BANCHIERI IN GUERRA CONTRO I “ROBIN HOOD” ANTI BANCHE - GRAZIE A UNA NORMA BY MONTI, I PREFETTI POSSONO DENUNCIARE A BANKITALIA GLI ISTITUTI CHE NEGANO PRESTITI A FAMIGLIE O TAGLIANO I FIDI ALLE IMPRESE - ABI VA ALL'ATTACCO E METTE IN GUARDIA LE ASSOCIATE (“OCCHIO AI PREFETTI SPIONI”) - AI CLIENTI CONVIENE: RISPARMIANO 20 € DI SPESE PRETESE DALL'ARBITRO DI VIA NAZIONALE E NON DEVONO PRESENTARE IL RECLAMO ALLA BANCA…

Francesco De Dominicis per "Libero"

Il primo tentativo, targato Giulio Tremonti, era andato a vuoto. L'ex ministro dell'Economia aveva cercato di trasformare i prefetti in moderni Robin Hood anti banche. Un progetto, quello del professore di Sondrio, varato nel 2008 e mai decollato anche a cagione delle resistenze non velate della Banca d'Italia. Nel 2009 fu Mario Draghi, allora governatore, a prendere di mira il piano di Tremonti. Un attacco che rientrava nelle frequenti ostilità fra l'inquilino di palazzo Koch e il titolare di via Venti Settembre.

In ogni caso, l'idea non era proprio da buttare e così, Governo e Parlamento, l'hanno rilanciata a maggio. La questione è stata studiata anche dagli esperti del ministro dell'Economia, Vittorio Grilli. Così, con un emendamento approvato al decreto sulle liberalizzazioni prima dell'estate, i prefetti si trovano in mano nuovi, importanti prerogative. Di fatto, i rappresentanti del Governo sul territorio possono denunciare a Bankitalia gli istituti che negano prestiti a imprese e famiglie. Gli esposti vengono inviati tecnicamente all'Arbitro bancario finanziario, un organismo creato a via Nazionale per giudicare le controversie tra istituti e clienti. Alla fine è l'Abf che può inchiodare le banche nei "tribunali" che hanno sede a Milano, Roma e Napoli.

Nei primi cinque mesi di rodaggio, la norma è stata utilizzata a macchia di leopardo in Italia. A dare l'impulso decisivo sarebbe stata, un paio di settimane fa, una circolare inviata dal Viminale a tutte le prefetture. In pratica, il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, ha suonato la carica e all'Abi, la Confindustria del credito, è scattato l'allarme rosso. Non a caso, i vertici dell'Assobancaria il 30 novembre hanno spedito una lettera alle associate proprio per metterle in guardia dai nuovi Robin Hood. Un documento tecnico nel quale in buona sostanza si dice: «Occhio ai prefetti spioni».

I tecnici dell'Abi hanno illustrato dettagliatamente il sistema di denunce messo in piedi nelle prefetture. Sistema che, a giudizio dell'Associazione presieduta da Giuseppe Mussari, pare avere effetti pericolosi per il mondo bancario. La stessa norma, infatti, assegna ai prefetti pure il potere di chiedere spiegazioni «argomentate» alle banche proprio in relazione ai prestiti negati, alle linee di credito tagliate e alle commissioni praticate sui finanziamenti.

Per bussare all'Arbitro di via Nazionale, comunque, non è obbligatorio, per i clienti delle banche, passare attraverso una prefettura. Sta di fatto che il sistema ha enormi vantaggi proprio per i clienti. Due, quelli individuati dalla stessa Abi. I costi, anzitutto: chi presenta istanza al prefetto non è obbligato a versare i 20 euro per le «spese di procedure» previste dal regolamento dell'Abf. Non solo. Il passaggio in prefettura esonera i clienti dal presentare il reclamo alla propria banca. Detto questo, l'istanza al prefetto non rende automatica l'apertura di una causa in Bankitalia né garantisce trattamenti di favore dinanzi ai "giudici".

Di là dalla procedura o dalle valutazioni analitiche, si tratta di una rivoluzione sulla quale la Confindustria delle banche sostiene di avere «perplessità» perché nelle prefetture mancherebbe «la presenza di specifiche competenze e di personale dedicato, in grado di gestire una materia connotata da elevato tecnicismo». Come dire che i funzionari delle prefetture non sanno maneggiare la questioni del credito e le banche corrono il rischio di trovarsi sommerse da una valanga di denunce. Più in generale, Abi guarda di traverso il «riaffacciarsi di una tendenza alla amministrativizzazione del credito che si pone in profonda distonia con la natura imprenditoriale dell'attività bancaria e con i principi del libero mercato e della concorrenza».

 

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