luca dal fabbro iren

CHE CORTOCIRCUITO! – SCOPPIA UN CASO INTORNO ALL’ACQUISIZIONE DA PARTE DI HERA DI SOSTELIA, SOCIETÀ LEADER NEL TRATTAMENTO DELLE ACQUE INDUSTRIALI E CIVILI. A VENDERLA È STATO INFATTI XENON FIDEC, UN FONDO CON BASE IN LUSSEMBURGO, CHE HA TRA I SUOI FONDATORI E SOCI LUCA DAL FABBRO, PRESIDENTE ESECUTIVO DELLA HOLDING MULTISERVIZI IREN, DIRETTA CONCORRENTE PROPRIO DI HERA NEL MERCATO LUCE E GAS – L’OPERAZIONE, FORMALMENTE CORRETTA, APRE INTERROGATIVI SU UN POSSIBILE CONFLITTO D’INTERESSI, DAL MOMENTO CHE DAL FABBRO IN IREN HA LA DELEGA ALLE OPERAZIONI DI ACQUISIZIONE…

Estratto dell’articolo da www.lospiffero.com

 

Luca Dal Fabbro

 Un’operazione che sulla carta è industriale, ma che nei palazzi viene letta come un cortocircuito di ruoli, relazioni e interessi. Hera compra Sostelia, società leader nel trattamento delle acque industriali e civili.

 

A venderla è Xenon Fidec, veicolo impact specializzato in ambiente ed economia circolare con base in Lussemburgo. Fin qui nulla di anomalo. Se non fosse che tra i fondatori e soci del fondo c’è Luca Dal Fabbro, presidente esecutivo di Iren nonché titolare della delicatissima delega su M&A (Mergers and Acquisitions), concorrente diretto di Hera. E qui la partita smette di essere solo economica.

 

IREN

Una posizione che, al netto delle procedure formalmente rispettate, appare quantomeno imbarazzante: Dal Fabbro, presidente di una multiutility quotata e concorrente diretta di Hera, è allo stesso tempo l’uomo che ha creato, strutturato e accompagnato alla vendita un asset strategico finito nelle mani di un competitor, finendo di fatto per rafforzarlo.

 

[…]  Nel corso del 2024, il fondo di private equity Xenon Fidec, gestito da Xenon AIFM, ha completato una serie di acquisizioni mirate che hanno portato alla nascita del gruppo Sostelia. Alle cinque società già controllate dal fondo si sono aggiunte: Smart Sea, spin-off universitario dell’Università di Napoli Parthenope, specializzata nel trattamento e riutilizzo delle acque di falda per clienti internazionali di primo livello;

 

Luca Dal Fabbro

Npc, gruppo con sede in Piemonte, che ha rafforzato la presenza nel Nord Italia e le competenze nel trattamento dell’acqua primaria; Coms, con sede a Talmassons (Udine), focalizzata su soluzioni di processo e commerciali per clienti pubblici e privati.

 

Da questa aggregazione nasce un gruppo con circa 100 milioni di euro di fatturato, oltre 1.200 impianti in gestione, più di 350 addetti e una posizione di primo player privato italiano nella ingegneria e nei servizi tecnologici per il trattamento dell’acqua industriale e civile. […]

 

L’operazione Hera

Xenon Fidec

Hera acquisisce il 100% di Sostelia per un valore complessivo che sfiora i 140 milioni di euro. La ratio industriale è chiara: rafforzare il presidio su acqua e ambiente in una fase in cui stress idrico, regolazione più stringente e investimenti obbligati renderanno il settore sempre più strategico.

 

Un quadro ben noto allo stesso Dal Fabbro che in più occasioni ha parlato dell’acqua come di un “giacimento” fondamentale per il nostro Paese, mostrando di vedere in prospettiva assai vantaggiosa, ad esempio, una sinergia con Smat, la società torinese che gestisce il servizio idrico integrato. Il gruppo emiliano si attende un contributo superiore ai 20 milioni di Ebitda, a cui si aggiungono sinergie operative e industriali.

 

Conflitto di interessi?

Luca Dal Fabbro

Tutto ineccepibile. Se non fosse che chi ha costruito e venduto l’asset è anche uno dei massimi rappresentanti del concorrente diretto. Il problema, raccontano varie fonti accreditate, non è tanto l’operazione in sé, quanto il cortocircuito politico e reputazionale che rischia di prodursi.

 

Dal Fabbro è presidente esecutivo di Iren, dirigente in organico (come tutta la trimurti al vertice) con delega anche alle operazioni di acquisizione. Allo stesso tempo è tra i fondatori e soci di Xenon Fidec, il fondo che ha costruito e poi venduto a Hera un asset in un settore – acqua ed energia – dove Iren e Hera competono direttamente.

 

GRUPPO HERA

A chi lo ha interpellato in queste ore convulse, il presidente avrebbe fornito una ricostruzione puntuale, rivendicando l’assenza di qualsiasi profilo di incompatibilità. Secondo quanto viene riferito, Dal Fabbro avrebbe ricordato innanzitutto che la sua posizione nel fondo è stata comunicata per tempo a Iren, che avrebbe qualificato Xenon come parte correlata, adottando tutte le cautele previste.

 

Nella vicenda Sostelia, però, questa qualificazione non entrerebbe neppure in gioco, perché non c’è stata alcuna operazione tra Xenon e Iren, né diretta né indiretta.

 

Luca Dal Fabbro

Sempre secondo questa versione, non esisterebbe nemmeno un problema di concorrenza: Xenon, viene spiegato, svolge attività puramente finanziaria di investimento e disinvestimento, e non opera come soggetto industriale concorrente di Iren. Inoltre, Dal Fabbro non avrebbe alcuna delega legale o gestionale nel fondo, né poteri decisionali sulle singole dismissioni, a dispetto della qualifica di “Managing Director”.

 

Un altro punto ribadito riguarda il ruolo in Iren: il presidente esecutivo non avrebbe il potere di decidere se Iren debba o meno partecipare a un processo di vendita come quello di Sostelia.

 

IREN

Per massimo scrupolo, raccontano le stesse fonti, sarebbe stata comunque effettuata una verifica interna sull’eventuale interesse di Iren a entrare nella partita, verifica che avrebbe dato esito negativo da parte del management, in particolare dell’ad Gianluca Bufo e di Fabio Giuseppini, amministratore delegato di Ireti, ovvero la controllata che gestisce le reti di distribuzione di energia elettrica, gas e acqua.

 

A conforto di tutto ciò, sarebbe stato acquisito anche un parere legale, secondo il quale non si configurerebbero violazioni né in materia di interessi degli amministratori, né di operazioni con parti correlate, né di divieto di concorrenza.

 

Veleni dentro e fuori Iren

Gianluca Bufo

Spiegazioni che, se da un lato puntano a blindare la posizione sul piano formale, dall’altro non sembrano aver sgombrato il campo dai dubbi e men che meno spento il malcontento. Anche perché il caso esplode in una fase già delicata per i rapporti tra i soci pubblici della multiutility, reduci dallo scontro sull’amministratore delegato Bufo e sul controverso incarico, poi sfumato, da 6,5 milioni a McKinsey per il progetto del termovalorizzatore del Gerbido.

 

Non è un dettaglio che le voci più insistenti sul potenziale conflitto di interessi di Dal Fabbro arrivino soprattutto da Genova, dove il braccio di ferro con Torino è tutt’altro che chiuso. Domani è in programma un consiglio di amministrazione di Iren e in molti danno per scontato che la questione finirà sul tavolo.

 

Perché al netto di procedure, pareri e cautele, la domanda che serpeggia nei corridoi pesa come un macigno: può il presidente di Iren permettersi di essere percepito come l’uomo che, indirettamente, ha favorito uno dei principali concorrenti?

 

LUCA DAL FABBRO

E soprattutto: dopo il caso Bufo i principali soci pubblici – ovvero i sindaci di Torino, Genova e Reggio Emilia – decideranno di intervenire sul vertice. C’è chi giura che a questo punto sarà il principio del simul stabunt simul cadent a ispirare le prossime decisioni del patto di sindacato. […]

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