GALATERI S'INTRUFOLA IN CONFINDUSTRIA (IN MISSIONE PER CONTO TELEFONICA)
BUFFETT SOLO PER ANGELO MORATTI - MARCHETTI NON SI FA FREGARE DA LUCA
MUSSARI TRACCHEGGIA SU MODIANO (TEME TREMONTI) - DRAMMA IN CASA SENSI

1 - BUFFETT IN ITALY È SERVITO SOLO PER ANGELO MORATTI
È arrivato con gli squilli di tromba e se ne è andato in silenzio.
Warren Buffett, l'uomo che con 62 miliardi di dollari ha superato in ricchezza Bill Gates, è arrivato a Milano nei giorni scorsi con l'aria di chi dovesse comprare decine di aziende in crisi. L'"oracolo di Omaha" (così lo chiamano gli investitori nel mondo) ha mascherato i suoi 77 anni con grande disinvoltura e ha fatto sapere in giro di avere 35 miliardi di dollari da investire.

Intorno a quest'uomo si è alimentato il mito. A 11 anni Buffett comprò il primo pezzo di terreno nel Nebraska per affittarlo subito ai pastori locali e anche se oggi dice di passare molto tempo al computer per giocare a bridge online, ci sono studiosi del management come Gianfilippo Cuneo che gli dedicano libri entusiastici.

Nel suo viaggio a Milano è stato preso sotto tutela da Gianmarco Moratti, che gli è amico dal 2001. Il petroliere italiano e la moglie sindaco hanno offerto al paperone di Omaha una cena riservata con 15 grandi nomi dell'industria e della finanza. Che cosa abbia combinato però Buffett non è chiaro. Di sicuro c'è soltanto l'indiscrezione raccolta da Dagospia secondo la quale Moratti avrebbe proposto al miliardario americano di rilevare il gruppo Digital Magics, nato nel 2004 per operare sul mercato dei contenuti multimediali. Presidente di questa società, dove Moratti ha una quota di minoranza, è Enrico Gasperini, uno dei primi imprenditori italiani che si è impegnato nella diffusione della cultura digitale ed è presidente di Audiweb.

2 - GALATERI IN CONFINDUSTRIA IN MISSIONE PER TELEFONICA
Mentre Franchino Bernabè sta cercando di tradurre in ordini di servizio la nuova organizzazione di Telecom Italia (progettata a peso d'oro dalla società Boston Consulting) il presidente Gabriele Galateri di Genola sembra aver preso gusto al suo ruolo in azienda. Quando nel novembre dell'anno scorso fu nominato al vertice della società (con grande sollievo di Mediobanca) sembrava che l'unico merito del banchiere si curasse soprattutto di tenere caldi i rapporti con l'amico Allerta di Telefonica che aveva puntato i piedi in suo favore.

Gabriele Galateri di Genola e Suniglia, cittadino onorario del piccolo comune di Savigliano e figlio di un generale di corpo d'armata, adesso è desideroso di ritagliarsi un ruolo significativo. In questo senso vanno interpretati gli intensi rapporti con le authority dove molti commissari sono rimasti sorpresi dalla genericità delle sue proposizioni. Nei giorni scorsi Galateri ha fatto fuoco e fiamme per entrare nella nuova giunta di Confindustria e ha creato non poco imbarazzo alla moretta di Mantova, Emma Marcegaglia.

Alla fine la neopresidentessa ha dovuto cedere e si è inventata per Galateri una delega alle comunicazioni e alla larga banda, che probabilmente avrà fatto infuriare il capo di Vodafone, Pietro Guindani. La delega in Confindustria è apparsa curiosa perché probabilmente Galateri sa poco o nulla di larga banda e di telecomunicazioni.

Gli sgomitamenti del manager che ha fatto la sua fortuna alla corte degli Agnelli, sono un segnale che Bernabè non deve sottovalutare poiché dimostrano l'intenzione degli spagnoli di Telefonica di procedere nella marcia di avvicinamento al controllo totale di Telecom. D'altra parte Franchino sta procedendo a passo di lumaca e finora non ha tirato fuori dal cilindro nessun coniglio robusto.

L'unico dossier sul quale è ripiegato riguarda, come si è detto, il nuovo modello organizzativo dell'azienda che prevede la divisione in due macroaree affidate a Stefano Pileri e Oscar Cicchetti. E le ultime voci dicono che questo modello funzionale ridimensionerà drasticamente il ruolo del 48enne Francesco Chiappetta, che in Telecom si è occupato di affari legali e societari.

3 - MUSSARI TRACCHEGGIA SU MODIANO PER NON INDISPETTIRE TREMONTI
Ieri Giuseppe Mussari, il riccioluto presidente del Monte dei Paschi, ha trascorso due ore nella lettura delle 4 pagine pubblicate da "Il Foglio" sui "duellanti Bazoli e Geronzi".
Chiunque abbia avuto la forza di leggere l'articolessa del giornalista Marco Ferrante, si sarà trovato come Mussari stremato e perplesso perché nelle quattro pagine non c'era nulla di nuovo e di sensazionale.

Tuttavia sulla faccia dell'uomo che governa la Banca di Siena alla fine della lettura è spuntato un sorriso perché è sempre più convinto che il suo Istituto dopo la fusione con Antonveneta sarà il terzo polo bancario in Italia. Questa convinzione l'ha dichiarata a chiare lettere in un'intervista a "Repubblica" di venerdì scorso, e nasce soprattutto dal successo dell'aumento di capitale da 5 miliardi di euro che MontePaschi ha dovuto fare per reggere il costo dell'acquisizione di Antonveneta. L'operazione si è chiusa all'inizio della settimana scorsa e anche se a malincuore la Fondazione che governa la banca e gli altri azionisti come Caltagirone hanno cacciato i soldi per consentire a Mussari di portare avanti il suo progetto.

Adesso il riccioluto calabrese dovrà dimostrare che lo sforzo degli azionisti valeva la pena e tirar su il titolo che dall'inizio dell'anno ha perso oltre il 32%. È uno sforzo notevole per il quale l'avvocato di Catanzaro dovrà muoversi con cautela e astuzia. Dentro la banca i problemi non mancano, a cominciare dalla prevista cessione dell'asset management che sembra essere in stand-by a causa delle offerte poco appetitose ricevute dai potenziali acquirenti. Ma i problemi di Mussari sono soprattutto politici e riguardano il rapporto con Giulietto Tremonti.



Verso il ministro dell'Economia, fautore del mercatismo, il banchiere della Quercia strizza l'occhio perché deve scrollarsi di dosso l'immagine di uomo di D'Alema che si porta addosso da molti anni. Questa preoccupazione sembra frenare l'arrivo a Siena di Pietro Modiano, il direttore generale di IntesaSanPaolo che è considerato da sempre vicino alla sinistra.

Dopo alcune esternazioni pre-elettorali, il marito di Barbara Pollastrini (l'ex-ministra ingioiellata ed emarginata) cerca di barcamenarsi dentro la banca di Abramo-Bazoli e Corradino Passera. Quest'ultimo, dopo l'innamoramento di AirOne, ha messo nel fodero le sue ambizioni politiche per indossare di nuovo i panni del banchiere. Chi l'ha visto la settimana scorsa al "Rainbow Room" di New York (dove insieme al portavoce Meloni ha ritirato il premio di "Uomo dell'anno") ha capito che Passera non ha alcuna intenzione di mollare la presa su BancaIntesa.

In questa situazione lo spazio di manovra di Pietro Modiano si fa sempre più stretto. Da qui le voci insistenti che lo vorrebbero a Siena per gestire la fusione con Antonveneta in qualità di braccio destro di Mussari. Ma quest'ultimo sembra non avere intenzione di fare passi sbagliati.

4 - MARCHETTI NON SI FA INFINOCCHIARE DA MONTEZEMOLO
L'idea era quella di un blitz, ma per il momento è fallita.
I tre saggi (Antonello Perricone, Ciancio Sanfilippo, Pietro Boroli) che stanno interrogando gli editori italiani per trovare il nuovo presidente della loro Federazione, hanno pensato per un attimo di prorogare per altri due anni l'attuale presidente Boris Biancheri. Agli occhi del diplomatico, che ha già esaurito due mandati al vertice della Fieg, la proroga andava benissimo perchè gli consentiva di allungare la permanenza a Roma senza cedere alle lusinghe di Montezemolo che lo vedrebbe bene sulla poltrona di presidente di Rcs Mediagroup.

Questo incarico è attualmente detenuto dal notaio Piergaetano Marchetti che Luchino di Montezemolo vorrebbe delicatamente sollevare nel 2009 quando scadrà il Patto di sindacato tra i soci che governano la casa editrice del "Corriere della Sera". Da parte sua Marchetti, appena sentita l'aria di trasloco, ha fatto sapere che non ha alcuna intenzione di mollare la poltrona e di venire a Roma per misurarsi con le beghe dei giornali e dei giornalisti. Nel mondo milanese la presidenza di Rcs è qualcosa di più di una poltrona, è un autentico palco alla Scala che dà onori e visibilità. Il notaio Marchetti lo sa benissimo.

5 - L'ATOMICA EMMA E IL TROMBETTIERE CONTI
Il dibattito sul nucleare, annunciato con enfasi dal ministro Ligure Scajola, ha trovato due trombettieri di lusso.
Il primo a dichiararsi nuclearista convinto è stato il neopresidente di Con(Findus)tria, la fredda e determinata Emma Marcegaglia che all'auditorium di Roma ha dedicato 31 pagine del suo discorso ai problemi dell'ambiente e dell'atomo e solo 4 paginette alle imprese. Il secondo trombettiere è Fulvio Conti, il manager dell'Enel, in odore di rinnovo della carica, che ha spalancato le braccia al nuovo governo dichiarandosi pronto a costruire entro pochi anni le prime centrali.

Entrambi sembrano pervasi dal sacro furore dell'atomo e vogliono deliberatamente ignorare che per camminare sulla strada del nucleare (dalla quale i paesi occidentali si stanno ritirando) occorrono tempi e risorse infiniti. Nessuno dei due accenna peraltro a ciò che potrebbe essere successo alle centrali cinesi dopo il terremoto, al prezzo dell'uranio che cresce in maniera spaventosa e al drammatico problema delle scorie che riguarda anche le centrali di terza generazione. Questi sembrano dettagli marginali, ma non lo sono agli occhi di quello che si può considerare il più attento esperto italiano. Si chiama Alberto Clò, l'economista 61enne di Bologna che è stato ministro e consigliere dell'Eni.

Il suo nome è balzato alla cronaca quando nel '78 ospitò nella sua casa di campagna la famosa seduta spiritica dove venne rivelato il nome Gradoli, il luogo dove sarebbe stato prigioniero Aldo Moro. Intorno al piattino si ritrovarono in quella occasione l'altro economista Mario Baldassarri (AN), l'intera famiglia di Alberto Clò e Romano Prodi.

Ieri l'economista bolognese ha scritto un articolo sul "Sole 24 Ore" che è apparso accanto a una lucida intervista a Franco Viezzoli, l'anziano presidente dell'Enel che ha ripercorso le vicende dell'87 quando la politica bloccò il nucleare.
Nel suo articolo Alberto Clò, l'uomo che nel piattino spiritico vide chiaro su Gradoli, spiega che dal 1990 al 2005 si sono costruite nel mondo appena 1,7 centrali e che i governi occidentali prevedono che da qui al 2030 la produzione di energia elettrica attraverso il nucleare tenda a diminuire drasticamente.
Forse sarebbe opportuno che la moretta "atomica" di Mantova e Fulvio Conti (ansioso di rinnovo alla presidenza dell'Enel) leggessero con attenzione quelle righe.

6 - DRAMMA IN CASA SENSI
Avviso ai tifosi: "Si avvisano i tifosi della AS Roma che dentro la famiglia Sensi si sta svolgendo un autentico dramma. La figlia Rosella non vuole vendere la squadra fino a quando il patriarca Franco Sensi (82 anni) sarà in vita, mentre le sorelle si sentono soffocate da 377 milioni di debiti. La Consob vigila".


Dagospia 26 Maggio 2008