binaghi giorgetti sinner

“IL NO DI SINNER ALLA DAVIS? LO SAPEVO DALL’ANNO SCORSO, JANNIK LO DISSE DAVANTI A ME E AL MINISTRO GIORGETTI A TORINO” – IL PRESIDENTE DELLA FEDERTENNIS ANGELO BINAGHI DIFENDE L’ALTOATESINO: “HO SPERATO CHE IL FORZATO RIPOSO PER LA SQUALIFICA GLI FACESSE RIVEDERE I PROGRAMMI. E PERSINO DOPO IL RITIRO DI SHANGHAI, MI SONO DETTO: MAGARI CI RIPENSA. NIENTE. PER LA FITP E PER L’ITALIA È PIÙ IMPORTANTE CHE LUI TORNI NUMERO 1 DEL MONDO DI UN’ALTRA DAVIS” – LA POLEMICA CON IL PRESIDENTE DELLA FIDAL STEFANO MEI SECONDO CUI L’ATLETICA TRASCINA LO SPORT ITALIANO: “HO LETTO CHE SONO CONTENTI DI ESSERE ARRIVATI UNDICESIMI NEL MEDAGLIERE AGLI ULTIMI MONDIALI. BEATI LORO..."

Paolo Brusorio per lastampa.it - Estratti

 

giancarlo giorgetti ed angelo binaghi foto mezzelani gmt 1290

«Il livello raggiunto fa paura, siamo quasi al massimo e da qui possiamo solo scendere». La modestia non appartiene ad Angelo Binaghi e quella falsa ancora meno, ma giocare al ribasso può fare comodo.

 

Sinner che conquista Vienna, Musetti con un piede e mezzo alle Atp Finals di Torino e con lui anche Bolelli-Vavassori nel doppio; Paolini tra le magnifiche otto di Riad sia in singolare sia, con Errani, in doppio. Quando si è contenti di avere il mal di testa. «Più di così francamente è impossibile: a Torino e a Riad daranno il massimo in campo e noi faremo la nostra parte per rendere indimenticabile questa edizione delle Finals».

 

Il cielo è azzurro, ma la settimana scorsa è scoppiata la tempesta. Il no di Sinner alla Davis ha diviso l’Italia. Quando ha capito che sarebbe finita così?

«L’anno scorso. Jannik lo disse davanti a me e al ministro Giorgetti a Torino».

Come a Torino: prima ancora di giocare e vincere a Malaga? E lei non ha detto nulla?

«Sì, durante le Finals. Ho sperato che il lungo e forzato riposo per la squalifica gli facesse rivedere i programmi. E persino dopo il ritiro di Shanghai, mi sono detto: magari ci ripensa. Niente».

SINNER BINAGHI CONFERENZA STAMPA

 

Scelta dolorosa, si è letto nel comunicato. Anche inevitabile?

«L’abbiamo capita e anche condivisa. La storia ci insegna che ogni sua rinuncia ha prodotto conseguenze positive. Sarà così anche questa volta: per la Fitp e per l’Italia è più importante che lui torni numero 1 di un’altra Davis».

Lei nel periodo della squalifica ci ha messo la faccia per difenderlo. Si aspettava un minimo di riconoscenza?

«Non ce n’era bisogno. Conosco Jannik fin da bambino, conosco la sua famiglia e il suo team. Erano stati chiari fin da subito, lo difenderò sempre e a prescindere. La riconoscenza nei confronti del tennis italiano si concretizzerà quando tornerà numero 1 al mondo».

 

SINNER BINAGHI

Sì, ma Coppa Davis significa maglia azzurra. È un torneo diverso dagli altri, o no?

«Sa in cosa è diverso?».

Dica.

«Che non dà punti per la classifica. Con un altro regolamento cambierebbe anche lo spirito dei giocatori. Così, a fine stagione, per chi l’ha già vinta vale come la Six Kings Slam. Con meno soldi e molta più fatica. E poi, prima di tacciarlo di disaffezione per la maglia azzurra aspettiamo 10 anni: se non la giocherà più ne riparleremo».

angelo binaghi e jannik sinner foto mezzelani gmt1581

Critiche ma poi anche accanimento. Che ragione si dà?

«È l’effetto Kyrgios: gente che sta scomparendo in cerca di visibilità».

Diego Nargiso, uno che di Davis se ne intende, ha detto che Jannik, rinunciando, si è tolto un dovere quando invece la Davis deve essere un piacere. D’accordo?

«Sì, se stessimo parlando di un giocatore normale, ma qui si tratta di un numero uno».

 

giancarlo giorgetti ed angelo binaghi foto mezzelani gmt 1293

Non è che “la scelta dolorosa” è ancora più dolorosa perché a Bologna ci va di mezzo l’incasso?

«Ma no, dobbiamo mandare via la gente dai biglietti che abbiamo già venduto».

 

Ancora favoriti senza Sinner?

«Abbiamo uno squadrone. Certo, con lui partiamo da un punto e mezzo a zero per noi, così invece sarà più equilibrata. Spagna con Alcaraz, Repubblica Ceca, Francia: ce la giochiamo con loro».

 

Musetti sarà la nostra punta: lei non è mai stato troppo tenero con lui, stupito da questa maturità?

«Io ho sempre detto che Musetti ha un talento inarrivabile, ma che rischiava di perderlo per le troppe proteste e per l’incostanza nella battuta. Ora parla molto meno e ha migliorato il servizio. Non ha più le cadute di prima e arrivare a Torino sarebbe il coronamento della crescita».

Perché sarà speciale questa edizione delle Finals?

«Potremmo avere due italiani in campo e da oro, la stagione diventerebbe di platino. E poi organizzeremo uno spettacolo senza precedenti in Italia. Uno show dentro lo show, l’ultimo sì è quello di Gianni Morandi: saranno il nostro Super Bowl. E portarcele via sarà più difficile».

 

A proposito, 2026 a Torino, ma poi: confermata l’Italia fino al 2030?

«Abbiamo firmato il rinnovo del contratto, il governo ne conosce il testo da tanto tempo. Tornare indietro non si può, sarebbe una grave perdita di credibilità per il Paese».

La nuova legge che prevede l’ingresso del governo nella gestione delle Finals ha scatenato un pandemonio. A che punto è la notte?

«Dobbiamo prima risolvere la questione legata al rinnovo del contratto con il Foro Italico, di proprietà di Sport e Salute, che scade nel 2026. È lo step iniziale e siamo in dirittura d’arrivo, poi affronteremo il nodo Finals».

 

 

(...)

«Se il problema sono io, me ne posso anche andare» disse a luglio. Ribadisce?

«Certo. Se sono di ostacolo al un nuovo modo di gestire le Finals, torno a fare l’ingegnere a tempo pieno. Non ho mai avuto tanto lavoro come adesso».

L’Arabia ha appena ottenuto il suo Masters 1000: un concorrente in meno per l’Italia?

«È stato un colpo d’artista di Gaudenzi - il presidente Atp –: ha evitato che gli arabi si inventassero un circuito alternativo e depotenziato la loro eventuale scalata alle Finals».

Finale di stagione: and the Oscar goes to...

«Facile. Alla vittoria di Sinner a Wimbledon e al doppio successo di Jasmine Paolini a Roma. Quando è sopravvissuto a Dimitrov nel modo in cui sappiamo mi sono detto: già è difficile che Jannik perda una volta, ma due è quasi impossibile».

 

Stefano Mei ha detto che l’atletica, di cui lui è il presidente federale, trascina lo sport italiano. Che cosa ne pensa?

«Mei? Non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo, ho letto che sono contenti di essere arrivati undicesimi nel medagliere agli ultimi Mondiali. Beati loro...».

 

(...)

angelo binaghi e jannik sinner foto mezzelani gmt1584angelo binaghi sinner binaghi papa leone XIV

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