orcel giorgetti nagel castagna bpm unicredit

DAGOREPORT - RISIKO INDIGESTO: LA PROTERVIA DI GIORGETTI A DIFESA DI BPM DALLE GRINFIE DI UNICREDIT, INDISPETTISCE FORZA ITALIA E I FONDI CHE HANNO INVESTITO MILIARDI IN ITALIA - GLI SCAZZI SUL DECISIONISMO DI ORCEL NEL BOARD DI UNICREDIT: IL CDA PRENDE TEMPO SULL'OFFERTA DI SCAMBIO SU BPM, CHE LA LEGA CONSIDERA LA "SUA" BANCA - LA STILETTATA DI NAGEL A LOVAGLIO ("PER BUON GUSTO NON RIPERCORRO LA STORIA DEL MONTE DEI PASCHI") E L'INSOFFERENZA DI CALTAGIRONE PER IL CEO DI BPM, CASTAGNA...

DAGOREPORT

giancarlo giorgetti (7)

Il grande garbuglio intorno al risikone bancario mette in dubbio alleanze, fa saltare certezze, complica i rapporti anche all’interno della maggioranza.

 

La trincea leghista scavata intorno al fortino Banco Bpm, culminata nel golden power contro Unicredit del ministro del Mef, Giancarlo Giorgetti, per esempio, sta andando di traverso alla famiglia Berlusconi, “socia di maggioranza” di Forza Italia (e azionista al 30%, tramite Fininvest, di Banca Mediolanum).

 

Con i suoi mansueti modi in stile Opus Dei, il ministro leghista di Cazzago Brabbia si è messo l’elmetto e irato fuori gli artigli trasformandosi in versione “fiscal kombat”, e ha gelato Andrea Orcel arrivando a dire che l’Unione europea non ha voce in capitolo sull’Ops (Offerta pubblica di scambio) lanciata da Unicredit su Bpm: “Bruxelles ha delle competenze in materia bancaria di concorrenza. Sulla sicurezza nazionale decide lo Stato italiano e non l'Europa fino a questo momento”. Punto.

 

ANDREA ORCEL - FOTO LAPRESSE

La trasformazione anti-UE del bocconiano, oltre a indispettire Tajani (che ha invocato il “libero mercato”) non fa piacere ai fondi di investimento, che sono andati incontro al Governo su molti dossier (rete Tim, Autostrade, senza considerare le varie participazioni in Poste, Ferrovie, banche eccetera).

 

I vari Blackrock, Kkr, Blackstone, Macquarie, si aspettano una pacchia di grandi dividendi e si ritrovano con taglio degli utili (si veda Aspi) da parte di un Governo Meloni quasi sovietico sull’economia.

 

Gli scazzi interni non funestano solo la trilateral della maggioranza, ma anche gli attori protagonisti del risiko. A partire dallo stesso Ceo di Unicredit, Andrea Orcel: il cosiddetto “Cristiano Ronaldo dei banchieri”  deve infatti fronteggiare l’ostilità di due consiglieri del board.

 

giovanbattista fazzolari giorgia meloni - foto lapresse

Tant'è vero che la montagna delle indiscrezioni ha partorito un topolino: nel cda di ieri non c’è stato l'abbandono ufficiale all’offerta su Bpm, ma solo una presa d’atto dei conti e un temporeggiamento sull'operazione.

 

Ma Piazza Gae Aulenti non è più quella falange unita dietro al suo azzimato condottiero che sembrava fino a qualche mese fa.

 

I due consiglieri “oppositori”, infatti, già erano pronti a salire sulle barricate quando Orcel, con una convocazione lampo del board, decise di schierare Unicredit a sostegno della lista di Caltagirone in Generali.

 

L’ostilità allora fu placata, per il bene della seconda banca italiana, ma rimase sul piatto la questione: “Bisogna discutere la strategia, le decisioni vanno prese collegialmente” e non con strambate improvvise.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

All’epoca, appunto, al fine di evitare una pubblica spaccatura all'interno del board, i due consiglieri votarono a favore.

 

Ma nel cda di ieri c’è stato un risultato più interlocutorio, che Orcel ha minimizzato con “L’unico tema sono stati i risultati, il board era molto contento. Per il resto, gira molta speculazione”.

 

Il solitamente schietto banchiere ha poi fatto sfoggio di una inusuale lingua di legno per aggiungere: “Su Banco Bpm, stiamo riesaminando l’offerta alla luce di Anima e del Golden Power, ma non abbiamo ancora preso una decisione”.

 

Traduzione: la banca milanese sta per dare l’addio all’operazione, se non si trova un accordo con il Governo. Accordo di difficile soluzione, considerando l’impuntatura di Salvini & Giorgetti sulla “banca del Nord” Bpm.

 

giuseppe castagna 1

La stessa impuntatura che fa strabuzzare le occhiaie a Francesco Gaetano Caltagirone.

 

L'imprenditore romano puntava molto sulla fusione di MPS, di cui è azionista al 5% (un altro 10 ce l’ha il suo partner Francesco Milleri, Ceo di Delfin), con il gioiellino BPM, a cui il Carroccio si è messo di traverso.

 

Sarebbe questa la ragione del grande gelo sceso tra l’editore del Messaggero e l’ad dell’ex popolare di Milano, Giuseppe Castagna.

 

Ps. A proposito di Monte dei Paschi: quanti miliardi hanno sborsato i contribuenti del Belpaese per il “salvataggio” della banca di Siena, tanto cara alla Lega di Salvini, che all’epoca del quasi fallimento della banca toscana passava le sue giornate a Siena a urlare contro le ingerenze del Pd sull’istituto?

 

ALBERTO NAGEL

È quello che Alberto Nagel ha sottinteso in una risposta piccatissima al buffato Luigi Lovaglio.

 

L’ad di Mps, parlando dell’Ops di Mediobanca su Banca Generali, aveva punzecchiato Nagel: “Con la nostra offerta si è svegliato".

 

E il timoniere di Piazzetta Cuccia ha replicato, secco: “E' una battuta simpatica quella di Luigi. Io per buon gusto non ripercorro la storia degli ultimi 10 anni del Monte dei Paschi. Ha avuto le sue traversie e noi lo abbiamo aiutato in tutti gli aumenti…”.

 

Aumenti che dalla vicenda Antonveneta del 2008 in poi, sono costati allo Stato, e quindi ai cittadini italiani, la bellezza di 26 miliardi di euro.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FRANCESCO MILLERI

ORCEL, SU BANCO BPM NON ABBIAMO ANCORA PRESO UNA DECISIONE

(ANSA) - Per quanto riguarda Banco Bpm su cui è in corso un'ops "la stiamo riesaminando" alla luce di "Anima e del Golden Power ma non abbiamo ancora preso una decisione". Lo dice il ceo di Unicredit, Andrea Orcel in un'intervista alla Cnbc.

 

"Partiamo da una situazione in cui abbiamo il diritto di valutare la situazione, di analizzare ciò che sta accadendo", spiega nella call con gli analisti Orcel rilevando anche che "quando si acquista una fabbrica e questa distribuisce attraverso altre banche, la propensione delle altre banche a distribuire il prodotto di quella fabbrica di solito diminuisce, non aumenta. E quindi - ribadisce - dobbiamo considerare questo aspetto".

 

LUIGI LOVAGLIO - FOTO LAPRESSE

Il ceo di Unicredit ripercorre poi tutto il processo dell'operazione e dice: ci "siamo resi conto che per allineare la qualità degli attivi di Bpm alla nostra banca in Italia, dobbiamo fare altri 800 milioni di accantonamenti, 550 al netto delle tasse, cioè un altro 6%". E poi c'è la questione Anima, che "a seconda di come la si voglia valutare, ha distrutto un valore tra uno e 1,7 miliardi".

 

Tra l'altro, evidenzia Orcel "se si guarda alla loro proiezione di capitale, ora con l'ingresso di Anima, il recupero delle azioni non c'è più e devono tornare a un livello di capitale decente".

 

Il ceo cita poi "il capitale in eccesso, che stavamo pagando a novembre e che ora è stato impiegato con un rendimento dell'11%, che se facessi con i miei rimborsi azionari o con i miei investimenti, derubricherei". E quindi, "se si mette tutto insieme" i conti portano l'ops ad "un premio tra il 40 e il 50% rispetto a dove si trovava prima dell'offerta".

 

GIUSEPPE CASTAGNA

ORCEL, 'NEL CDA SOLO RISULTATI, RESTO È SPECULAZIONE'

(ANSA) - "Ieri abbiamo avuto il cda, l'unico tema sono stati i risultati e penso di poter dire che sono stati molto contenti. Per il resto "gira molto speculazione, per lo più infondata". Così il ceo di Unicredit, Andrea Orcel in un' intervista a Cnbc.

 

ORCEL, STIAMO PER AVVIARE COLLOQUI CON GOVERNO SU BPM

 (ANSA) -  Unicredit sta per avviare colloqui con funzionari del governo italiano per chiarire una serie di aspetti delle cosiddette condizioni Golden Power imposte all'offerta di Banco Bpm. Lo dice il ceo Andrea Orcel in un'intervista a Bloomberg. 

 

unicredit 1

UNICREDIT ALLA PROVA DEI CONTI TRIMESTRALI MA IL MERCATO ASPETTA CHIAREZZA SU BPM

Estratto dell'articolo di Michele Chicco per “La Stampa”

 

Domenica di lavoro per i consiglieri di amministrazione di Unicredit che si sono riuniti in piazza Gae Aulenti per approvare i conti del primo trimestre 2025. Il mercato conoscerà i dettagli solo stamattina, ma gli analisti stimano per Unicredit più di 6 miliardi di ricavi e 2,3 miliardi di utile netto nel primo quarto dell'anno.

 

giancarlo giorgetti

[...] il ceo Andrea Orcel ha aggiornato i consiglieri sui vari fronti aperti negli ultimi mesi in Italia e in Germania. Il più caldo è quello che vede in Banco Bpm l'oggetto del desiderio.

 

[...] A cominciare dagli ostacoli posti dal governo nell'ambito della procedura di golden power che potrebbero condizionare il management di Unicredit. I paletti sono molti e non indifferenti, riguardano anche l'esposizione del gruppo in Russia e la gestione degli asset di Anima con l'obbligo di non ridurre per almeno cinque anni gli investimenti in titoli di Stato italiani.

 

Gli sherpa di Unicredit hanno tentato di avviare un confronto con Palazzo Chigi, ma il governo non indietreggia anche davanti all'ipotesi di una battaglia legale o di un intervento della Commissione europea. Dalle montagne della Valtellina, il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, sabato ha rivendicato la legittimità dell'attivismo dell'esecutivo brandendo ragioni di sicurezza nazionale.

 

UNICREDIT COMMERZBANK

Di tempo per riflettere Unicredit ne ha in abbondanza, perché può sfilarsi dalla partita fino al 30 giugno: troppo per molti piccoli soci dell'ex Popolare. Per il momento però non filtra nulla su un eventuale passo indietro di Unicredit, anche se è cambiato il prezzo che Bpm ha speso per far sua Anima e se Giuseppe Castagna ha dovuto rinunciare ai benefici patrimoniali del danish compromise che costano 1 miliardo di remunerazione agli azionisti.

 

Di partite in corso Unicredit ne ha altre due, in Germania con Commerzbank e sempre in Italia con Generali, della quale possiede più del 6,5% delle azioni. A Francoforte la banca guidata da Andrea Orcel può giocare un ruolo da protagonista: controlla il 28% delle quote e ha in tasca un'autorizzazione a salire fino al 29,9% dello storico istituto tedesco.

 

FRIEDRICH MERZ DOPO LA BOCCIATURA DEL BUNDESTAG

Anche lì è stato a lungo tutto fermo, in attesa che a Berlino arrivasse un nuovo governo. Ora tutto può succedere, dopo che Friedrich Merz ha preso possesso della sua scrivania da Cancelliere.

 

[...] Nei giorni scorsi nelle sale operative si sono rincorse però voci circa un possibile doppio doppio disimpegno di Unicredit che rinuncerebbe sia a Banco Bpm che a Commerz per concentrare l'attenzione su Generali, macchina da utili e dividendi.

 

Le voci non hanno trovato riscontri, ma l'idea potrebbe aver stuzzicato davvero Orcel che vedrebbe l'occasione come una chance per riscrivere gli assetti della finanza italiana. [...]

philippe donnet - andrea sironi

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi silvio mario orfeo repubblica

DAGOREPORT - LA GUERRA È FINITA, ANDATE IN PACE… - DOPO AVER VISSUTO 20 ANNI DI ANTI-BERLUSCONISMO SENZA LIMITISMO, MARIO ORFEO DIMENTICA LA STORIA E L’IDENTITÀ DI "REPUBBLICA" E SPARA IN PRIMA PAGINA UNA LETTERA DI MARINA BERLUSCONI (+ FOTO) CHE FA UN'INSOSTENIBILE PROPAGANDA AL REFERENDUM CONTRO LA MAGISTRATURA: ‘’SE DOVESSE VINCERE IL SÌ, NON SI TRATTERÀ DI UNA VITTORIA DEL GOVERNO O DI FORZA ITALIA, NÉ DI UNA VITTORIA POSTUMA DI MIO PADRE. IO PENSO SEMPLICEMENTE CHE SARÀ UNA GRANDE VITTORIA DEGLI ITALIANI’’ – MENO SPAZIO (E NIENTE FOTO) PER LA REPLICA DEL VICEDIRETTORE CARLO BONINI, AUTORE CON D'AVANZO DI MILLE INCHIESTE CONTRO IL MARCIO DEL BERLUSCONISMO, ALLA "PADRONA" DI FORZA ITALIA CHE AL "CORRIERE DELLA SERA" DELLO SCORSO 10 FEBBRAIO AFFERMÒ, TRONFIA: "SE VINCE LA MELONI, VINCE IL PAESE" – DOPO L’INCHINO REVERENZIALE, SEMPRE IN PRIMA, ALLA MELONI (“REFERENDUM, NON È VOTO SUL GOVERNO”), L’"ORFEO NERO" OGGI DÀ IL SUO BENVENUTO AL NUOVO PROPRIETARIO DI “REPUBBLICA”, IL MAGNATE GRECO THEO KYRIAKOU - SEMPRE CON IL SOLITO GIOCHETTO PARAGURU DI CHI DÀ UN COLPO ALLA BOTTE E UNO AL CERCHIO, DI CHI METTE TUTTI SULLO STESSO PIANO, IL SOLITO VIZIO PILATESCO DI LAVARSI LE MANI CON "EQUIDISTANZA" (MA, SI SA, L’IMPORTANTE È MANTENERE LA POLTRONA SOTTO IL SEDERE…)

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…