BLACK ART IN ITALY - IL RITROVAMENTO DI OPERE DI BALLA E SCHIFANO IN CASA DI UN EX BOSS DELLA BANDA MAGLIANA E’ LA PROVA, L’ENNESIMA, CHE IL MODO PIU’ FACILE DI RICICLARE DENARO “SPORCO” E’ IL MERCATO DELL’ARTE

Luca Beatrice per Il Giornale

Ma quali auto sportive, pellicce e finanza. La criminalità organizzata ha scoperto che non c'è bene più qualificante e redditizio dell'arte: e si può scegliere dall'antiquariato al contemporaneo passando per l'800.

Insomma ai boss della mala collezionare piace e circondarsi di opere di valore anche, per almeno due motivi. Rispetto al denaro contante e a qualsiasi altro genere di investimento l'arte è più difficile da rintracciare. E poi dona un senso alto all'esistenza, il piacere di circondarsi di cose belle e preziose, un riscatto culturale per chi viene dalla strada e in genere si occupa di cose piuttosto basse e triviali.

É di ieri la notizia del nuovo sequestro all'ex boss della Banda della Magliana, Ernesto Diotallevi, di valori per circa un milione di euro: oltre a quote societarie sono stati confiscati oggetti d'antiquariato e opere d'arte moderna.

Nell'appartamento romano in cui viveva con la famiglia in piazza Fontana di Trevi, i finanzieri del GICO e i carabinieri del ROS hanno rinvenuto quadri, mobili, sculture e oggetti. Non una cifra da collezionista top, ma comunque un giro piuttosto rilevante.

Insomma, Diotallevi ricorda la figura romanzesca del Dandi, personaggio di Romanzo criminale creato dalla penna di Giancarlo De Cataldo divenuto leggendario prima con il film di Placido poi con la fiction tv di Sollima: un bon vivant della criminalità organizzata, che non rinuncia ai piaceri della vita, che si eleva dalla rozzezza del bandito comune.

Non è forse un caso che tra gli artisti da lui più collezionati compaia Mario Schifano, il divo della Pop Art romana, peraltro coevo delle imprese più eclatanti della Banda della Magliana; esempio di genio e sregolatezza, personaggio che ha sempre vissuto pericolosamente, finito in brutte storie di droga e galera, Schifano è un mito non solo per la straordinaria abilità pittorica, ma anche per il suo essere borderline, figura da borgata tutta eccessi, unica rockstar dell'arte italiana dagli anni '60 in poi.

Nella «collezione» del Boss compaiono diverse opere del maestro, tra cui una Coca Cola, un Monocromo e un Paesaggio TV, tre tra i cicli più pregiati e stimati dalla critica. Non si negava neppure uno sguardo al Futurismo, considerato non a torto l'avanguardia di punta del primo '900 italiano, con un trittico di tempere attribuito a Giacomo Balla.

Queste dunque le opere più rilevanti, mentre di valore minore risultano l'altro autore pop Franco Angeli, l'astrattista Sante Monachesi e alcuni dipinti figurativi decisamente più classici, di gusto piccolo borghese, di Norberto, Ana Maria Laurent e del meno noto Aldo Riso. L'arredamento scelto dal boss, peraltro, tende all'antiquariato, e infatti la più parte dei beni sequestrati si riferisce a tele e sculture di '700 e '800, molte delle quali di scuola regionale.

Non è la prima volta che si registra un'attrazione fatale tra questi due mondi. Il capomafia italo canadese Beniamino Zappia possedeva quadri di Guttuso, Morandi, Dalì, De Pisis e Sironi, oltre a gioielli antichi, oggetti d'antiquariato e orologi.

Altri manifestano una vera e propria passione per l'archeologia, spesso trafugata dai siti su commissione: nonostante sia difficile da gestire la macchina dell'archivio di tutti i beni presenti sul territorio italiano, fa impressione la refurtiva recuperata dai carabinieri, quasi 1.300 reperti per un valore di oltre 4 milioni di euro.

Li aveva invece nascosti in Svizzera i dipinti più importanti della sua raccolta Felice Maniero, boss della mala del Brenta: alcuni autori del '700, un De Chirico e un Renoir, probabilmente falso. In quanto alla camorra, Nicola Schiavone, figlio di Sandokan, amava vivere nel lusso dimostrando una competenza da collezionista dei nostri tempi, attratto dal design, dall'arte contemporanea e da strumentazioni hig tech.

Se il mondo della criminalità è così attratto dall'arte, si può forse affermare il contrario, e cioè che agli artisti interessino i malavitosi? Indubbiamente meno, anche se una ventina d'anni fa l'allora giovane pittore toscano Luca Pancrazzi si fece notare per il ciclo di opere Un'oscura luce sinistra composto da ritratti di efferati delinquenti. La sfida stava nel proporre al collezionista di condividere la propria casa con queste facce da poco di buono: qualcuno si portò in salotto addirittura l'espressione diabolica di Totò Riina.

 

ERNESTO DIOTALLEVIMARIO SCHIFANO E ANDY WARHOLmeana11 mario schifano franco angelimeana12 nancy ruspoli ma schifano marinaFELICE MANIEROLA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESI nicola-schiavone

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