claudio descalzi eni venezuela

ENI, VIDI, VICI – IL CAMBIO DI REGIME IN VENEZUELA IMPOSTO DA TRUMP È UNA BUONA NOTIZIA PER IL CANE A SEI ZAMPE – NEGLI ANNI SCORSI LE SANZIONI AMERICANE HANNO BLOCCATO LE ATTIVITÀ DEL GRUPPO ITALIANO NEL PAESE – SENZA PIÙ MADURO AL POTERE, L’AD CLAUDIO DESCALZI PUNTA ALL’EXPORT DI GREGGIO E A RECUPERARE I 2,1 MILIARDI DI EURO DI CREDITI ACCUMULATI NEI CONFRONTI DI “PDVSA”, L’ENTE PETROLIFERO DI STATO VENEZUELANO…

Estratto dell’articolo di Vittorio Malagutti per “Domani”

 

ENI VENEZUELA

Ora che i missili e le bombe americane hanno sfondato le porte del Venezuela, i manager di Big Oil, cioè le multinazionali del petrolio che battono bandiera Usa, si preparano a riprendere il controllo dei vecchi pozzi nazionalizzati dal governo di Caracas, e, soprattutto, a sviluppare le gigantesche riserve di oro nero del paese sudamericano, le più grandi del mondo.

 

«Adesso ci pensiamo noi», ha annunciato domenica un trionfante Donald Trump, senza neppure provare a nascondere il vero obbiettivo dell’attacco militare di poche ore prima.

 

CLAUDIO DESCALZI

[…]  Gli analisti invece fanno i conti di quanto costerà rilanciare il business petrolifero venezuelano strozzato da anni di sanzioni americane. Serviranno decine di miliardi di dollari da spalmare su molti anni e con la domanda globale di greggio in calo e i prezzi che restano su livelli storicamente bassi è probabile che Big Oil si muova con una prudenza ancora maggiore del solito.

 

Di certo, ora la partita del petrolio di Caracas si è riaperta e dalle nostre parti anche la squadra di comando dell’Eni sta valutando opportunità e incognite del nuovo scenario. In gioco, tanto per cominciare, ci sono i crediti per 2,1 miliardi di euro che il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha accumulato nei confronti di Pdvsa, l’ente petrolifero di stato venezuelano.

 

GIACIMENTO DI PERLA IN VENEZUELA

Roma reclama invano il pagamento del gas del giacimento offshore di Perla venduto alla controparte di Caracas. Lo stallo dura da molti anni e dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca le nuove sanzioni contro Maduro hanno di fatto impedito al paese sudamericano di far fronte in parte ai propri impegni vendendo petrolio a Eni.

 

Nel frattempo, quel credito di 2,1 miliardi, a forte rischio di non essere mai più restituito, è stato svalutato a 800 milioni nel bilancio del gruppo del cane a sei zampe.

 

nicolas maduro massimo dalema hugo chavez paolo scaroni

Non è detto che il ribaltone innescato dalle bombe americane sblocchi i pagamenti dovuti a Roma, anche perché Pdvsa si trova di fatto in bancarotta. È logico pensare, però, che Eni tenterà di mettersi in scia alle multinazionali Usa che torneranno a puntare sul Venezuela.

 

[…]

 

Tra l’altro, quei crediti italiani erano stati evocati nei mesi scorsi anche come carta da giocare per la liberazione di Alberto Trentini, il cooperante italiano detenuto da più di un anno in un carcere venezuelano senza un’accusa specifica nei suoi confronti. [...]

 

ARRESTO DI NICOLAS MADURO

Sul fronte petrolifero, invece, si prevedono tempi ben più lunghi per riportare a pieno regime, semmai ci si arriverà, la produzione dei giacimenti dell’Eni in Venezuela, dove il gruppo pubblico italiano è presente dal 1998.

 

Perla, inaugurato nel 2015, gestito insieme alla spagnola Repsol, ha un potenziale di sviluppo elevatissimo. Classificato come “giant”, a suo tempo era stato descritto come la più grande scoperta di gas offshore nei mari dell’America latina. Gli impianti però viaggiano al minimo per via delle sanzioni Usa che vietano l’export di quanto viene estratto.

 

A questo giacimento di gas a 50 chilometri dalla costa venezuelana vanno poi aggiunte le partecipazioni nei pozzi petroliferi di Junin 5, nella ricchissima fascia del fiume Orinoco, e in quelli offshore di Corocoro. In entrambi i casi Eni è partner di minoranza dello stato venezuelano.

 

ENI IN VENEZUELA

Al momento, però, tutto è fermo, o quasi, e finora sono andati a vuoto tutti i tentativi del gruppo italiano di sbloccare la situazione. Lo stop, del resto, riguarda l’intero Venezuela, che nell’arco di dieci anni ha visto passare la produzione di idrocarburi da 2,8 milioni a 900mila barili al giorno, destinati in buona parte a Cina e Russia.

 

A novembre, in occasione della cerimonia per i 30 anni della quotazione di Eni a Wall Street, Descalzi è tornato sull’argomento, lamentando gli effetti del blocco imposto da Trump ai pagamenti del gas di Perla con carichi di petrolio. Blocco a cui invece non è stata costretta Chevron, l’unica major petrolifera americana che non si è mai ritirata dal Venezuela.

 

claudio descalzi (2)

«Questo ci crea un grande problema», si è lamentato Descalzi a novembre. Per poi aggiungere: «Parliamo con l'amministrazione, ho parlato con i ministri che sono riuscito a incontrare in Europa o in Medio Oriente. Vediamo se riusciamo a trovare una soluzione».

 

D’ora in poi, però, nulla sarà più come prima. A Caracas tornerà presto a comandare “l’amico americano” e mentre Trump spiana la strada a Big Oil anche Eni è pronta a incassare i dividendi del golpe.

NICOLAS MADURO DOPO L'ARRESTO DONALD TRUMP SEGUE IN DIRETTA LA CATTURA DI NICOLAS MADURO

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