MA QUANTO GODE BLAIR PER LA SCONFITTA DI BROWN - TUTTO MERITO DELLE RIVELAZIONI DI LORD LEVY (INSINUAZIONI SU GORDON, TENDENZE GAY COMPRESE DI MANDELSON) - IL CLOWN JOHNSON FU SPOSATO CON LA FIGLIA DI GAIA SERVADIO.
Da London Spy
Né giovedì e neppure venerdì Gordon Brown, primo ministro laburista di Elisabetta seconda, è riuscito a dormire. Aveva gli incubi. Si rendeva conto che la valanga blu dei conservatori di David Cameron lo stava elettoralmente travolgendo. Ma era la rabbia nei confronti del suo predessore Tony Blair che rendeva i suoi nervi così tesi. Si rendeva conto che le sue umiliazioni politiche facevano gioire Tony, accanto al quale doveva sedersi durante i lavori della Commissione internazionale dedicata al Medio Oriente.
Blair appariva allegro e sorridente. Non soltanto felice di essere trattato da grande statista sia dagli arabi che dagli ebrei, ma ricchissimo con almeno tre splendide case ed una villa nel sud dell'Inghilterra con tanto di piscina e campo da tennis che stava trattando e che si trovava poco distante dalla residenza di campagna dei premier britannici dei Chequers. Inoltre e, questa era la ragione più importante del suo gaudio, Blair si rendeva ben conto della punizione che Gordon Brown si era auto inflitta quando meno di un anno fa aveva tanto brigato per farlo dimettere e lasciargli la poltrona del numero dieci di Downing Street.
La "vendetta", dicono in questo paese, "è un piatto che si mangia freddo" ed infatti sono stati i "blairisti" alleati e nostalgici di Tony a contribuire al disastro elettorale di Brown; un disastro che può essere comparato soltanto con quelli precedenti alla prima guerra mondiale, quando il Labour non era neppure al governo.
L'artefice è stato Lord Levy, uno dei migliori amici di Tony, conosciuto come Lord Cashpoint perché incassava da ricchi faccendieri magnifiche tangenti per lubrificare la macchina-partito laburista in cambio di titoli nobiliari e seggi alla Camera Alta. Levy ha pubblicato le sue memorie con tante accuse ed insinuazioni su Gordon, inclusi i pettegolezzi diffusi dal suo collega Mandelson, sulle sue tendenze omosessuali.
Brown ormai e' piu' furioso con Blair ed i suoi amici che con i conservatori che gli anno portato via il controllo delle amministrazioni comunali ed in particolare quella della grande Londra. Inoltre la sua impopolarità è addirittura peggiore di quella attribuita a Neivelle Chamberlain, l'uomo che si lasciò imbrogliare da Hitler alla fine degli anni trenta e che cercò dopo la sua dichiarazione di guerra alla Germania nazista, di impegnare la Royal Navy contro la flotta tedesca vicino alla coste danesi per subire una così dura sconfitta da doversi dimettere e lasciare a Winston Churchill l'incarico di Premier.
Se si dovessero tenere oggi le politiche, sulla base dei risultati delle comunali del primo maggio, i laburisti perderebbero oltre cento dei loro seggi alla Camera dei Comuni e altre loro roccaforti sarebbero espugnate dai conservatori. Le maggiori preoccupazioni sono per la regione londinese un tempo con solida maggioranza di sinistra. Margaret Thatcher prima e Tony Blair poi avevano tentato di sconfiggere Kenneth Livingstone meglio noto come "Ken il rosso", perché leader dei gruppi della sinistra extra-parlamentare impegnata in manifestazioni di protesta spesso violente per anni ed anni.
Margaret Thatcher cercò di eliminare il potere di Ken eliminando l'assemblea della regione londinese ed il suo governo locale. Tony Blair la restaurò ma espulse Ken che tuttavia vinse da indipendente il governo locale contro un candidato ufficiale laburista e contro i conservatori. Da allora è sempre apparso imbattibile. Per questa ragione era stato riammesso nelle fila del partito di Brown per essere a sua volta travolto dalla "marea blu dei tories".
Per vincere contro di lui i conservatori hanno messo in campo un giornalista allegro e scanzonato come Boris Johnson, ex direttore della rivista della destra radicale "The Spectator". E' un giovanottone biondo, amante delle battute più trasgressive, un tempo sposato con la figlia di Gaia Servadio e ferocemente contestato dalla sinistra-liberal perché tanto sopra le righe da andare anni fa in Sardegna a intervistare Berlusconi ed attribuirgli giudizi storici pro-mussoliniani.
Johnson è una versione maschile di Margaret Thatcher e le sue frontiere politiche a destra non conoscono limiti. Gordon Brown ben sa che con avversari di quel tipo, il suo misurato "politichese" è destinato ad ulteriori sconfitte. Malgrado i rapporti con il nostro cavaliere si siano guastati in seguito alla controversa intervista sul duce in Sardegna, Boris è a lui molto simile mentre Brown ricorda molto lo sconfitto ex premier italiano professor Romano Prodi.
Dagospia 05 Maggio 2008
Né giovedì e neppure venerdì Gordon Brown, primo ministro laburista di Elisabetta seconda, è riuscito a dormire. Aveva gli incubi. Si rendeva conto che la valanga blu dei conservatori di David Cameron lo stava elettoralmente travolgendo. Ma era la rabbia nei confronti del suo predessore Tony Blair che rendeva i suoi nervi così tesi. Si rendeva conto che le sue umiliazioni politiche facevano gioire Tony, accanto al quale doveva sedersi durante i lavori della Commissione internazionale dedicata al Medio Oriente.
Blair appariva allegro e sorridente. Non soltanto felice di essere trattato da grande statista sia dagli arabi che dagli ebrei, ma ricchissimo con almeno tre splendide case ed una villa nel sud dell'Inghilterra con tanto di piscina e campo da tennis che stava trattando e che si trovava poco distante dalla residenza di campagna dei premier britannici dei Chequers. Inoltre e, questa era la ragione più importante del suo gaudio, Blair si rendeva ben conto della punizione che Gordon Brown si era auto inflitta quando meno di un anno fa aveva tanto brigato per farlo dimettere e lasciargli la poltrona del numero dieci di Downing Street.
La "vendetta", dicono in questo paese, "è un piatto che si mangia freddo" ed infatti sono stati i "blairisti" alleati e nostalgici di Tony a contribuire al disastro elettorale di Brown; un disastro che può essere comparato soltanto con quelli precedenti alla prima guerra mondiale, quando il Labour non era neppure al governo.
L'artefice è stato Lord Levy, uno dei migliori amici di Tony, conosciuto come Lord Cashpoint perché incassava da ricchi faccendieri magnifiche tangenti per lubrificare la macchina-partito laburista in cambio di titoli nobiliari e seggi alla Camera Alta. Levy ha pubblicato le sue memorie con tante accuse ed insinuazioni su Gordon, inclusi i pettegolezzi diffusi dal suo collega Mandelson, sulle sue tendenze omosessuali.
Brown ormai e' piu' furioso con Blair ed i suoi amici che con i conservatori che gli anno portato via il controllo delle amministrazioni comunali ed in particolare quella della grande Londra. Inoltre la sua impopolarità è addirittura peggiore di quella attribuita a Neivelle Chamberlain, l'uomo che si lasciò imbrogliare da Hitler alla fine degli anni trenta e che cercò dopo la sua dichiarazione di guerra alla Germania nazista, di impegnare la Royal Navy contro la flotta tedesca vicino alla coste danesi per subire una così dura sconfitta da doversi dimettere e lasciare a Winston Churchill l'incarico di Premier.
Se si dovessero tenere oggi le politiche, sulla base dei risultati delle comunali del primo maggio, i laburisti perderebbero oltre cento dei loro seggi alla Camera dei Comuni e altre loro roccaforti sarebbero espugnate dai conservatori. Le maggiori preoccupazioni sono per la regione londinese un tempo con solida maggioranza di sinistra. Margaret Thatcher prima e Tony Blair poi avevano tentato di sconfiggere Kenneth Livingstone meglio noto come "Ken il rosso", perché leader dei gruppi della sinistra extra-parlamentare impegnata in manifestazioni di protesta spesso violente per anni ed anni.
Margaret Thatcher cercò di eliminare il potere di Ken eliminando l'assemblea della regione londinese ed il suo governo locale. Tony Blair la restaurò ma espulse Ken che tuttavia vinse da indipendente il governo locale contro un candidato ufficiale laburista e contro i conservatori. Da allora è sempre apparso imbattibile. Per questa ragione era stato riammesso nelle fila del partito di Brown per essere a sua volta travolto dalla "marea blu dei tories".
Per vincere contro di lui i conservatori hanno messo in campo un giornalista allegro e scanzonato come Boris Johnson, ex direttore della rivista della destra radicale "The Spectator". E' un giovanottone biondo, amante delle battute più trasgressive, un tempo sposato con la figlia di Gaia Servadio e ferocemente contestato dalla sinistra-liberal perché tanto sopra le righe da andare anni fa in Sardegna a intervistare Berlusconi ed attribuirgli giudizi storici pro-mussoliniani.
Johnson è una versione maschile di Margaret Thatcher e le sue frontiere politiche a destra non conoscono limiti. Gordon Brown ben sa che con avversari di quel tipo, il suo misurato "politichese" è destinato ad ulteriori sconfitte. Malgrado i rapporti con il nostro cavaliere si siano guastati in seguito alla controversa intervista sul duce in Sardegna, Boris è a lui molto simile mentre Brown ricorda molto lo sconfitto ex premier italiano professor Romano Prodi.
Dagospia 05 Maggio 2008