italia («Qui ci ho rimesso metà del mio stipendio. E l'ho fatto con la passione del civil servant », ci disse ringhiando una mattina dell'agosto scorso).

Un posto, la Deloitte, nella quale ha lasciato il cuore e tanti amici. Uno di loro si chiama Massimo Orengo, ex socio unico e amministratore di Orma associati, una società di consulenza acquistata nel luglio del 2006 da Deloitte consulting e di cui, all'indomani dell'acquisizione, Arcuri diventa amministratore delegato al posto di Orengo. E il povero Orengo, che ha ceduto le quote di Orma alla Deloitte? In Sviluppo Italia c'è posto per tutti: consulente con 135mila euro di stipendio. Altra società di cui Arcuri è stato socio (al 50%), nonché ex amministratore delegato nell'era antecedente all'avvento in via Calabria, è la Pars, società di consulenza informatica. Co-amministratore delegato in Pars fino a metà febbraio 2008 è Fabrizio Pascale, figlio dei famosissimo boiardo Ernesto, padre-padrone della Stet, la finanziaria dell'Iri che controllava Telecom prima della scalata della razza padana.

Società di telecomunicazioni dalla quale arriva Gabriele Visco, figlio del viceministro Vincenzo (si veda Il Sole 24 Ore del 14 agosto 2008). Fabrizio, oltre che socio, è un grande amico di Domenico. E Ulisse non dimentica mai gli amici. Il 6 febbraio Fabrizio Pascale viene nominato consigliere di Italia Navigando, società controllata da Sviluppo Italia. Pascale, in materia, è un esperto: è stato consigliere di amministrazione di Festival crociere, compagnia crocieristica dell'armatore greco-cipriota Gerges Poulides: società fallita, con il sequestro dei beni mobili e immobili di tutti gli amministratori, Pascale compreso.



Una disavventura cui gli amici dovevano porre rimedio. Arcuri medita di piazzare il socio Fabrizio al timone di Italia Navigando, una delle missioni cruciali per i destini di Sviluppo Italia, imbalsamata dopo l'addio dell'ex Ad Massimo Caputi, cioè da oltre due anni. Proprio perché a Italia Navigando si attribuiscono grandi potenzialità, nel frattempo arriva il nuovo presidente. C'è un amichetto di D'Alema, Ernesto Abaterusso, che il mare, almeno lui, lo conosce perché è nato a Patù, pochi chilometri da Santa Maria di Leuca. Abaterusso, oltre a essere stato un sanguigno deputato dei Ds, è consulente di un'azienda calzaturiera e nella sua carriera di parlamentare si è distinto per una proposta di legge intorno alle questioni marinare: «Disposizioni in materia di etichettatura dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura ».

Tanto basta per assegnargli uno stipendio di 90mila euro all'anno. Dimenticavamo: la Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera ricevette una richiesta dai magistrati di Lecce: in un momento di eccitazione, al grido di "ladro e bastardo", Abaterusso stava per sbattere il megafono che impugnava sulla faccia del direttore Inps di Casarano.

Ma torniamo in mare. Nelle migliori marinerie ci sono i capitani coraggiosi e gli uomini che devono raccontarne le gesta. Senza Omero Ulisse non sarebbe mai esistito. Appena arrivato, Arcuri disse che l'Ufficio comunicazione era un moloch, una struttura elefantiaca e inutile. Via, allora, Elisabetta Rotolo, prescelta dall'ex Ad Massimo Caputi (proprio questa settimana è stata perfezionata la transazione: 400mila euro di ristoro per l'inopinata cacciata) e porte spalancate a Stefano Andreani, portavoce di Giulio Andreotti ai tempi d'oro; nello stesso ufficio già c'era il siracusano Toi Bianca, fidatissimo portavoce dell'ex ministra forzista, Stefania Prestigiacomo, (8mila euro netti al mese e un libro con sottotitolo imperdibile: anche i portaborse, nel loro piccolo, si scrivono); dentro, ancora, il gran capo della comunicazione Alberto Faustini, amico di Enrico Letta ed ex uomo comunicazione di Lorenzo Dellai, potente presidente della Provincia di Trento; dentro la bella Deborah Pardo, ex collaboratrice trombata della rubrica Periscopio di Panorama; dentro Andrea Tognotti (65mila euro l'anno) ex addetto stampa presso il Dipartimento delle politiche di Sviluppo e coesione, appassionato e fervente cronista della marcia Perugia-Assisi.

Altro amico di vecchia data, pure lui un passato in Deloitte, è il caprese purosangue Giuseppe Arcucci, chiamato come dirigente, dopo aver subito dallo stesso Arcuri un duro rodaggio come consulente per 12.500 euro al mese: laurea in Bocconi e una passionaccia per la narrativa osé. Con Sabina Marchesi ha scritto Distrazione fatale, un sexy thriller. Chissà quali incitamenti narrativi ricaverà dall'esperienza nell'Agenzia di Stato. Di ritratti potrebbe tratteggiarne a decine. Ad Arcuri piacciono i giornalisti dalla penna brillante. Se poi vantano padrini bipartisan, tanto meglio.

Qualche contatto altolocato lo garantisce anche Paolo Torresani, ex dinosauro della comunicazione Iri, ex uomo-stampa di Biagione Agnes, che provvidenzialmente ha risciacquato i panni delle partecipazioni statali centrifugandoli tra i circoli del Buon governo del senatore Marcello dell'Utri (ognuno ha la lavatrice che si merita).

In questo tragicomico Minculpop omerico, mancava una bella fanciulla, un simbolo della bellezza mediterranea. Per non scontentare nessuno, Ulisse ha scelto la sua Nausicaa tra i figli dei dipendenti dell'Agenzia di Stato. Maria Chiara Augenti, 24 anni, napoletana. Una parte nel film "Tre metri sopra il cielo" e una partecipazione nella soap opera "Un posto al Sole" le sono valsi un contratto da consulente per le pubbliche relazioni nell'Agenzia di Stato ( con la delicatezza di metterla a libro paga di una società esterna). Anche lei tra gli onesti e competenti del nuovo corso.

Tra gennaio e febbraio sembrava scomparsa dai corridoi di Sviluppo Italia: «Sta girando un nuovo film», rassicurava la mamma, dipendente dell'Ufficio legale. Alla fine dei ciak, Nausicaa-Augenti è riapparsa in via Calabria, dispensando sorrisi e cinguettando al grande capo. Nessuna «distrazione fatale» da parte della Augenti, giurano i colleghi. Per la pletora di Omero, Ulisse-Arcuri e la sua ciurma di rimpatriati, invece, non ce la sentiamo di garantire.


Dagospia 03 Marzo 2008