donald trump xi jinping ue unione europea europa cina

L’EUROPA, IL NANETTO DA GIARDINO DI TRUMP E XI JINPING – LA REAZIONE DA CACASOTTO DEI LEADER UE DI FRONTE AI DAZI DEL TYCOON (ACCETTIAMO I DAZI DEL 10% PUR DI NON FAR ARRABBIARE DONALD) È LA DIMOSTRAZIONE DI DEBOLEZZA DEL VECCHIO CONTINENTE, DOVE OGNI STATO PENSA AL SUO ORTICELLO E CONDANNA L’UNIONE AL FALLIMENTO – CON LA CINA VA PURE PEGGIO: CI SOTTRAE QUOTE DI MERCATO SUI SETTORI IN CUI ERAVAMO FORTE, E CI INONDA DI SUOI BENI CHE NON RIUSCIAMO A PRODURRE – IL RITARDO TECNOLOGICO CON WASHINGTON E PECHINO È ORMAI INCOLMABILE. AVREMMO DALLA NOSTRA LO STATO DI DIRITTO, LA DEMOCRAZIA, LA STABILITÀ E IL MERCATO UNICO, MA NON LO STIAMO SVILUPPANDO (I RAPPORTI DI DRAGHI E LETTA GIACCIONO NEL CASSETTO)

Estratto dell'articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

meme sulla guerra commerciale cina e usa

L’ Europa è stretta in una morsa fra gli Stati Uniti e la Cina, ma non sembra volerlo ammettere a se stessa.

 

L’assenza di qualunque sostanziale reazione allo scivolamento di questi mesi ed anni rischia di passare alla storia come un esempio da manuale di declino strategico; di preferenza da parte di ciascuno dei leader per la difesa (illusoria) del proprio orticello rispetto a una reazione collettiva efficace.

 

Vediamo cosa sta accadendo.

 

L’università di Penn Wharton ha creato un simulatore che stima le entrate del bilancio americano grazie ai dazi di Donald Trump. Ai livelli attuali di circa il 15% in media, ipotizzando che i flussi del commercio si adeguino di conseguenza, nei prossimi dieci anni le tariffe produrrebbero circa 3.200 miliardi di dollari.

 

USA E CINA LOTTANO PER LA CONQUISTA DEL MONDO CON L INTELLIGENZA ARTIFICIALE E L UE PENSA AI TAPPI DI PLASTICA

Coprirebbero così i tagli alle tasse (in gran parte) agli americani più ricchi, imponendo un onere sugli stranieri sotto forma di tasse all’ingresso e sul resto degli americani sotto forma di prezzi più alti dei prodotti esteri.

 

[…]

 

G li Stati Uniti stanno importando beni per 3.200 miliardi di dollari all’anno dal resto del mondo, dunque un dazio medio al 10% (cioè più basso di oggi, ma quattro volte più alto rispetto a gennaio) genererebbe meccanicamente entrate per circa trecento miliardi l’anno e tremila in un decennio: più o meno il costo del «Beautiful Budget Bill» di Trump approvato ieri dal Congresso.

 

Naturalmente non è detto che vada così. Le aziende europee o cinesi potrebbero cercarsi altri mercati, praticare degli sconti, trasferirsi a produrre in America per non pagare i dazi.

DONALD TRUMP CONTRO L EUROPA - VIGNETTA BY ELLEKAPPA

E in ogni caso quei trecento miliardi di dollari in più non bastano certo a un bilancio americano che ne genera duemila all’anno di sempre nuovo deficit e deve finanziarsi o rifinanziarsi per undicimila miliardi all’anno: […] un decimo del prodotto lordo del mondo.

 

[…] Ma ciò che conta adesso è che Trump non vede ragioni di ammorbidire il suo approccio. Anzi. L’economia americana si è ripresa e oggi non rischia più una recessione, Wall Street è risalita grazie ai colossi tecnologici ed è ai massimi.

 

Il presidente sa che ha bisogno di quei soldi, in pratica un’imposta sul valore aggiunto (Iva) questa sì discriminatoria, perché riservata solo al resto del mondo.

 

Dunque affonderà i colpi sull’Europa, perché vede che essa «non ha le carte» — direbbe lui — per ribellarsi. Lo scenario migliore prevede un dazio al 10% su tutto il nostro export, senza reazioni da parte nostra.

 

URSULA VON DER LEYEN E XI JINPING

Ma Trump intuirà rapidamente se può andare più in là: già oggi il dazio sulle auto è al 25%, su acciaio e alluminio al 50% e gli Stati Uniti hanno aperto un’indagine sui presunti comportamenti scorretti del nostro settore farmaceutico.

 

A oggi non sembra probabile che la Casa Bianca si accontenti di un semplice 10% generalizzato. E ai piani alti di Bruxelles si percepisce paura e impotenza: sembra si sia concluso che oggi l’Europa non ha le risorse politiche, tecnologiche, militari e commerciali per affrontare uno scontro con gli Stati Uniti come invece ha fatto la Cina.

 

 

Il quadro con quest’ultima non è molto diverso. L’export tedesco verso la Repubblica popolare per il secondo anno di seguito sta crollando a meno 12%, quello dell’Italia anche, mentre le vendite cinesi in Europa salgono di oltre il 6%.

 

xi jinping donald trump

Al recente Forum della Banca centrale europea a Sintra un’analista della Federal Reserve, Ana Maria Santacreu, ha mostrato cosa succede fra i due grandi blocchi: la Cina è sempre più forte nei settori un tempo dominati dall’Europa — auto, chimica, macchine utensili, robotica, presto anche aeronautica civile —, dunque ci sottrae quote di mercato nel mondo e non compra più i nostri prodotti.

 

Invece l’Europa è sempre più dipendente dalla Cina per i beni ad alta tecnologia, che dal 2017 abbiamo iniziato a comprare dalle sue fabbriche a ritmo crescente.

 

meloni trump g7 canada

Così il ritardo tecnologico indebolisce l’Europa nei rapporti con la prima e la seconda economia del mondo. Avremmo un grande punto di forza, siamo l’unica area del pianeta ormai dove valgono lo stato di diritto, l’imparzialità dei poteri pubblici, la stabilità finanziaria. Ma la stiamo sviluppando?

 

Il rapporto di Enrico Letta sul mercato unico è di più di un anno fa, quello di Mario Draghi sulla competitività è di quasi un anno fa. Tutti ne hanno applaudito i contenuti, eppure per entrambi non si vede neanche l’ombra di un calendario di realizzazione.

 

 I principali governi — Italia inclusa — agiscono spesso in senso opposto alle raccomandazioni di Letta e Draghi. A Bruxelles intanto Ursula von der Leyen ha accentrato più poteri rispetto ai suoi predecessori e si consulta con pochissimi. Anche lei, come gli altri leader, sarà giudicata dai risultati.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

DAGOREPORT – IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…