SU LUXOTTICA NON CI SI VEDE CHIARO - VA AVANTI L’INCHIESTA SUL GRUPPO DI DEL VECCHIO PER ELUSIONE FISCALE DI 55 MLN € - LA GUARDIA DI FINANZA CREDE CHE ALCUNI PRODOTTI SIANO STATI VENDUTI ALL’ESTERO A UN PREZZO INFERIORE COSÌ DA RIDURRE L’IMPONIBILE IN ITALIA - MA I DIRIGENTI DELL’AZIENDA, ALCUNI DEI QUALI SONO INDAGATI, RESPINGONO LE ACCUSE: SI TRATTA DI OPERAZIONI LEGALI SENZA “ALCUNA CONVENIENZA FISCALE”...

Carlo Festa per "Il Sole 24 Ore"

Accelera l'inchiesta che coinvolge il gruppo Luxottica per presunta elusione fiscale di alcuni milioni di euro: secondo l'agenzia Ansa si tratterebbe di 55 milioni di euro.

Ieri è infatti trapelato che la Guardia di Finanza di Belluno ha effettuato il 14 gennaio scorso perquisizioni e acquisizioni di documenti negli uffici della sede di Luxottica ad Agordo nell'ambito del fascicolo aperto dalla Procura veneta per presunta dichiarazione infedele. Sono stati così acquisiti faldoni di documenti contabili su mandato del procuratore Antonio Bianco, che ha aperto un fascicolo per approfondire l'accusa.

Per la vicenda sarebbero indagati, in quanto atto dovuto in tutti questi casi, alcuni dirigenti in carica all'epoca dei fatti: tra cui l'amministratore delegato di Luxottica Andrea Guerra e Marco Vendramini, già direttore amministrativo del gruppo di Agordo.

L'indagine nasce da un controllo e successiva contestazione da parte dell'Ufficio delle Entrate bellunese in merito alle dichiarazioni del 2007 di una delle società del gruppo: il sospetto del Fisco è che i prodotti siano stati venduti a controllate estere di Luxottica a un prezzo inferiore al dovuto al fine di ridurre l'imponibile in Italia.

La segnalazione è stata quindi trasmessa alla procura bellunese al pm Bianco che ha incaricato le Fiamme gialle di svolgere gli accertamenti.

Più nel dettaglio, il meccanismo contestato dal Nucleo di Polizia tributaria, guidato dal maggiore Francesco Sodano, si baserebbe su un uso non corretto del cosiddetto transfer pricing, ovvero la determinazione di un «prezzo adeguato al valore» di prodotti venduti a società dello stesso gruppo operanti in Stati diversi.

Un prezzo che talvolta può diventare «di favore», se inferiore a quello reale del mercato, e quindi si può trasformare in una tecnica di elusione fiscale. Questa tecnica viene utilizzata spesso da imprese multinazionali per spostare «volumi imponibili» da un Paese all'altro.

Non si è fatta attendere la difesa di Luxottica, che ha dichiarato di aver «sempre adottato e applicato una politica di transfer pricing nel totale rispetto dei vigenti principi di legge e delle più avanzate linee guida dettate al riguardo dall'Ocse. Tra l'altro, viene fatto notare dal gruppo di Agordo, i rilievi del Fisco riguardano «ordinarie operazioni commerciali di esportazione della società manifatturiera Luxottica verso le sue filiali localizzate in tutti i principali mercati del mondo» e dunque «ordinarie operazioni di vendita dei prodotti all'interno del gruppo» e non «operazioni straordinarie o aventi come controparti soggetti localizzati in Paesi a fiscalità privilegiata, o ancora ipotesi di estero vestizione».

Inoltre - continua il gruppo guidato da Guerra - «i prodotti sono venduti a filiali residenti di regola in altri Paesi membri dell'Ocse e comunque in Paesi a fiscalità ordinaria con operazioni per le quali non sussiste dunque alcun profilo di convenienza fiscale». Per questa ragione appare «davvero impensabile - sostiene Luxottica - ravvisare un intento di uso distorto del transfer pricing che possa assumere rilevanza sanzionatoria».

Le contestazioni del Fisco, che segnalando alla magistratura la sospetta elusione ha ottenuto in extremis il raddoppio dei termini per chiudere l'accertamento, riguardano solo una piccola parte (circa il 4%) delle vendite intercompany di Luxottica che da bilancio ammontano a più di 1,3 miliardi di euro.

 

DEL VECCHIO Luxotticaandrea guerra luxottica jpegANDREA GUERRA

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