scaroni descalzi zingales

DESCALZI TRA DUE FUOCHI VENDI-CATTIVI: DA UNA PARTE L’EX CONSIGLIERE LUIGI ZINGALES (ORMAI HABITUE’ ALLA PROCURA DI MILANO), DALL’ALTRA SCARONI CHE AL PROCESSO SAIPEM LO INGUAIA – DESCALZI E' INDAGATO IN UN ALTRO PROCESSO PER CORRUZIONE INTERNAZIONALE RIGUARDANTE PRESUNTE TANGENTI IN NIGERIA

 

1. TENSIONE SU DESCALZI

Da il “Fatto Quotidiano

 

Descalzi ScaroniDescalzi Scaroni

Una settimana fa gli avvocati di Paolo Scaroni, imputato nel processo per una presunta tangente da 198 milioni pagata dalla Saipem in Algeria, smentirono categoricamente che durante la sua deposizione l’ex numero uno dell’Eni avesse affermato che il suo successore Claudio Descalzi e l’attuale numero uno di Saipem, Stefano Cao, “conoscessero Farid Bedjaoui”, presunto collettore della tangente.

 

Ieri dalla pubblicazione del verbale si è saputo che, durante l’udienza preliminare sulla richiesta di rinvio a giudizio, rispondendo a una domanda del pm Fabio De Pasquale che gli chiedeva se sapesse la “ragione”per la quale Cao e Descalzi “non hanno mai conosciuto Farid”, come hanno messo a verbale i due manager sentiti come testi, Scaroni ha affermato: “Ma di questo non ne sarei così sicuro, almeno per quanto riguarda Descalzi, a leggere le carte”. Peraltro Scaroni ha poi argomentato l’irrilevanza della circostanza.

descalzidescalzi

 

Ma la notizia ha provocato nuova tensione attorno al numero uno dell’Eni, indagato in un altro processo per corruzione internazionale riguardante presunte tangenti in Nigeria. Mentre l’Eni tace, Cao ha ribadito “di non avere mai incontrato il signor Farid Bedjaoui”.

 

 

2. SCARONI:“LE MEDIAZIONI? NON LEGGO IL BILANCIO”

Walter Galbiati e Emilio Randacio per “la Repubblica

 

Manager da 4,5 milioni di euro all’anno – 45 in tutti i nove anni di mandato - , ma poco attento alle voci di bilancio. L’identikit di Paolo Scaroni, fino a un anno fa amministratore delegato del colosso Eni, emerge dalle carte dell’incidente probatorio che si è consumato venerdì scorso al Tribunale di Milano.

renzi tweet su DeScalzirenzi tweet su DeScalzi

 

Il manager, imputato di corruzione internazionale insieme ad altri 10 imputati per una tangente da 197 milioni di euro pagata – secondo i pm Fabio De Pasquale, Giordano Baggio e Isidoro Palma – da Saipem per “commissioni” in Algeria, si è fatto interrogare nell’udienza preliminare davanti al gup, Alessandra Clemente. Scaroni rivendica la propria innocenza e di non aver mai avallato alcun pagamento illecito. Ma dalle trascrizioni, emerge come lui, in fondo, il bilancio annuale del Cane a sei Zampe, non lo leggesse così attentamente.

 

claudio descalzi claudio descalzi

A dire il vero, ad aprile di un anno fa, i suoi nove anni a capo dell’Eni, erano già stati bocciati dalla Commissione dell’Industria. Un giudizio senza troppe attenuanti. Un mese dopo, Paolo Scaroni non era stato confermato come amministratore delegato all’Eni, sostituito per disposizione del governo Renzi, da Claudio Descalzi.

 

Le pagelle che erano state stilate nei confronti di tutti i manager delle partecipate, per Scaroni rimarcavano una reddittività inferiore rispetto alle società rivali. E si sottolineava anche che mancavano le «informazioni sulle cause giudiziarie che coinvolgono l’ad». Ora, proprio per gli inciampi giudiziari che dal 2013 hanno travolto l’operato di Scaroni, si scopre un dettaglio non del tutto secondario. Il top manager dichiara di non aver mai saputo di tangenti pagate in Algeria.

Paolo Scaroni Paolo Scaroni

 

E il pm Fabio De Pasquale, su questo punto lo incalza dalla prima domanda. «Lei quindi sapeva che nel bilancio Saipem (controllata Eni, ndr ), c’erano dei costi di intermediazione». «Sto parlando del consolidato Eni», risponde l’ex ad. «Le faccio allora la stessa domanda – insiste sul punto il magistrato- : nel 2008 figurano 150 milioni di euro di costi di intermediazione, nel 2009 79 milioni, nel 2010 26. Sono cifre molto importanti (per l’accusa il prezzo delle tangenti versate in Algeria, ndr ). Lei sapeva di questi costi o no?».

 

Scaroni sembra per un momento svicolare. «Queste cifre, come dicevo, erano inserite in voci più importanti, erano soltanto una nota a piè di pagina del bilancio. Quindi nessuno l’ha portata alla mia attenzione, anche perché del bilancio Saipem». «Quindi non li ho visti all’epoca?», lo sferza il magistrato milanese, che insiste con le richieste di chiarimenti.

LUIGI ZINGALES LUIGI ZINGALES

 

«Lei ha avuto il bilancio in mano e aveva la possibilità di leggere anche la nota, immagino». «Ha visto quante pagine sono?», è la prima risposta del manager. «Oltre 280 pagine. Quindi non è che l’amministratore delegato passi tutto il suo tempo a spulciare pagine… aspetta che i suoi uffici gli segnalino se c’è qualcosa che merita attenzione». Si spinge oltre Scaroni, e ricorda come ci siano figure interne pagate per segnalare eventuali criticità. Scaroni non nega che il pagamento di «intermediazioni», sia un punto «critico », ricordando che sotto la sua gestione in Eni, non sono mai state pagate.

FABIO DE PASQUALEFABIO DE PASQUALE

 

Ammette anche di essere rimasto sorpreso che 197 milioni di euro abbiano avuto un unico destinatario. Nonostante tutti questi indizi, secondo questa versione, nessuno, però ha mai segnalato come anomale un’ingente somma di denaro versata come «intermediazione » per sette appalti algerini per un valore complessivo di quasi 10 miliardi di euro.

 

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