A CHE SERVONO I GIORNALI - I DE BENEDETTI SONO RIUSCITI A RIFILARE IL CETRIOLO SORGENIA ALLE BANCHE (ORA A CHI LA VENDERANNO?) - LA CIR NON MANTERRA’ NEANCHE IL 2-3% SIMBOLICO E I GLI AZIONISTI SI SONO IMPEGNATI A NON RICORRERE ALLE VIE GIUDIZIARIE PER IL RECUPERO DEI CREDITI

Marcello Zacché per “Il Giornale”

 

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I De Benedetti hanno infine centrato l'obiettivo: si sono sbarazzati definitivamente di Sorgenia che, da ieri, è passata alle banche. La Cir, holding della famiglia dell'Ingegnere, insieme con i soci di minoranza di Sorgenia, gli austriaci di Verbund, non manterranno nel capitale nemmeno quel 2-3% simbolico di cui si parlava. Niente, meglio uscire del tutto. Così da ieri mattina è iniziata la processione degli amministratori dei 21 gruppi bancari creditori di Sorgenia per quasi 2 miliardi che dovrebbe finire entro oggi.

 

Per tutte si tratta di siglare 2 documenti: il primo è l'accordo con i soci di Sorgenia per l'ok alla ristrutturazione del debito, e cioè alla conversione di 400 milioni di prestiti in azioni, attraverso un aumento di capitale che annullerà le quote di Cir e Verbund.

 

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Contestualmente, gli azionisti si impegnano a votare a favore della ricapitalizzazione nella prossima assemblea. Il secondo documento è un accordo di «stand still» (impegno a non ricorrere a vie giudiziarie per il recupero dei crediti). L'assemblea è prevista a settembre. Poi bisognerà attendere l'omologa del Tribunale ex art 182 della legge fallimentare.


Le banche conferiranno il nuovo capitale (ex debito) in una newco, che quindi ripartirà da zero e i cui attivi consisteranno nel conferimento di Sorgenia Spa, che controlla le quattro centrali termoelettriche del gruppo e a cui restano circa 1,4 miliardi di debiti. L'idea delle banche è quella di portare la newco a macinare, attraverso la normale operatività, margini sufficienti a ripagare gli oneri finanziari ridotti dalla ristrutturazione del debito, i costi e magari anche a fare qualche utile. Missione che però gli analisti del mercato elettrico giudicano, al momento, molto simile all'«impossibile».

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Ecco perché i De Benedetti hanno preferito chiudere la partita Sorgenia, salvo tenersi un timido diritto «earn out», giusto in caso di miracolo: se le banche, in quattro anni, dovessero ripagarsi con gli utili o con una vendita sia i loro 400 milioni, sia gli interessi, allora dovrebbero redistribuire ai vecchi soci il 10% del profitto residuo. In realtà lo scenario sembra ben altro.

 

L'eliminazione degli incentivi alle rinnovabili ha creato un clima ancora più difficile nei confronti di eventuali futuri «regali» ai produttori di energia. In altri termini, la richiesta dei produttori per ottenere dalla Stato il cosiddetto «capacity payment», vale a dire il contributo pubblico a sostegno della capacità produttiva termoelettrica anche nelle fasi di bassa domanda, sembra oggi irrealistica.

 

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Al momento, secondo fonti del settore, non sono previste remunerazioni fisse per i cicli combinati almeno fino al 2017. Il sistema è fermo così com'è. E chi sperava che alcune delle risorse provenienti dalle rinnovabili venissero girate alle centrali a gas, è rimasto deluso: il governo ha puntato tutto sul calo bollette. Per questo l'impresa delle banche di rendere Sorgenia appetibile e recuperare i 400 milioni al momento sembra ben dura.

 

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