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L’ITALIA TORNA NEL TRITACARNE SPREAD? - IL DEBITO PUBBLICO NEL 2017 POTREBBE CRESCERE DI 80 MILIARDI: UN’ENORMITÀ ANCHE RISPETTO AGLI ULTIMI ANNI. E CON LA FINE DEL ‘QUANTITATIVE EASING’ DI DRAGHI I TASSI SUI NOSTRI BTP POTREBBERO RICOMINCIARE A CORRERE - A SPENDERE E SPANDERE SONO LE AMMINISTRAZIONI CENTRALI, MENTRE QUELLE LOCALI SONO COSTRETTE ALLA DIETA: IL LORO DEBITO SCENDE

Francesco Bonazzi per Alliance News

 

padoan, ministro dell'economia (d), con il presidente della bce mario draghi padoan, ministro dell'economia (d), con il presidente della bce mario draghi

Il debito pubblico italiano continua a crescere senza incontrare ostacoli e complica la manovra autunnale del governo Gentiloni. Secondo le ultime rilevazioni di Bankitalia, a luglio era aumentato di EUR18,6 miliardi rispetto al mese precedente, toccando l’ennesimo record a quota EUR2.300 miliardi.

 

Quello che più preoccupa, in una giornata in cui l’andamento dello spread sui Bund tedeschi (163 punti base, in calo dello 0,67%) è difficilmente scindibile dagli effetti Corea e terrorismo, è che nei primi sette mesi dell’anno in corso l’incremento del debito è già di EUR50 miliardi.

 

La serie storica degli ultimi anni è impietosa: nel 2016 l’aumento è stato di EUR45 miliardi; nel 2015 di EUR36 miliardi; nel 2014 di EUR67 miliardi. Il rischio per quest’anno, secondo gli esperti del Tesoro, è di arrivare a quota EUR80 miliardi, come nella Prima Repubblica. Roma è ormai di fronte a un incendio indomabile, le cui dimensioni sono sestuplicate dai primi anni Ottanta a oggi.

 

“La situazione non è esplosiva solo perché ci sono i tassi bassi, ma adesso che finisce il QE di Mario Draghi e riprende l’inflazione, che succede all’Italia con un rialzo dei tassi?”, domanda un economista vicino a Bankitalia. E quando ci sono bond sovrani che danno interessi negativi, nonostante un Pil in crescita media del 2%, c’è anche il rischio che siamo in presenza di una bolla che riguarda anche Paesi con finanze ben più solide dell’Italia.

draghi padoan 2draghi padoan 2

 

Scomponendo i dati di Via Nazionale, si nota che a spendere e spandere sono le Amministrazioni centrali dello Stato, con un aumento del debito pari a EUR19 miliardi, mentre quelle locali proseguono nella loro dieta, con il loro debito che a luglio è sceso di EUR0,4 miliardi.

 

I mercati sono ovviamente preoccupati perché l’Italia va alle elezioni nella prossima primavera e questo significa che il governo subirà forti pressioni dal Pd guidato da Matteo Renzi, ansioso di tornare a Palazzo Chigi, per allargare i cordoni della borsa. Entro fine anno, poi, si vedrà come reagiranno i Btp alla fine del sostegno voluto dalla Bce con la sua politica espansiva, che ha consentito l’acquisto in massa di titoli del debito pubblico.

 

Molti titoli, poi, negli ultimi anni sono finiti in pancia alle banche italiane, con conseguente calo dell'esposizione estera al rischio Italia, ormai arrivata al 50%. Per la sovranità di Roma sarà forse una buona notizia, ma è un dato che riflette in modo impietoso il giudizio internazionale sul Paese e la capacità italiana di attrarre investimenti esteri in un quadro di disoccupazione al 13%.

 

RENZI E GENTILONIRENZI E GENTILONI

Oggi il rendimento dei titoli a 10 anni del Tesoro americano è al 2,193% e quello del Btp con medesima scadenza è addirittura inferiore: 2,127%. Che cosa succederà quando il programma di QE finirà è davvero qualcosa che dovrebbe turbare i sonni dei governanti italiani.

 

Il ministro Pier Carlo Padoan si sforza di mantenere l’ottimismo, perché il deficit è in calo e la flessibilità ottenuta da Bruxelles, preoccupata da un’eventuale vittoria di Cinque Stelle e Lega Nord e grata all’Italia per come si sta sobbarcando l’eterna emergenza migranti, consentirà di evitare un Def “lacrime e sangue”.

 

In particolare, non scatteranno le clausole di aumento dell’Iva da EUR18 miliardi, che sarebbero assai impopolari e deprimerebbero ulteriormente una domanda interna stagnante. Ma Padoan, parlando con i colleghi di governo, non si stanca di ripetere che “non dobbiamo abbassare la guardia”.

 

Il problema è che poi, ogni mese, arrivano questi dati sul debito pubblico che cresce senza freni e se ne ricava che la guardia, consapevolmente o meno, è stata abbassata.

 

Da lunedì prossimo, la nota di aggiustamento al Def sarà discussa in sede di Consiglio dei ministri. Padoan, fino a ieri, era convinto di andare da Gentiloni con “un debito pubblico in diminuzione”, e invece ecco questi EUR18,6 miliardi in più da affrontare. Si parla di una manovra da 20-24 miliardi, ma molto dipenderà anche da Bruxelles e dalle elezioni tedesche in arrivo, un evento poco favorevole per chi, a Sud, chiede meno austerità.

 

Quel che conta però, atteso che il Paese è ampiamente solvibile anche solo per merito del suo elevato risparmio privato, è il segnale internazionale di scarsa disciplina finanziaria.

 

ignazio viscoignazio visco

“Restiamo percepiti come uno dei fattori di rischio principali a livello europeo”, spiega un ex ministro economico del Centrodestra, tornato all'insegnamento. Che aggiunge: “Silvio Berlusconi aveva perso credibilità, nell’estate del 2011, ma ha lasciato il debito pubblico sotto quota due miliardi”. Per la precisione a EUR1.900 miliardi.

 

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