emanuele orsini giorgia meloni confindustria

INDUSTRIALI, SVEGLIATEVI: L’ALLEANZA CON MELONI FA SOLO DANNI! – L’ULTIMA ASSEMBLEA DI CONFINDUSTRIA È STATA L’ENNESIMA OCCASIONE MANCATA PER DARE UNA STERZATA AL RAPPORTO CON IL GOVERNO – GRAN PARTE DEI TAVOLI DI CRISI SI CONCLUDE CON VAGONATE DI CASSA INTEGRAZIONE E L’INTERVENTO NEL CAPITALE DI INVITALIA. SARÀ LA STESSA COSA PER IL CASO DEI LICENZIAMENTI DI ELECTROLUX? – ORSINI E MELONI SI SONO TROVATI D'ACCORDO NELL'ATTACCARE LA BUROCRAZIA EUROPEA, DIMENTICANDO CHE FITTO (FDI) E' UNA DEI VICE PRESIDENTI DELLA COMMISSIONE – LA SCIATTERIA DELL’OPPOSIZIONE CON LA DOPPIA ASSENZA ALL’ASSEMBLEA CONFINDUSTRIALE SIA DI SCHLEIN CHE DI CONTE…

Estratto dell’articolo di Dario Di Vico per “L’Economia – Corriere della Sera”

 

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse1

Gli osservatori della vicenda Electrolux avevano pensato a un favorevole incrocio di calendario: il giorno dopo il tavolo ministeriale si riuniva a Roma l’assemblea nazionale della Confindustria con la partecipazione della premier Giorgia Meloni.

 

Un’occasione dunque per provare a fare qualche ipotesi, qualche passo in avanti nel delineare il tema della «competitività impari» tra Italia e Cina e di conseguenza fare da sponda alla soluzione del conflitto sindacati-Electrolux.

 

Purtroppo però non è stato così: nessuno ha citato la parola Electrolux e nemmeno alluso con evidenza. Ognuno è rimasto nella sua comfort zone: Confindustria che assiste la sua associata svedese (e non può smentirla) e il governo che ha chiesto il ritiro dei licenziamenti.

 

emanuele orsini - assemblea di confindustria - foto lapresse

Le cronache però hanno raccontato di un’ampia concordanza di temi tra il presidente Emanuele Orsini e l’illustre ospite. Alla fine, come è accaduto in varie altre occasioni, la Ue è stato un punching ball tutto sommato facile per entrambi.

 

[...]

 

Quello delle critiche serrate a Bruxelles è un registro che sposta le responsabilità altrove e favorisce la distensione nelle relazioni tra palazzo Chigi e gli industriali, anche se attira su Meloni gli strali dell’opposizione politica.

 

CRESCITA DEL PIL E FIDUCIA DELLE IMPRESE IN ITALIA

Del resto la base imprenditoriale non ama certo le burocrazie europeiste, troppi dossier (dal packaging al Green Deal) congiurano in questa direzione e quindi anche il consenso — sia per Meloni sia per Orsini — in queste circostanze scorre facile.

 

È vero che Orsini ha dedicato enfasi all’analisi dello strapotere cinese nella manifattura parlando di rischi di desertificazione industriale dell’Europa (dal Covid ad oggi, solo per fare un esempio, la produzione industriale tedesca è scesa di 13 punti percentuali), ma non è entrato poi nella modalità construens, quella delle risposte.

 

[...]

 

Il nodo vero che però in qualche maniera emerge dal combinato disposto tra le difficoltà ai tavoli e l’assemblea confindustriale è che l’abbinata Meloni-Orsini funziona fino a un certo punto.

 

giorgia meloni all assemblea di confindustria foto lapresse3

Nessuno può contestare al presidente degli industriali di curare da vicino le relazioni con il governo (sarebbe autolesionistico sostenere il contrario) e del resto gli imprenditori hanno votato alle politiche massicciamente per i partiti della coalizione di governo. Insomma che la Confindustria conti su un governo amico dei suoi vertici e della sua base non può sorprendere più di tanto.

 

Del resto l’opposizione di centro-sinistra proprio in occasione dell’assemblea confindustriale ha dato una prova di sciatteria con la doppia assenza in sala sia di Elly Schlein sia di Giuseppe Conte. Quindi giusto tenere la barra sul governo, ma non fino al punto da mettere a repentaglio l’autonomia di giudizio dei corpi intermedi.

 

Prendiamo tutta la vicenda che ha portato prima agli esodati (!) del 5.0 e poi ai ritardi sull’iperammortamento (ancora non sono arrivati i decreti attuativi). Ci si sarebbe aspettati un piglio diverso nel sostenere le uniche policy orientate alla crescita e all’innovazione, forse anche una mobilitazione della base per esercitare la giusta pressione.

 

emanuele orsini - assemblea di confindustria - foto lapresse

Per far uscire allo scoperto le perplessità del Mef e i contrasti che hanno diviso i ministri Urso e Giorgetti su diversi passaggi del provvedimento caro all’Ucimu e a uno dei settori di punta della specializzazione italiana, le macchine utensili e i robot.

 

Il modello Orsini, invece, non prevede una Confindustria che punta sulle sue articolazioni territoriali e sulla loro vivacità bensì una postura decisamente romana, tutta centrata sul dialogo diplomatico con il governo. E in qualche maniera tutto ciò non permette che l’abbinata con Meloni si trasformi in una vera alleanza per lo sviluppo. Anche se a due sole voci. [...]

 

PROTESTA DEI LAVORATORI DI ELECTROLUX

Ormai siamo al tratto finale della legislatura e forse l’assemblea della Confindustria del 26 maggio era una delle poche occasioni disponibili per dare una sterzata. Che non c’è stata. Ci possiamo accontentare di estendere la Zes — richiesta di Orsini — o di seguire la complessa messa a terra del Piano Casa? La risposta è no.

 

Ma la strada che ci porta dalla crisi odierna alle elezioni politiche è irta di difficoltà e scadenze, non si può pensare di non illuminarla. All’assemblea degli imprenditori si chiedeva questo, non solo di distribuire un cahier de doleances.

 

RAFFAELE FITTO

 

Volenti o nolenti l’esito della vertenza Electrolux sarà comunque un banco di prova per il governo e la Confindustria. Dentro quel dossier ci sono temi di rilevanza strategica: che cosa deve fare la Ue per mitigare l’effetto dell’invasione di merci cinesi, la capacità di Roma di costruire un asse di Paesi volenterosi più sensibili ai temi della manifattura (Polonia, Germania, Francia, Svezia sicuramente) che individui nuove policy, la decisione di adottare o meno dazi seppur temporanei e seppur ristretti ad alcune tipologie di prodotto (lavatrici e frigoriferi, ad esempio).

 

E poi ci sono le politiche nazionali. Molti tavoli di crisi — è stato così per i divani Natuzzi — si concludono con vagonate di cassa integrazione e l’intervento nel capitale di Invitalia. Sarà la stessa cosa per Electrolux?

 

adolfo urso all assemblea di confindustria foto lapresse

Il ministro Urso — che l’opposizione ha tentato di delegittimare chiedendo che il dossier passasse direttamente a palazzo Chigi — giovedì 28 ha tentato di fare la voce grossa proprio a Bruxelles: «L’Industrial Accelerator Act che vuole proteggere l’industria europea non può entrare in vigore tra tre anni. Non troveremo più nulla da tutelare tra tre anni», ha dichiarato.

 

Qualche discontinuità sembra trapelare perché la Ue sta valutando di estendere le misure di protezione della siderurgia anche alla chimica e alle macchine utensili. Il commissario Stephane Sejourné ha denunciato infatti che in questo ultimo settore «un quarto delle imprese cinesi operano sul mercato unico in perdita» ovvero vendendo sotto costo. Forme di protezione saranno previste anche per gli elettrodomestici?

 

ELECTROLUX

I tempi delle decisioni europee sono sempre una scommessa e intanto il tavolo Electrolux è stato riconvocato a Roma per il 15 giugno. E al Mimit pare si stia lavorando sul cosiddetto schema Beko: la soluzione adottata per consentire la ristrutturazione del gruppo turco presente in Italia con più stabilimenti (ex Indesit ed ex Merloni).

 

Lo schema prevederebbe l’accantonamento dei licenziamenti collettivi, un piano di investimenti destinati all’innovazione dei prodotti e all’ammodernamento degli impianti, dimezzamento degli esuberi e impegno del governo a tutelare l’occupazione garantendo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali o attivando strumenti aggiuntivi. Toccherà agli svedesi rispondere e alla Confindustria far valere la sua moral suasion.

ELECTROLUXgiorgia meloni all assemblea di confindustria 2026 2

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