harvey weinstein tom barrack

IL ‘FINANCIAL TIMES’ METTE UNA LAPIDE SULLA WEINSTEIN COMPANY: “SE A UN’AZIENDA SERVE UN ARTICOLO DEL ‘NEW YORK TIMES’ PER SCOPRIRE I COMPORTAMENTI DEL SUO CAPO (CHE TUTTI CONOSCEVANO), VUOL DIRE CHE FACEVA FINTA DI NON SAPERE” - E ORA È PRONTA LA NEMESI PER IL PUZZONE HARVEY: PRONTO PER COMPRARSI QUEL CHE RESTA DEL SUO IMPERO È TOM BARRACK, GRANDE AMICO DI TRUMP

 

1. VENDERE ALL' AMICO DI TRUMP È LA NEMESI DI WEINSTEIN - CHI È TOM BARRACK, FINANZIERE IN AFFARI DA NIXON AI SAUDITI PRONTO A RILEVARE L' IMPERO DEL MAGNATE COLPITO DAGLI SCANDALI

Alberto Flores D’Arcais per la Repubblica

 

Sembra un copione scritto da uno sceneggiatore di Hollywood. Dopo le pesanti accuse di stupri e molestie che lo hanno travolto, Harvey Weinstein ha perso tutto (moglie e figli compresi) e adesso - quasi per contrappasso - la società che aveva fondato insieme al fratello Bob (oggi uno dei suoi grandi accusatori) finisce nelle mani dei suoi nemici "politici". Da Obama e Hillary Clinton a uno degli uomini più vicini a Trump.

 

harvey weinstein e georgina chapman

The Weinstein Company, la casa di produzione cinematografica travolta dallo scandalo come il suo fondatore, ha raggiunto infatti un accordo preliminare con Colony Capital, società di investimento di Tom J. Barrack Jr. (amico di lunga data di The Donald e considerato un suo consigliere occulto) che sarà il prologo della vendita (se sarà totale o parziale è ancora da definire) al fondo di "private equity" di Barrack.

 

harvey weinstein ambra battilana

«Siamo lieti di investire nella Weinstein e di aiutarla ad andare avanti, aiuteremo la società a riconquistare la posizione iconica che merita nell' industria indipendente del cinema e della televisione». Per Barrack, nipote di emigranti libanesi, che ha iniziato la carriera come avvocato nello studio dei legali di Nixon è un colpo ad effetto, che renderà il numero uno di Colony Capital ancora più potente nei palazzi di Washington e che potrebbe rivoluzionare in futuro anche il mondo del cinema.

harvey weinstein ambra battilana

 

Conosciuto anche in Italia - la Colony Capital nel 2003 acquistò il consorzio Costa Smeralda, poi rivenduto al fondo del Qatar - Barrack ha lavorato molto con i sauditi ed in passato è stato proprietario del Paris Saint Germain. Ma l' industria dell' entertainment è una sua passione: nel 2008 comprò Neverland, la grande reggia-giochi di Michael Jackson e nel 2010 aveva già comprato dalla Disney la Miramax, prima creatura di Weinstein.

 

Nel giorno in cui lo stesso presidente degli Stati Uniti viene pubblicamente coinvolto in un caso di molestie sessuali - Summer Zervos, una ex concorrente di "The Apprentice", il reality show tv che The Donald ha condotto per oltre un decennio, lo ha citato in giudizio - uno dei suoi più fedeli amici diventa il (quasi) proprietario della Weinstein, società che ha finanziato per decenni i leader democratici e le battaglie della sinistra liberal. Uno strano gioco delle parti dove politica, economia, mondo di Hollywood e "scandali sessuali" si incrociano, in cui le vittime (le donne molestate e umiliate) rischiano di non avere giustizia e in cui riemergono vecchi conti da regolare.

 

tom barrack

Nella nuova puntata di ieri, ecco infatti che torna alla luce un' inchiesta condotta nel 1998 dal Washington Post sul caso Lewinski. Allora il nome di Harvey Weinstein non era conosciuto come oggi e passò quasi inosservato il fatto che il produttore avesse contribuito (con almeno 10mila dollari) a pagare le spese legali dell' allora presidente degli Stati Uniti. Non fu il solo, visto che nella lista di chi aiutò Bill Clinton c' erano ben 62 star di Hollywood, tra cui Tom Hanks, Barbra Streisand, Michael Douglas, Ron Howard e Steven Spielberg.

 

 

2. IL LATO OSCURO DEL POTERE

John Gapper per il ‘Financial Times’

Traduzione di Anna Bissanti per  http://www.ilsole24ore.com

 

Se agli amministratori di un'azienda serve un articolo del “New York Times” per rendersi pienamente conto della cattiva condotta tenuta da tempo da uno dei suoi cofondatori, significa che non vi prestano grande attenzione. Forse, il consiglio di amministrazione della Weinstein Company non voleva sentire le accuse di molestie sessuali mosse contro Harvey Weinstein o prendere atto del fatto che era un prepotente.

harvey weinstein monica bellucci 4

 

Può darsi che sia stata una vera sorpresa, per loro, venire a sapere che Weinstein ha regolato la faccenda raggiungendo accordi riservati con donne che hanno riferito di essere state molestate sessualmente da lui in suite d'albergo per trent'anni.

 

Ma, di sicuro, non deve essere stata una novità appurare che colui che teneva nel suo ufficio una mazza da baseball appoggiata al muro, a simboleggiare il suo stile personale, era un uomo portato ad accessi impetuosi di collera e ricorreva all'intimidazione come normale tecnica di amministrazione. Questa è Hollywood, dove il “casting couch” – la sordida tradizione dei dirigenti delle case di produzione cinematografica di abusare del loro potere per obbligare le attrici a prestarsi a pratiche sessuali con loro sul divano – risale ai boss degli studio degli anni Quaranta come Darryl F. Zanuck.

 

tom barrack

“Sono andata a letto con i produttori: sarei una bugiarda se dicessi il contrario” dichiarò una volta Marilyn Monroe. “Se non ci fossi andata, c'erano altre 25 ragazze pronte a farlo al posto mio”. L'aspetto sessuale dello sfruttamento hollywoodiano in genere si manifesta a porte chiuse, ma le esibizioni del predominio maschile non sono trattate come un deplorevole effetto collaterale della creatività, bensì come un fenomeno di routine, di come vanno gli affari. Nel caso di Weinstein, la differenza sta nel fatto che egli ha colto ogni possibile occasione per commettere abusi sessuali a livelli spaventosi: è il mostro di Hollywood.

 

Alcuni mesi fa ho ricevuto un messaggio: un regista di Hollywood voleva incontrarmi. Aveva diretto un film di grande successo, cercava materiale nuovo nel mondo del business e, a quanto pare, riteneva che io potessi aiutarlo. Lusingato, mi sono presentato in un albergo londinese e sono stato accolto da numerose assistenti che mi hanno scortato fino alla sua suite. Mi sono reso conto subito che quel regista non aveva la più pallida idea di chi fossi o che cosa ci facessi lì.

tom barrack

 

Deve aver pensato che fossi un giornalista come tanti altri, interessato a intervistarlo. In fondo, era arrivato al termine di un'intera giornata dedicata alle interviste in occasione dell'uscita in tutto il mondo del suo ultimo film. Era stanco, la schiena gli faceva male. Si era sdraiato su un divano e parlava così, supino. Non è stata un'esperienza avvilente. In fondo, anzi, è stato divertente.

 

In ogni caso, è stato anche un piccolo esempio di come funziona il mondo del cinema: agenti e intermediari fanno circolare una prima manifestazione di interesse, a cui fa seguito la fredda convocazione in una camera d'albergo e l'incontro con un regista che, quasi fosse un sovrano, dà per scontato che il mondo intero sia un enorme bacino nel quale effettuare casting.

 

tom barrack ama trump

L'ascesa di Weinstein illustra quanto Jeffrey Pfeffer, docente di Stanford, ha spiegato in un articolo intitolato “Perché le teste di cazzo hanno la meglio”: secondo il professore, i capi che creano attorno a sé un “ambiente di lavoro avvelenato e infernale” spesso sono ammirati in ogni caso. “A quanto sembra, non importa che cosa faccia un individuo o l'azienda per la quale lavora… a patto che sia abbastanza ricco e di successo”.

 

Questa definizione non si adatta solo a Hollywood: il direttore esecutivo potente e capriccioso, che gode di grande libertà d'azione a suo piacimento, è una figura tipica di buona parte del settore dei media. E a buon motivo: da uno studio condotto negli Stati Uniti scopriamo che le aziende hanno tutto da guadagnare ad avere leader forti se operano in settori instabili nei quali le decisioni devono essere prese con grande rapidità e c'è il rischio costante che arrivino nuovi concorrenti.

OBAMA WEINSTEIN

 

Un amministratore delegato godrà di maggiore autorità se è anche il fondatore di un'azienda e ricaverà ancor più dal “soft power” derivante dal fatto di avere rapporti molto stretti con gli altri membri del consiglio. Nel caso specifico, suo fratello e cofondatore Bob Weinstein fa parte del consiglio di amministrazione che, finalmente, questa settimana lo ha licenziato.

 

Alla Miramax, l'azienda che i fratelli vendettero alla Walt Disney nel 1993, Harvey Weinstein usava il suo carisma per attirare e promuovere registi come Quentin Tarantino. Ma, se non è tenuto a freno, il potere ha un lato oscuro. Nel suo libro sulla Miramax intitolato “Down and Dirty Pictures”, Peter Biskind ha scritto che i fratelli Weinstein sono famosi per essere “brillanti, ma anche perversi e brutali”.

asia argento harvey weinstein

 

Un altro studio sulle caratteristiche delle persone di potere ha accertato che quanto più grande è il loro potere più facilmente si innesca in loro un “comportamento disinibito”. In altre parole, i capi che possono permettersi di fare quello che vogliono finiscono col comportarsi molto male. I potenti “molto spesso agiscono in base ai loro desideri con modalità inappropriate a livello sociale”, hanno concluso gli autori.

 

Tra le sindromi descritte, tipiche di “individui molto potenti e di alto livello sociale”, il cui umore oscilla di continuo dall'irritabilità al maniacale, vi sono un'alimentazione esagerata, aggressività sproporzionata e un comportamento sessuale predatorio. Una volta Weinstein ha affermato che le sue sfuriate erano provocate dalla sua eccessiva assunzione di zuccheri e che, una volta smessa quell'abitudine, aveva iniziato a comportarsi meglio.

 

Il silenzio di Hollywood della settimana scorsa lascia intendere qualcosa di più di una semplice riluttanza a criticare un regista molto famoso. Nel mondo del cinema i molestatori sessuali sono pochi, ma quanti di loro non ricordano di aver trattato gli alberghi alla stregua di corti, o i giornalisti che hanno sfruttato o i sottoposti con i quali hanno alzato la voce?

 

matt damon harvey weinstein

Qualcuno che ha lavorato con un attore di Hollywood che ha la reputazione di persona perbene di recente mi ha raccontato quanto quell'attore in verità si comporti male sul set. È questo l'atteggiamento che promuove un settore che si basa sul potere. C'è una logica legata agli affari, ma l'inviolabilità di Weinstein durata così a lungo ne dimostra i rischi.

 

 

Quando la strada più sicura dall'anonimato al glamour passa dal patrocinio altrui, all'orizzonte si profila il pericolo. Il fatto che Hollywood si sia comportata così per lunghi anni dimostra quanto essa si opponga a ogni riforma. Lo scandalo Weinstein, però, adesso potrebbe portare a un apprezzabile passo avanti, una buona volta. E di sicuro anche una maggiore sincerità non guasterebbe. 

meryl streep harvey weinstein

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