renzi

L’ETRUSCO COLPISCE ANCORA – “MISTER X” PER LA BANCA DELL’ETRURIA – IL “CORRIERE” INZUPPA RENZI: LA SOCIETÀ CHE HA COMPRATO GLI IMMOBILI DELL’ISTITUTO HA TRA I SOCI ANCHE IL PRODUTTORE DELLA BIRRA “AMATA” DAL PREMIER

Mario Gerevini per corriere.it

 

davide serra matteo renzi maria elena boschi davide serra matteo renzi maria elena boschi

Cinquantanove immobili, una banca e sei investitori: il farmacista di Piazza di Spagna, una società romana di consulenza finanziaria, il manager che produce la birra preferita da Matteo Renzi, il palermitano re delle scommesse, la grande cooperativa quotata in Borsa, il mister x «coperto» da una barriera di fiduciarie. ?

 

L’affare «Palazzo della Fonte»

L’operazione «Palazzo della Fonte» era già finita nel mirino della Banca d’Italia durante le ispezioni (2012-2013) alla Banca Popolare dell’Etruria. Poi le carte sono state girate a Roberto Rossi, capo della Procura di Arezzo che a marzo dell’anno scorso ha fatto perquisire dalla Guardia di finanza anche gli uffici di Palazzo della Fonte oltre che le filiali di Roma, Civitavecchia, Firenze e Gualdo Tadino. È uno degli affari più oscuri e controversi della banca appena commissariata. E l’inchiesta dovrebbe essere alle battute conclusive. ?

boschi renzi delrioboschi renzi delrio

 

Obiettivo liquidità

La complessa manovra si chiuse a fine 2012 con il principale obiettivo per l’Etruria di raccogliere liquidità e migliorare i parametri patrimoniali (i cosiddetti ratios). La banca allora guidata da Giuseppe Fornasari (indagato ad Arezzo con altri due dirigenti, gli unici di cui si abbia notizia ad oggi) già arrancava, inchiodata da Bankitalia alla precarietà di un portafoglio crediti gonfio di sofferenze. ?

 

Viene creata così una società consortile, «Palazzo della Fonte», a cui l’Etruria conferisce un pacchetto di 59 immobili (gestione e debito ipotecario compresi) per un valore di mercato di 82 milioni. Il 90% delle azioni ordinarie va a «selezionati partner industriali e finanziari», secondo la definizione della banca.

 

banca etruriabanca etruria

Alla fine l’istituto di Arezzo si trova ancora in tasca il 27% del capitale in azioni privilegiate e l’8% in ordinarie oltre a 75 milioni di liquidità. Così può annunciare «un impatto molto positivo sui ratios patrimoniali (37 punti base)». ?Ma il presupposto è che effettivamente il «pacchetto immobili» sia uscito dal gruppo, dunque deconsolidato.

 

E infatti gli ispettori di Bankitalia, che ormai hanno piantato le tende ad Arezzo, costringono nel 2014 la banca a escludere dal computo del patrimonio di vigilanza gli effetti dello spin off immobiliare del 2012. Non è solo una questione di semplice maquillage «stanato» perché le carte di «Palazzo della Fonte» finiscono in cima al fascicolo aperto in Procura. Tra l’altro l’Etruria è quotata a Piazza Affari. ?

 

Farmacie, birra e scommesse

Ma chi sono gli investitori che hanno preso la maggioranza (tutta in pegno a un pool di banche) del consorzio? Manutencoop, un gigante nei servizi agli immobili, e Methorios, consulenza finanziaria, entrambi quotati in Borsa, i due nomi noti. Poi privati, tutti azionisti tramite le loro holding più o meno schermate da fiduciarie. Come la Finnat intestataria indiretta per conto di Vincenzo Crimi, un impero in farmacie a Roma e provincia compresa quella all’angolo di Piazza di Spagna. ?

 

PIER LUIGI BOSCHIPIER LUIGI BOSCHI

Oppure Matteo Minelli, giovane (34 anni) imprenditore con il centro degli affari a Gualdo Tadino nelle energie rinnovabili. E una passione per la birra che produce con il birrificio Flea. Le cronache locali raccontano che alla cena di autofinanziamento del Pd a Roma lo scorso novembre la birra ufficiale (800 bottiglie) fosse proprio quella di Minelli, «scelta personalmente da Matteo Renzi».

 

Orgoglio locale, forse un po’ esagerato. Da notare che Minelli è stato finanziato dall’Etruria proprio in concomitanza con il suo ingresso nell’operazione Palazzo della Fonte. ?L’eco dell’affare è arrivata anche a Palermo e una quota del 9% circa è stata rilevata da Francesco Ginestra, ex numero uno di Snai, titolare di sale da gioco in Sicilia e presidente dell’Associazione giochi e scommesse.

BOSCHIBOSCHI

 

Resta il mistero sull’ultimo investitore, il titolare della Findi una finanziaria con asset per 75 milioni ma totalmente blindata da fiduciarie. Quattro soggetti apparentemente lontani anni luce dalla realtà locale dell’Etruria, dei suoi immobili e delle sue sofferenze.

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