AGNELLI DOCILI DOPO IL DIVIDENDO - LA SAPAZ, LA SOCIETÀ A CAPO DEL GRUPPO FIAT CHRYSLER, GIRA ALLA DINASTIA TORINESE DIVIDENDI PER 29,2 MILIONI DOPO AVER CHIUSO IL 2013 IN UTILE PER 152 MLN - SCENDONO I RAMI FERRERO E CAMERANA

Marigia Mangano per “Il Sole 24 Ore

 

lapo, john e alain elkannlapo, john e alain elkann

La Giovanni Agnelli & C Sapaz, l'accomandita a capo del gruppo Fiat Chrysler Automobiles, gira alla famiglia torinese un dividendo di 29,2 milioni a cui si somma l'assegnazione di azioni gratuite per un controvalore di 24,9 milioni. Tutto questo mentre cambiano i pesi dei diversi rami famigliari all'interno della cassaforte del gruppo automobilistico con alcuni di loro, come quello dei Camerana e dei Ferrero, che hanno colto l'occasione del buy back per limare le loro quote.

 

CEDOLA DI 29,2 MILIONI

L'accomandita Giovanni Agnelli & C ha chiuso il bilancio 2013 con un utile di 151,8 milioni. Quanto basta per distribuire ai soci un dividendo unitario di 8 euro, invariato rispetto alla scorso anno, per un totale di 29,2 milioni.

 

In aggiunta, ai grandi azionisti della cassaforte che controlla il gruppo italo americano, quest'anno arriveranno azioni gratuite. In tutto dunque, tra cedola e titoli, l'assegno complessivo che sarà girato alla famiglia torinese è di 54,1 milioni. Di questi, 19,6 milioni andranno alla Dicembre, la società che fa capo agli eredi dell'Avvocato, a partire da John Elkann, numero uno del gruppo Fca.

JUVE FESTA ANDREA AGNELLI JUVE FESTA ANDREA AGNELLI

 

La scelta di procedere al conferimento "in natura" di titoli della Sapaz si spiega con l'alta disponibilità di azioni proprie nel portafoglio della società. Lo scorso anno, infatti, la società ha deliberato un nuovo piano di acquisti di azioni proprie fino al 10% del capitale che, secondo indiscrezioni, sarebbe stato perfezionato nei primi mesi dell'anno in corso.

 

Il sistema della Sapaz, infatti, funziona proprio così: tradizionalmente la società delibera dei buy back per poter liquidare quei soci che hanno intenzione di smobilizzare la quota. E l'ultimo buy back era funzionale proprio a tale scopo. Tant'è che i pesi sono cambiati proprio a seguito dell'operazione e complice anche il recente ingresso della Fondazione Agnelli che a partire da quest'anno è diventata titolare di azioni di categoria B, senza diritti di voto ma con dividendo preferenziale.

 

LIMANO CAMERANA E FERRERO

JOHN JAKI ELKANN A BAGNAIA JOHN JAKI ELKANN A BAGNAIA

Il Sole 24 Ore ha ricostruito i nuovi assetti proprietari post buy back. Si tratta di modifiche di percentuali, certo, ma che evidenziano un trend ormai in atto da diversi anni, con alcuni rami decisi a «seguire» l'accomandita in tutte le sue operazioni e altri più propensi al disimpegno o quanto meno allo status quo. I tre rami chiave della famiglia confermano saldamente le loro posizioni. Il rafforzamento degli eredi dell'Avvocato, del ramo di Umberto e quello di Maria Sole Agnelli spiccano nell'assetto post conversione dell'emissione obbligazionaria.

CRISTIANA AGNELLI BRANDOLINI D ADDA - copyright pizziCRISTIANA AGNELLI BRANDOLINI D ADDA - copyright pizzi

 

La Dicembre, che rappresenta gli eredi dell'Avvocato, è salita al 36,38%. Per gli eredi di Umberto Agnelli, rappresentati da Andrea e la sorella Anna, il pacchetto di loro proprietà è dell'11,35%. Infine Maria Sole è titolare di una quota del 12,56%.

 

Hanno invece aderito al buy back, ridimensionando così le loro posizioni, il ramo di Clara Nasi - Ferrero Ventimiglia, scesa dal precedente 6,86% all'attuale 4,41% e quello di Laura Nasi-Camerana sceso dall'8,08% al 5,35%. Ormai quasi in uscita anche il ramo di Clara Agnelli che detiene lo 0,29% dell'accomandita.

 

Il ramo di Giovanni Nasi è rimasto invece fermo all'8,56%, quello di Emanuele Nasi al 3,24% e quello di Susanna Agnelli al 5,55%.

Il ramo Cristiana Agnelli risulta direttamente proprietario dello 0,06%, ma in quest'ultimo caso, la quota in possesso sarebbe più alta perché detenuta attraverso fiduciarie. A fronte dei disimpegni, si rafforza infine la quota di azioni proprie e in mano alle fiduciarie che è invece salita all'11,32%.

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