“COLLEZIONISTA D’ARTE UGUALE EVASORE” - NESSUNO COMPRA PIU’: TERRORIZZATI DAI CONTROLLI FISCALI, I COLLEZIONISTI DISERTANO SOTHEBY’S - CHRISTIE’S ANNULLA L’ASTA ITALIANA D’AUTUNNO - IN CRISI SOPRATTUTTO LA FASCIA CHE VA DAI 50 AI 100MILA EURO - SIRONI, DE CHIRICO, MANZONI, FONTANA: L’ “INVENDUTO” SALE AL 40% - MENO IMPAURITI I “PAPERONI” CHE COMPRANO OPERE DA MEZZO MILIONE - E L’IVA AUMENTA…

Rocco Moliterni per "la Stampa"

L' ultima asta di arte moderna e contemporanea da Sotheby's a Milano nel novembre scorso ha visto un balzo dell'invenduto al 40 per cento dal margine «fisiologico» di solito inferiore al 10 per cento. Sono rimaste nel magazzini opere di Sironi, De Chirico, Burri, Fontana, Manzoni, Rotella, Licini, Merz (un singolare ritratto di Ezra Pound) e anche James Brown (un ritratto senza titolo, del 1984 che a vederlo sembra quasi Giulio Andreotti rifatto da Paul Klee).

Paradossalmente proprio quegli autori che fino a non molto tempo fa venivano considerati «sicuri» da parte di collezionisti disposti a spendere cifre tra i 50 e i 100 mila euro o poco più. Che cosa è successo? Perché i collezionisti hanno smesso di comprare? Da Sotheby's ipotizzano che a tener lontani i compratori non sia tanto la crisi, che pure colpisce duro, quanto i nuovi strumenti di accertamento fiscale, leggi redditometro: «Credo anch'io - afferma il gallerista napoletano Alfonso Artiaco, tra i suoi artisti ci sono Sol Lewitt, Gibert & George o Thomas Hirschorn - che la causa sia proprio questa. Me ne sono accorto alcuni mesi fa quando un collezionista romano, proprietario tra l'altro di molti immobili, mi ha chiesto se ritenevo che un certo acquisto potesse essere compatibile fiscalmente con il suo reddito. Credevo mi prendesse in giro, in realtà esprimeva il terrore che certe iniziative del fisco stanno diffondendo. Tra l'altro facendo passare nell'opinione pubblica il messaggio "collezionista d'arte uguale evasore"».

Un terrore che sembra colpire soprattutto quella middle class che fino a poco tempo fa considerava investire in arte una sorta di fiore all'occhiello: «Sono loro - prosegue Artiaco quelli che si stanno allontanando dal mercato, i grandi collezionisti che possono acquistare opere da 300 o 500 mila euro non sembrano più di tanto impauriti».

Così il mercato dell'arte italiano viene messo ulteriormente in ginocchio. «Sembra essersi scatenata - sostiene Matteo Viglietta, grande collezionista nonché membro della Fondazione Crt per l'arte moderna e contemporanea - una vera e propria caccia alle streghe. Chi acquista opere d'arte ha timore di venire allo scoperto pur avendo tutte le carte in regola. Se va avanti così molte gallerie saranno costrette a chiudere e il nostro mercato si ridurrà ancora paradossalmente a favore di quello straniero.

E questo in una situazione in cui già prima del redditometro ti conveniva comprare in Olanda dove l'Iva è al 6 % rispetto al nostro 21, che presto diventerà 22, cui devi aggiungere il "diritto di seguito" che si porta via un altro 4 per cento di tassazione». Peraltro non è detto che il redditometro rimpingui l'erario: «Mi viene in mente - aggiunge Viglietta - quanto è successo con gli yacht o i posti barca, anche lì c'è stata una demonizzazione ma, sembrava che il fisco dovesse raccogliere chissà cosa, e non ha incassato che briciole».

Il redditometro più che intimorire chi evadeva o evade davvero, sembra spaventare e tener lontano dal mercato chi fino a poco tempo fa comprava arte alla luce del sole, in galleria o alle aste. Ora ha smesso di farlo, perché a mostrare in salotto un Burri o un Fontana, immagini che il fisco ti metta comunque sotto torchio. «Si è creato - afferma Massimo Di Carlo presidente dell'associazione che raccoglie le gallerie d'arte italiane - un clima alla Robespierre. La cosa che trovo scandalosa in questo tipo di accertamenti è l'onere della prova. Contrariamente ad ogni principio giuridico con il redditometro non è lo Stato a dover dimostrare che tu sei un evasore, ma sei tu che devi giustificare ogni tua spesa. E allora il collezionista piuttosto che vedersi invischiato in situazioni che durano anni preferisce rinunciare all'acquisto».

Il che ovviamente acuisce le difficoltà create dal momento economico: «C'è da ricordare - aggiunge Di Carlo che se l'asta di Sotheby's ha visto un 40 per cento di invenduto, la rivale Christie's ha preferito addirittura rinviare a primavera la tradizionale asta italiana d'autunno». E gli occhi di tutti sono puntati su Artefiera che apre il 25 gennaio i battenti a Bologna.

«A differenza della torinese Artissima - sottolinea Di Carlo - che è una manifestazione di tendenza dedicata solo al contemporaneo Bologna è la fiera dove si vendono quegli stessi autori in asta da Sotheby's». Anche qui infatti abbondano opere tra i 50 e i 100 mila euro, si va dal casco di marmo di Ai Wei Wei a tele di Vedova, Carrà, Afro, Capogrossi, Boetti. «Vedremo - conclude - se ci sarà qualche timida ripresa o se i segnali saranno ancora negativi. Certo è che le gallerie stanno tirando la cinghia, ma non so fino a che punto potranno resistere».

 

Lucio Fontana - Torso Italico (1930-31)Lucio Fontana - Natura (terracotta, 1959-60)Lucio Fontana - IntermezzoManzoni Piero Manzoni Merde dArtist piero manzonimeana14 mimmo rotella emilio mazzoliburri fontana

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